Intercettazione ambientale di marzo:Raffaele Sollecito preoccupato per Amanda Knox: «Ho dei rimorsi di coscienza, mi sento male»

 

La stanza del delitto

ROMA (25 settembre) – Domani Amanda Knox e Raffaele Sollecito si ritroveranno in aula, davanti al Gup di Perugia, nell’udienza preliminare per il processo sull’uccisione di Meredith Kercher. Sarà la prima volta dal 6 novembre scorso, giorno in cui furono arrestati. In questi mesi, tra loro, ci sarebbero stati solo contatti sporadici. Lui il 9 luglio le fece avere un mazzo di fiori con gli auguri per i 21 anni compiuti quel giorno. Lei è stata rinchiusa nel carcere di Perugia, lui in quello di Terni. Nelle udienze del riesame sono satti tenuti lontani. Sollecito il 16 settembre non si è presentato all’inizio dell’udienza preliminare, mentre Amanda Knox è intervenuta, insieme a Guede, che ha accusato lei e il fidanzato di essere stati presenti nella casa del delitto.

L’intercettazione ambientale. Questa sera il Tg5 ha trasmesso l’intercettazione ambientale di un colloquio del marzo scorso tra Sollecito e il padre, durante il quale il ragazzo si mostra preoccupato per la sua fidanzata di allora. «Ho il desiderio di sapere come sta», dice Raffaele riferendosi ad Amanda. Il padre lo rassicura dicendogli, tra l’altro che nei confronti di Amanda gli investigatori «non hanno niente, hanno meno di te. Nei tuoi confronti si sono inventati il Dna sul gancetto. Nei confronti di Amanda – dice – non hanno proprio niente». «È difficile spiegare, ho dei rimorsi di coscienza, mi sento male», dice ancora Raffaele. Ma il padre lo rassicura: «Il rimorso non deve esistere. Pensavi che era uscita – dice riferendosi ad Amanda nella notte dell’omicidio – poi hai pensato che era sempre con te, poi che era uscita, poi non ricordi».
Il messaggero 25 settembre 2008

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One thought on “Intercettazione ambientale di marzo:Raffaele Sollecito preoccupato per Amanda Knox: «Ho dei rimorsi di coscienza, mi sento male»

  1. La poliziotta: ma sono sempre gli adulti a condurre il gioco
    di Maria Lombardi
    ROMA (23 settembre) – «Una ragazzina può anche usare atteggiamenti erotici, può essere ammiccante, ma è una maschera che indossa senza sapere quello che fa. Si difende, imitando gli adulti». Maschere che consentono agli adolescenti di esplorare il mondo, e il loro mondo è il web. «Dapprima sono incontri schermati dalla tecnologia», spiega Elvira D’Amato, responsabile del centro nazionale contrasto pedofilia on line della polizia postale. «I minori nella rete si sentono protetti da ogni rischio, il pericolo è che poi questi incontri nelle chat man mano si umanizzano e diventano sempre più intimi».
    E’ vero che sempre più ragazzine adescano sulle chat o sui social network uomini più grandi?
    «Bisogna fare attenzione ai termini che si usano. L’adescamento è sempre impari data la differenza di età. La Cassazione ha qualificato come prostituzione anche l’invio di una foto che mostra una parte del corpo in cambio di una ricarica telefonica. Ma la legge non punisce la ragazzina. Insomma, il gioco non è mai nelle mani degli adolescenti, anche se a volte può sembrare così. Certo, ci sono anche casi limite, come quello della tredicenne che ricattava il pedofilo: se non mi fai la ricarica del telefonino, gli diceva, ti denuncio. Ma si tratta, appunto, di un caso».

    Cosa accade allora?
    «Gli adolescenti usano la rete per esibirsi, per mettersi in mostra. Usano nomi fasulli, e così si sentono al sicuro, ma poi svelano completamente il loro corpo, danno indicazioni ben precise sulla loro identità: frequento questa scuola, ho questi amici, vado in questi locali. Pur mantenendo l’anonimato, pian piano si svestono. E allora cominciano a crearsi le complicità, si cercano le affinità. Dall’altra parte ci può essere il quarantenne che finge di avere vent’anni o anche di essere un coetaneo. Vinte le resistenze iniziali, si inizia a parlare di sesso, a scambiarsi foto porno, a conoscersi e spogliarsi davanti alla web-cam. Dalla fase della complicità, si passa così alla fase dell’omertà: non parlarne con nessuno, questo è un nostro segreto».

    Con quale frequenza dal contatto virtuale si passa a quello reale?
    «Svelandosi gli adolescenti si espongono al pericolo dell’incontro reale che non è nelle loro capacità nè interpretare, né gestire. E’ frequente che si passi dalla conversazione nella chat all’appuntamento, direi che c’è una escalation in questo senso. I rapporti on-line creano dipendenza, a volte diventano ossessivi, il più grande domina sempre. Spesso gli adescatori, una volta che hanno catturato l’attenzione e suscitato la curiosità anche sessuale degli adolescenti, diventano martellanti, arrivano a fare anche dieci telefonate al giorno. Ma al tempo stesso sono rassicuranti, fanno sì che l’incontro avvenga con naturalezza senza che i ragazzi temano nulla. Noi ci fermiamo qui, interveniamo per far sì che l’incontro non si realizzi».

    I genitori possono far qualcosa?
    «Non possono censusare i figli e impedire loro di usare il pc, ma di sicuro devono vigilare e chiedere: cosa stai facendo? Con chi chatti? Cosa hai messo nel tuo blog?».

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