Scafati, abusi tra minori: «Mi ha costretto a fare un gioco proibito»

DANIELA FAIELLA Angri. Potrebbe riservare nuovi inquietanti sviluppi, già a partire da domani, l’inchiesta scattata venerdì sul presunto abuso sessuale che Mario (nome di fantasia), un bambino di appena 9 anni di Angri, avrebbe subìto da un amico e parente di 5 anni più grande. I carabinieri della stazione di Angri hanno trasmesso, venerdì sera, al sostituto procuratore di turno del tribunale per i minorenni di Salerno, Pierina Consoli, tutta la documentazione relativa alla triste vicenda: la cartella clinica di Mario, con il referto che attesta la presenza di una lesione cicatrizzata nella zona anale, e le testimonianze dei genitori di entrambi i bambini, dei familiari, di quanti hanno potuto fornire elementi utili per ricostruire i fatti. Già domani il magistrato inquirente potrebbe convocare nuovamente a Salerno le due famiglie, ascoltare i due ragazzini e disporre inoltre l’intervento di assistenti sociali e personale esperto, che saranno incaricati di seguire sotto il profilo psicologico i due minori e di esaminare da vicino i rispettivi nuclei familiari, vissuti da sempre in quella zona della periferia angrese di Fondo Messina, occupata dai prefabbricati. Priorità massima sarà sicuramente garantita ai due piccoli protagonisti dell’inquietante vicenda, Mario, l’abusato, ed il presunto violentatore 14enne, che chiameremo Antonio. Compagni di giochi, tra l’altro imparentati, entrambi vittime di una società perversa, segnata spesso dall’ignoranza, dalla paura, ed oggi costretti ad affrontare e superare un disagio più grande di loro che li segnerà per la vita. Non è indagato Antonio perché quando, circa due mesi fa, sarebbe avvenuto l’abuso non aveva ancora compiuto i 14 anni. Sarebbe stato lui, quel giorno, secondo la versione di Mario, a costringere quest’ultimo a seguirlo in un prefabbricato abbandonato di Fondo Messina per fare quel “gioco proibito”. Lo ha raccontato più volte il piccolo di 9 anni, sia ai genitori, che sembra non avessero mai dato peso a quella incredibile storia, sia ai medici del pronto soccorso del Mauro Scarlato di Scafati dove le mamme dei due bambini si sono recate, giovedì pomeriggio, perché convinte da uno zio in comune ad approfondire quella “questione” sottoponendo il piccolo Mario ad un controllo medico. Intanto un nuovo inquietante elemento emergerebbe dalla testimonianza che uno dei familiari ha fornito rispetto alla vicenda raccontando che Antonio, proprio nel corridoio del pronto soccorso dell’ospedale di Scafati, esasperato dalle continue domande, avrebbe ammesso di aver fatto “quel gioco” con Mario. «Non portatemi in galera, vi prego», avrebbe detto mentre, in una stanza, lontano da lui, la pediatra di turno stava visitando il suo amichetto e parente. Una versione non confermata, successivamente, né da Mario né dagli altri parenti e familiari che, giovedì pomeriggio, erano al pronto soccorso del Mauro Scarlato in attesa del responso della pediatra. Un responso che nessuno si aspettava e che ha indotto gli stessi medici ad ipotizzare una violenza sessuale e a richiedere, pertanto, subito l’intervento dei carabinieri. «È una storia incredibile, assurda – commentava ieri mattina la signora Rosalba, residente proprio nelle vicinanze di Fondo Messina ad Angri – Che colpa hanno questi ragazzini? Penso siano solo vittime di un ambiente familiare e sociale gretto, degradato, inadeguato. Oggi non è facile crescere ed educare i figli, soprattutto quando si è costretti a vivere in condizioni disagiate ma i genitori hanno l’obbligo di garantire ai propri figli di crescere in un ambiente familiare sano e sereno, seguendoli, assistendoli costantemente, e le istituzioni devono svolgere un’azione di controllo per prevenire drammi del genere, intervenendo laddove risulti necessario, prima che sia troppo tardi».

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