Sollecito vuole tornare libero.I suoi legali puntano alla scarcerazione

L’ultima telefonata di Meredith è qualche minuto dopo le 22. Ma a quell’ora la studentessa inglese poteva essere già morta, quindi a inviare la chiamata per errore potrebbe essere stata la stessa studentessa per sbaglio o l’assassino che poco dopo si disfece dei telefonini della sua vittima visto che il cellulare aggancerebbe la cella di casa di Elisabetta Lana (nel cui giardino furono abbandonati i telefoni)

Perugia, 10 ottobre 2008 – L’ultima telefonata di Meredith è qualche minuto dopo le 22. Ma a quell’ora la studentessa inglese poteva essere già morta. Dal suo cellulare inglese parte, per pochi secondi, la telefonata ad una banca inglese. Inizia con la ‘A’ ed è il primo numero in rubrica: se fosse stata Mez a digitarlo volontariamente avrebbe anteposto al numero in agenda il prefisso per il Regno Unito.Quindi a inviare la chiamata per errore potrebbe essere stata la stessa studentessa per sbaglio o l’assassino che poco dopo si disfece dei telefonini della sua vittima visto che il cellulare aggancerebbe la cella di casa di Elisabetta Lana (nel cui giardino furono abbandonati i telefoni). Quest’ultima è l’ipotesi avanzata dalla difesa di Raffaele Sollecito – Giulia Bongiorno, Luca Maori e Marco Brusco – in una consulenza tecnica depositata agli atti dell’udienza preliminare e che mira soprattutto ad attenuare gli indizi di colpevolezza a sostegno della richiesta di scarcerazione che i legali faranno al gip il 24 ottobre, al termine dell’arringa difensiva.

Secondo i legali di Sollecito quindi Meredith potrebbe essere stata uccisa prima delle 23, ora indicata dal medico legale: un elemento che restringerebbe i tempi del delitto ma non scagionerebbe i presunti fidanzatini diabolici Raffaele e Amanda. L’ultima a vedere i presunti assassini è Jovana Popovich poco prima delle 20.40 quando suona il campanello dell’appartamento di Raffaele e parla con Amanda. Alle 21.17 la Postale stabilisce che i due finiscono di vedere ‘Il meraviglioso mondo di Amelie’. Poi niente più.

Fino alle 23.23-30. A quell’ora Antonio Curatolo, un barbone già testimone fondamentale di un altro omicidio (quello in via delle Cantine) giura di averli visti. “Sono senza fissa dimora e vivo nei pressi dell’edicola dei giornali di Piazza Grimana, poco distante da Via della Pergola. La sera del primo novembre ricordo che stavo seduto su una panchina, avendo di fronte a me l’Arco Etrusco e alla mia destra l’Università per Stranieri. Da quel punto, io potevo vedere tutta la zona compresa tra Via Pinturicchio e l’Università per Stranieri, da sinistra a destra. Io stavo leggendo una rivista come faccio sempre, quando, ad un certo punto, verso le 23 – 23,30, ho visto, alla mia sinistra, un ragazzo e una ragazza che avevo visto altre volte anche nel bar “Franco” di Piazza Grimana. I due giovani erano Amanda Knox e Raffaele Sollecito.

Li avrei rivisti più volte nei giornali nei giorni successivi e avrei letto i loro nomi che quella sera, però, non conoscevo. I due erano vestiti di scuro, comunque con colori non vivaci e, di tanto in tanto, Raffaele si affacciava su una ringhiera di ferro e osservava di sotto, verso Via della Pergola, come se stesse aspettando qualcuno. Anche la ragazza si avvicinava alla ringhiera, poi i due ritornavano seduti sul muricciolo del campetto di basket che si trovava alla mia sinistra e dove avevo visto giocare Rudi, il ragazzo di colore che è stato, poi, arrestato”.

Un’altra testimonianza che contraddice gli imputati. Dicono di essere rimasti a casa. Di aver dormito fino alle 10 di mattina del 2 novembre. I loro cellulari erano spenti. Quello di Amanda riceve un sms alle 20.35 da Patrick Lumumba. Quello di Raffaele è muto dalle 21. Verrà riacceso alle 6.02 quando arriva l’sms che lo informa della chiamata del padre della sera prima. A quell’ora qualcuno è sveglio. Se alle 5.32 una mano clicca sul computer per ascoltare un pò di musica.

Un'”interazione umana” la descrive nella consulenza la polizia postale che ha stabilito come Sollecito quella notte non si collegò ad Internet. Si torna in aula il 18 ottobre davanti al gup Paolo Micheli per la requisitoria dei pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi pronti a chiedere la condanna di Rudy Guede (difeso dagli avvocati Biscotti e Gentile) e il rinvio a giudizio di Amanda (difesa dall’avvocato Luciano Ghirga) e Raffaele.

La Nazione Erika Pontini 10 ottobre 2008

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