Rudy, scontro fra testimoni al processo. I legali chiedono l’assoluzione

Il rito abbreviato si preannuncia un possibile scontro fra i testimoni. Il 26 (Raffaele, martedì assente, ha annunciato che ci sarà) saranno ascoltati i primi tre, il 27 invece è prevista la deposizione della dottoressa Stefanoni, la biologa della Scientifica, chiamata a deporre direttamente dal giudice

Perugia, 18 seteembre 2008 – Rudy Guede punta su tre testimoni. Uno da ‘screditare’: Herman Kokomani che dice di averlo visto insieme ad Amanda Knox e a Raffaele Sollecito davanti al casolare di via della Pergola. Un altro, l’amico, che dovrà raccontare che il cestista ivoriano gli manifestò, dalla Germania, la volontà di tornare per chiarire che lui con il delitto non c’entra. E poi la maestra delle elementari.La procura ha già ‘risposto’ chiedendo al giudice Paolo Micheli di ammettere (ma il gup si è riservato) sei testimoni. Tra questi c’è la ragazza che incontrò in discoteca l’ivoriano la sera dopo il delitto, quando continuò a ballare nonostante il minuto di silenzio osservato proprio per Mez. E poi l’amico somalo che lo descrive come un ‘bugiardo’ e uno dei ragazzi che viveva a piano terra del casolare del delitto. Subito dopo l’omicidio parlò alla polizia di quel ragazzo di colore, chiamato il ‘barone’.

Il rito abbreviato si preannuncia un possibile scontro tra testimoni. Il 26 (Raffaele, martedì assente, ha annunciato che ci sarà) saranno ascoltati i primi tre, il 27 invece è prevista la deposizione della dottoressa Stefanoni, la biologa della Scientifica, chiamata a deporre direttamente dal giudice. Alla fine il gup stabilirà se ammettere tutti o alcuni di quelli chiamati come ‘controprova’ dai pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi oppure potrebbe decidere autonomamente di sentire qualche testimone che a suo avviso fosse indispensabile ai fini della decisione.

Ma l’abbreviato si fonderà su tutte le testimonianze e sulla prove scientifiche raccolte in dieci mesi dagli inquirenti e non solo su quelle acquisite in aula. I legali dell’ivoriano – Biscotti e Gentile – hanno annunciato che al termine della discussione chiederanno l’assoluzione del loro assistito. La sentenza è attesa comunque entro ottobre perchè il 6 novembre scade la misura di custodia cautelare per Amanda (assisita dall’avvocato Luciano Ghirga) e Raffaele (difeso dagli avvocati Bongiorno e Maori). Entro quel giorno il gup si dovrà quindi pronunciare anche sulla richiesta di rinvio a giudizio per gli ex fidanzati.

Ma mentre le difese degli imputati cercano di dimostrare l’estraneità dei loro assistiti, confutando anche la ricostruzione che indica più persone sulla scena del crimine, dalla polizia scientifica arriva un’ulteriore conferma. Dal dossier depositato dalla procura emerge che Meredith fu aggredita da più persone. Cercò di difendersi e si ferì il palmo e il pollice della mano destra. Quando tentò di divincolarsi il coltello la colpì superficialmente anche al collo. Poi uno dei killer si appoggiò sul letto e posò per qualche istante anche il coltello, come prova la traccia di sangue rilevata sul lenzuolo.

“Questa circostanza – scrivono -, posta in relazione con i lividi da trattenuta presenti sul gomito e sull’avambraccio destro di Kercher, inducono a ipotizzare un’azione di costrizione violenta da parte di più aggressori, anche al fine di impedire alla donna di opporsi alla lama dell’arma”. La scientifica ritiene inoltre che la scena del crimine fu ‘ripulita’ e ‘manipolata’ al fine di simulare un movente diverso: furto o rapina.

Per questo il cadavere fu coperto con il piumone: “La crudezza dell’azione violenta – dicono gli analisti – è in contrasto con il fatto che gli aggressori si siano preoccupati di coprire il cadavere dopo l’omicidio”. Nessuna pietà quindi ma forse coprire il corpo martoriato fu l’unico modo per sfuggire alla visione dello scempio appena commesso. Partendo dall’analisi delle stesse fotografie che raccontano un crimine efferato, attraverso le tracce di sangue nella camera di Mez e nel casolare, il consulente della studentessa di Seattle, Carlo Torre, giunge a considerazioni diametralmente opposte.

Tra una decina di giorni inoltre il perito nominato dal giudice dovrà depositare la trascrizione delle intercettazioni ambientali in carcere tra Amanda e i suoi genitori. I pm volevano in particolare quella in cui la studentessa di Seattle dice: “Io ero là, non posso mentire su questo”. Il suo difensore ha chiesto e ottenuto che vengano trascritti anche gli altri colloqui.

Erika Pontini La Nazione Perugia 18 settembre 2008

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