Kenya/ Anziano italiano in carcere per pedofilia: sono vittima estorsione

L’uomo di 75 anni è gravemente malato

Roma, 22 set. (Apcom) – Un cittadino italiano di 75 anni è stato condannato da un tribunale di Malindi, Kenya, a cinque anni di prigionia per adescamento e molestie nei confronti di due ragazzini. Medardo Caretta, architetto di Alba, Piemonte, si proclama innocente e accusa di essere stato vittima di un tentativo di estorsione. A raccontare la sua storia è la figlia Daniela – raggiunta dall’Apcom – in questi giorni in Kenya dove ha potuto rivedere il padre in prigione. “Non so quanto tempo mio padre potrà resistere in queste condizioni. E’ malato da sempre, ha un’infisema polmonare, un’ischemia al cuore e il colesterolo altissimo. Pesa 50 chilogrammi e al momento è nutrito con una patata bollente al giorno” ha raccontato la figlia del professionista ora in pensione, residente in Kenya dal 1993 insieme alla moglie.

Caretta è stato condannato dalla corte di un tribunale di Malindi il 25 agosto scorso: caricato dalla polizia è stato trasportato nel carcere della città. Successivamente Caretta è stato trasferito nell’infermeria del carcere di Mombasa, dove è tuttora ammanettato al letto. Venerdì scorso la figlia ha potuto vederlo per dieci minuti alla presenza di un interprete che ha tradotto all’istante la conversazione. “Ho dovuto portare una bottiglia perché i guardiani non lo aiutano neanche per andare in bagno. Volevo lasciargli un pacco di biscotti ma non me lo hanno permesso. Ho potuto lasciargli appena una maglietta e dei pantaloni”.

I fatti, in base alla ricostruzione del corrispondente dall’Africa del Corriere della Sera Massimo Alberizzi – che sta seguendo la vicenda -, risalgono al 2004 quando due ragazzini, John e Brian, si presentano davanti alla casa di Malindi di Caretta per chiedere l’elemosina. L’architetto afferma di aver dato loro l’equivalente di un paio di euro mentre l’accusa sostiene che i due sono stati trascinati in casa e qui sottoposti a abusi sessuali. La denuncia della polizia prevede il reato di sodomia, accusa da cui Caretta viene prosciolto. Nello stesso giorno in cui gli viene notificata la denuncia, l’architetto riceve la visita della madre di un dei due bambini la quale davanti ai poliziotti spiega di essere disposta a ritirare la denuncia in cambio di cinquemila euro. Caretta rifiuta, viene portato in carcere dove passa la notte e poi esce su cauzione.

Qualche giorno dopo scatta però un’altra denuncia, stavolta per adescamento e molestie: le prove contro Caretta sono povere e frammentarie, le testimonianze fornite sono contraddittorie e i referti medici presentati sono piene di aggiunte a penna che aggravano i presunti abusi subiti dai due bambini.

Il processo a carico di Caretta viene rimandato decine di volte, alcuni procuratori rinunciano al mandato e Caretta nel 2007 torna in Italia per sottoporsi ad un intervento di ernia e poi torna in Kenya. Il 25 agosto scorso la condanna.

“Se spostano mio padre dall’infermia con i detenuti comuni avrà le ore contate” ha detto Daniela, aggiungendo: “Sono in contatto con l’ambasciata italiana, ma dal ministero degli Esteri italiano non ho saputo nulla”.

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