Prete nei guai per foto osé con cittadino rumeno. Procura indaga

VERBANIA – 11/09/2008

Come avrebbe potuto fare un gesto altruistico, con l’offerta di un pasto caldo e di una doccia per ripulirsi, e allo stesso tempo aggredire? E come avrebbe fatto, invece, la presunta vittima di una violenza sessuale a diventare estorsore? Tutte domande a cui, da qualche giorno a questa parte, sta cercando di dare risposte la procura e su cui sta lavorando, con il massimo riserbo, il sostituto Fabrizio Argentieri.

Protagonisti della vicenda (che in città, e non solo, sta facendo parlare non poco) sono un prete residente ad Arizzano e un rumeno, G.B., tra i 25 e i 35 anni, sposato, con 5 figli, di cui quattro in Romania, domiciliato nel torinese, ma “ospite”, nei giorni scorsi, della stazione ferroviaria di Fondotoce. I fatti si sarebbero verificati non più tardi di una decina di giorni fa e la storia sarebbe incominciata quando il prete, impietosito dal rumeno intento a domandare l’elemosina per le vie di Pallanza, lo avrebbe invitato a consumare un pasto caldo e a fare un bagno nella casa parrochiale.

Da lì, secondo le accuse e la denuncia del sacerdote, si sarebbe innescato il piano dell’ospite, ovvero ricattare il prete. Lo avrebbe fatto dicendogli di avere una serie di fotografie scattate con il cellulare durante attengiamenti intimi fra loro, e che sarebbe stato pronto a diffonderle se non gli fossero stati consegnati 500 euro. Ecco, quindi, la denuncia del religioso che, in accordo con i carabinieri della stazione di Premeno, ha partecipato alla trappola tesa in un bar di Intra. Colto, così, in flagranza di reato (tesi che il difensore dell’uomo ha contestato perché a suo dire «si è trattato di un incontro costruito») il presunto estorsore è stato arrestato e condotto nella casa circondariale di Pallanza.

E’ stato in carcere, durante l’interrogatorio di venerdì scorso, che il rumeno, difeso dall’avvocato Clarissa Tacchini, ha sporto denuncia contro il prete, accusandolo di violenza sessuale. Violenza che – a detta dell’immigrato – si sarebbe ripetuta per due volte e che davanti a un rifiuto si sarebbe poi trasformata in minaccia di morte. Secondo l’aggredito, infatti, il sacerdote avrebbe detto di tenere una pistola in casa.

E ancora, in un secondo momento, ci sarebbe stata un’offerta di denaro del “don” in cambio della partenza del rumeno dall’Italia, ma soprattutto del suo silenzio.

A quel punto l’idea della presunta vittima di violenza di far partire il ricatto: 500 euro in cambio delle fotografie.

Saranno, tra le altre cose, i tabulati telefonici dei cellulari dei due protagonisti della vicenda, i cui risultati saranno a disposizione dell’avvocato difensore tra una decina di giorni, a fare ulteriore luce sui fatti. Chi ha chiamato chi, dunque? Reali, invece, a quanto pare risulterebbero le fotografie “catturate” dal cellulare del rumeno che riprenderebbero i due in “atteggiamenti inequivocabili” dentro la vasca da bagno della casa parrocchiale. La presunta vittima, obbligata a certe prestazioni, con la scusa di una telefonata in arrivo della moglie sarebbe riuscita a entrare in possesso del cellulare e a procurarsi gli scatti proibiti. Come detto, dal carcere l’accusato avrebbe sostenuto la tesi di continue telefonate e minacce che lo avrebbero indotto all’estorsione.

Intanto, il numero di telefono della casa parrocchiale, contattato più volte, pur risultando libero continua a suonare (comprensibilmente) invano. Nessuna smentita, invece, arriva dagli ambienti ecclesiali.

Un altro fulmine a ciel sereno, dunque, quello che sta colpendo gli ambienti religiosi cittadini.

Un colpo al cuore della Chiesa che arriva a pochi anni di distanza da un altro spiacevole episodio che interessò un prelato veneto in servizio a Baveno (aveva però trovato ospitalità a Vignone), accusato di navigare su siti internet pedopornografici. Poi la questione trovò la parola fine con l’allontamento del sacerdote dal territorio, a causa – si disse – dei disagi psichici di cui sarebbe stato vittima.

Questa volta, invece, si rimane in attesa del giudizio nei confronti dello straniero e di capire quale potrebbe essere stato il vero ruolo dei protagonisti della storia “vietata”.

Ecorisveglio Tiziana Amodei 25 settembre 2008

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3 thoughts on “Prete nei guai per foto osé con cittadino rumeno. Procura indaga

  1. Pedopornografia/ Maxi sequestro in tutta Italia: 30 indagati
    Operazione della Polizia postale in 13 Regioni
    postato 11 ore fa da APCOM
    Roma, 25 set. (Apcom) – Ingente sequestro di materiale pedopornografico da parte della Polizia postale che sta eseguendo controlli e perquisizioni in 13 Regioni italiane tra cui Emilia Romagna, Calabria e Sicilia. Sono 30 le persone indagate nell’ambito di un’inchiesta sullo scambio di immagini pedopornografiche. I dettagli dell’operazione saranno illustrati domani a Bologna, alle ore 12, in una conferenza stampa.

  2. Minori: i segnali di abusi subiti
    Stefano Vicari: se studiati aiutano a risalire a tipo trauma
    postato 12 ore fa da ANSA

    (ANSA) – ROMA, 25 SET -Ansia, iperattivita’, ma anche problemi di memoria:sono i disturbi che piu’ di frequente restano come segnale di un abuso subito dai piccoli. La violenza sia vista (per esempio tra genitori),che vissuta in prima persona (80% degli abusi si consuma in famiglia) lascia cicatrici profonde.Induce cosi’ diverse e specifiche reazioni nel bambino che,se studiate, possono aiutare a risalire al tipo di trauma, ha spiegato Stefano Vicari, neuropsichiatria dell’Ospedale Bambin Gesu’ di Roma.

  3. …della serie…meglio tardi che mai!!!
    Sicilia/ Messina, 60enne in carcere per atti sessuali con minore
    Per il fatto, avvenuto nel 2000, passerà oltre tre anni recluso
    postato 53 min fa da APCOM
    Roma, 29 set. (Apcom) – E’ di atti sessuali con un minore di 14 anni l’accusa che ha portato in carcere I.G., un 60enne di Messina, arrestato dai carabinieri. Il reato è stato commesso il 25 agosto del 2000 e il 60enne è stato riconosciuto colpevole dal tribunale di Messina. L’uomo dovrà scontare nel carcere del capoluogo siciliano ‘Gazzi’ una pena di tre anni, cinque mesi e 21 giorni di reclusione.

    I militari della stessa compagnia hanno fermato un altro messinese per non aver osservato i provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

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