Inchiesta Istituto Bearzi, l’ex direttore: «La casa famiglia del Bearzi ha pareti di vetro»

LE CASE DI VETRO

di Wildgreta

Nll’ambito dell’inchiesta per violenza sessuale all’istituto salesiano Bearzi di Udine, oggi il Gazzettino ospita la testimonianza dell’ex direttore dell’istituto che testualmente dice:” «La casa famiglia del Bearzi è una “casa di vetro”. Le sue pareti è come se fossero trasparenti, viste tutte le persone che frequentano quella struttura: volontari, obiettori, le mamme della casa famiglia che si occupano di pranzi e cene… È una casa talmente aperta e trasparente che se mai fosse successo qualcosa, si sarebbe saputo subito». La casa di vetro è un’immagine non nuova nelle inchieste per pedofilia o violenza sessuale istituzionale. Mi vengono in mente le dichiarazioni delle maestre  accusate di abusi sugli alunni della scuola materna Olga Rovere di Rignano Falminio. In alcune interviste, l’asilo veniva infatti definito dagli stessi indagati o da loro parenti “un acquario”.Premesso che chi ha avuto in casa un acqurio sa che senza una cura ed una pulizia costante, i vetri si scuriscono assumendo presto un colore giallo verdastro, mi domando come possa questa immagine di trasparenza fisica di un luogo, dare la certezza che un certo fatto non sia avvenuto. Non esistono forse i bagni, in tutti questi posti? Non esistono forse stanze con le porte, in questi posti? E cosa vuol dire:” Se fosse successo qualcosa lo avrebbero saputo tutti?” Nessuna di queste persone così fiduciose nel genere umano sa che esiste anche la parola “omertà”? Nessuno di loro è a conoscenza del detto:”Il silenzio è d’oro?”.Non mi permetterei mai di entrare nel merito dell’inchiesta giudiziaria del Bearzi e, per quello che riguarda Rignano Flaminio, si attende la conclusione delle indagini, ma mi permetto di suggerire a coloro che vengono chiamati ad esprimere un parere su casi delicati come quelli che riguardano gli abusi sessuali, di non assolvere le persone in base all’architettura o al traffico che vi è in taluni posti. Innumerevoli casi giudiziari dimostrano come questo sia un esercizio sterile, perchè privo di fondamento.

Nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura per i presunti abusi, ascoltato il racconto di una ventina di persone
«Dal prete avances anche a me»
Un altro giovane parla ai carabinieri di proposte particolari dal religioso del Bearzi che aveva respinto (continua in fondo)

Inchiesta: Violentato per sei anni dai salesiani
Istituto Bearzi, l’ex direttore: «La casa famiglia del Bearzi ha pareti di vetro»

 «La casa famiglia del Bearzi è una “casa di vetro”. Le sue pareti è come se fossero trasparenti, viste tutte le persone che frequentano quella struttura: volontari, obiettori, le mamme della casa famiglia che si occupano di pranzi e cene… È una casa talmente aperta e trasparente che se mai fosse successo qualcosa, si sarebbe saputo subito». Dice così don Roberto Dissegna, che ha diretto l’Istituto Bearzi dal 2000 al 2005 e che oggi opera a San Donà di Piave, dove dirige una scuola salesiana, il centro Cnos-Fap.Don Dissegna è venuto a Udine ieri per parlare con i carabinieri del Rono in qualità di ex direttore dell’Istituto di via don Bosco. L’incontro testimoniale è avvenuto nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Udine, partita dalla denuncia di un ragazzo di 27 anni, ospite della casa famiglia del Bearzi dal ’95 al ’99: il giovane, di origini eritree ma cittadino italiano ha raccontato ai militari del nucleo investigativo che, mentre era ospite della casa famiglia, avrebbe subìto dei presunti abusi da parte di un sacerdote, che oggi ha 62 anni, vive tuttora a Udine ed opera ancora al Bearzi.
«I carabinieri – dice don Dissegna – mi hanno chiesto se ero al Bearzi dal 1995 al 1999. E ho risposto “assolutamente no”, visto che il mio incarico è partito nel 2000 e si è concluso nel 2005. Prima del 2000 c’era un altro direttore, che è morto nel 2003. I militari mi hanno anche chiesto se avevo ricevuto qualche segnalazione da parte dei ragazzi. Ho risposto “assolutamente no” anche in questo caso». E d’altronde l’attuale direttore del Bearzi, don Dino Marcon (che dovrebbe essere ascoltato dai carabinieri entro la fine della settimana) è stato il primo a dire che se mai ci fosse stato anche il minimo sospetto, l’Istituto salesiano sarebbe stato il primo a prendere provvedimenti. Al Bearzi tutti fanno quadrato intorno al salesiano di 62 anni indagato, «un sacerdote vecchio stampo, integerrimo, che viene infangato ora da accuse infamanti», come disse tempo fa don Marcon.

L’inchiesta, intanto, procede. Dagli inquirenti alla fine della scorsa settimana si è presentato spontaneamente anche un altro ragazzo, che oggi ha 24 anni: il 24enne ha riferito ai militari che, in un periodo in cui partecipava alle iniziative estive dell’Istituto, avrebbe subìto – a suo dire – degli espliciti approcci da parte del sacerdote indagato. Di un terzo ragazzo che sarebbe stato molestato aveva parlato anche il giovane di origini eritree: anche questa terza persona, che nel periodo fra il ’95 e il ’99 pare frequentasse l’Estate ragazzi del Bearzi, sarebbe stata sentita dagli inquirenti.

Dal Gazzettino del 16 settembre 2008 apprendiamo che anche un altro ex allievo accusa il prete 

 

http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticol…Hilights=bearzi

Ex allievo del Bearzi ha riferito di proposte particolari da parte del religioso già sotto indagine
Nuove accuse al sacerdote
Un altro minorenne ha raccontato ai carabinieri di aver subìto avances

Udine
Un altro minorenne sarebbe stato oggetto delle attenzioni particolari del sacerdote dell’istituto salesiano Bearzi che è stato denunciato per abusi sessuali da un ex allievo. Il giovane si è presentato spontaneamente, alla fine della settimana scorsa, per esporre l’esperienza che sostiene di aver vissuto ai carabinieri del Rono, guidati da Fabio Pasquariello, ai quali sono affidate le delicate indagini coordinate dai due sostituti procuratore Del Giudice e Tripani. Dopo essere venuto a conoscenza dell’inchiesta, ha ritenuto fosse importante farsi avanti.

A pagina IV

http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticol…8-9-16&Pagina=4

Nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura per i presunti abusi, ascoltato il racconto di una ventina di persone
«Dal prete avances anche a me»
Un altro giovane parla ai carabinieri di proposte particolari dal religioso del Bearzi che aveva respinto

Un altro minorenne sarebbe stato oggetto delle attenzioni particolari del sacerdote dell’istituto salesiano Bearzi che è stato denunciato per abusi sessuali da un ex allievo. Il giovane si è presentato spontaneamente, alla fine della settimana scorsa, per esporre l’esperienza che sostiene di aver vissuto ai carabinieri del Rono, guidati da Fabio Pasquariello, ai quali sono affidate le delicate indagini coordinate dai due sostituti procuratore della Repubblica di Udine Lorenzo Del Giudice e Matteo Tripani.
Dopo essere venuto a conoscenza dell’inchiesta, che ha suscitato notevole clamore, ha ritenuto fosse importante farsi avanti per raccontare fatti a suo dire avvenuti sempre negli stessi anni di quelli per i quali si cerca di far luce, alla fine del decennio Novanta. Nel suo caso però le molestie avrebbero avuto una gravità inferiore essendo limitate a proposte, esplicite nei gesti e nelle parole e ripetute, ma che il ragazzo allora non maggiorenne aveva trovato la forza di respingere. È una testimonianza che sembrerebbe quindi confermare le affermazioni dell’autore della denuncia iniziale e che non cita altri frequentatori del Bearzi che potrebbero essere stati oggetto delle avances: la persona che si è presentata in caserma e che è stata a lungo ascoltata ha detto di non sapere di altri.

Gli uomini dell’Arma stanno comunque proseguendo i loro accertamenti raccogliendo le dichiarazioni di diversi ex allievi: ormai ne sono stati sentiti oltre una ventina e si va avanti.

Il giovane che ha denunciato gli abusi aveva riferito ai carabinieri di un altro episodio di molestie, e non di abusi, sempre nel periodo tra il ’95 e il ’99 e sarebbe era stato rivolto a un minorenne che frequentava l’Estate ragazzi e non la casa famiglia.

Intanto l’istituzione del Bearzi continua a essere circondata dalla solidarietà dei fedeli: sono stati oltre 500 coloro che hanno gremito la chiesta di San Giovanni Bosco in occasione della veglia di preghiera.

 fonte laici.forumcomunnity.net

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