TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA.No ai domiciliari per la Franzoni

Bologna: “inammissibili” le istanze di Anna Maria per permessi di lavoro esterni e detenzione domiciliare.

COGNE: FRANZONI DIFFAMO’ PROCURATORE, GRAVE PERCHE’ IN TV, CONDANNATA  A TRE MESI

ROMA, 7 OTTOBRE 2008 – Anna Maria Franzoni deve restare in carcere. E’ quanto ha stabilito il presidente del Tribunale di sorveglianza di Bologna, Francesco Maisto dichiarando inammissibili le istanze presentate dai legali della mamma del piccolo Samuele per la concessione di permessi di lavoro esterni e detenzione domiciliare.

La Franzoni sta scontando nel carcere della Dozza di Bologna la condanna a 16, ridotti a 13 per effetto dell’indulto, per l’omicidio del figlio Samuele.

Nonostante la decisione di Maisto, comunque, gli psichiatri nominati a suo tempo dal giudice Riccardo Rossi proseguono il loro lavoro di valutazione della Franzoni per accertare se la donna è adeguata a svolgere le funzioni genitoriali e se l’attuale situazione di detenzione della madre può avere o meno dei pregiudizi sui suoi due figli Davide e Gioele. Gli psichiatri Renato Ariatti e Giovanni Battista Camerini incontreranno la Franzoni per l’ultima volta il prossimo 22 ottobre e se non ci saranno altre richieste entro la prima metà di novembre depositeranno la loro perizia.
17:58 COGNE: FRANZONI DIFFAMO’ PROCURATORE, GRAVE PERCHE’ IN TV

 (ANSA) – MILANO, 7 OTT – Anna Maria Franzoni è stata condannata a tre mesi di carcere, pena sospesa, e al pagamento di 10mila euro di danni per la diffamazione del procuratore di Aosta, Maria Del Savio, anche per “il prescelto contesto di esternazione, avente massima potenzialità diffusiva”, cioé la trasmissione televisiva ‘Porta a Porta’.

Lo si legge nelle motivazioni alla sentenza del 12 marzo scorso, che, per contro, spiegano come nell’intervista rilasciata a Bruno Vespa nel novembre 2004 “vanno considerati gli interventi del conduttore televisivo, pronto a prendere le distanze e tali da offrire all’ascoltatore ulteriori motivi di riflessione”. Nella lunga intervista, Anna Maria Franzoni accusava la Procura di Aosta di “coprire la verità”, “difendere l’assassino”, frasi “espressamente collegate – si legge nelle motivazioni alla sentenza – a una precisa volontà: ‘fa di tutto… pur di… dar la colpa a me'”. Secondo il giudice della Decima sezione penale di Milano, Patrizia Lacaita, “indubbia è la portata offensiva dell’onore e della reputazione di Del Savio delle frasi in esame, senza che possa essere ravvisata l’esimente del diritto di critica”. (ANSA).

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