Delitto Perugia. Rudy a giudizio, c’è un nuovo teste. E’ un giovane somalo

Rito abbreviato per Guede. Un giovane somalo: cercava di aggredire le ragazze

Udienza preliminare, niente manette per la Knox. Assente Sollecito

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI PERUGIA – Amanda Knox arriva in tribunale scortata da due guardie, lo sguardo fisso, le mani libere. Dietro c’è Rudy Hermann Guede, i polsi stretti nelle manette, la solita aria dinoccolata. Trattamento diverso, così come diverso è il loro destino processuale. Perché all’apertura dell’udienza preliminare Rudy chiede e ottiene di essere giudicato con rito abbreviato. Entro la fine di ottobre il giudice di Perugia dirà se è lui l’assassino di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa la sera del primo novembre di un anno fa. In caso di condanna potrà avere uno sconto di pena pari a un terzo. Amanda resta invece legata a Raffaele Sollecito anche nella strategia difensiva. I legali scelgono per entrambi il rito ordinario, se il giudice ordinerà il dibattimento si andrà davanti alla Corte d’assise. Si fronteggiano in aula pubblico ministero e avvocati.

 

E subito arriva il colpo di scena. Perché l’accusa ha un nuovo testimone contro Guede: è un giovane somalo che con lui giocava a basket, sono stati i poliziotti a rintracciarlo. Si chiama Abukar Mohamed Barrow, in città lo conoscono come «Momi». «Rudy era spesso ubriaco – ha messo a verbale – io so che tirava cocaina. E quando stava così dava fastidio alle ragazze, le bloccava e cercava di aggredirle. Quando eravamo in posti affollati rubava nelle loro borse». Giura di conoscere anche Meredith: «Non dava confidenza a nessuno. Loro due non si conoscevano, certamente non si sono visti la sera di Halloween». Per i difensori Walter Biscotti e Nicodemo Gentile «non cambia nulla, perché abbiamo altri testimoni pronti a giurare sulla personalità corretta del nostro cliente». Sono stati loro, insieme ai legali di Sollecito – Giulia Bongiorno, Luca Maori e Marco Brusco – a far convocare per la prossima udienza un altro teste, l’albanese che giura di aver visto i tre imputati insieme sotto casa di Meredith. «Amanda strillava – ha affermato nel corso delle indagini – e aveva un coltello in mano». Il suo ricordo è apparso però confuso.Prima ha dichiarato di averli incontrati la sera del 31 ottobre, poi ha cambiato versione e li ha collocati nello stesso punto proprio la sera del delitto. In aula la difesa cercherà dunque di farlo cadere in contraddizione proprio per smontare le sue dichiarazioni e così dimostrare che Rudy non aveva alcun rapporto con Amanda e Raffaele, che i tre non si frequentavano e dunque non possono aver pianificato insieme il delitto. «Anche perché – ribadiscono i due fidanzati – quella sera non eravamo nella villetta». Amanda ha prima detto di aver assistito al delitto, poi lo ha negato con decisione. Ma è Rudy a dire che lei era lì, assieme a un altro ragazzo. Il nome di Raffaele non lo ha mai fatto. Ha spiegato di non poter fornire una descrizione del giovane che era in via della Pergola, ma di essere pronto a riconoscerlo. E forse è proprio per evitare sorprese che ieri Raffaele ha preferito rimanere nella sua cella.

Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera 17 settembre 2008

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