Pedofilia: don Ruggero lascia il carcere per grave ipertensione

Domiciliari per don Ruggero, il parroco accusato di abusi sui minori

Il gip Andrea Vardaro nelle motivazioni dell’ordinanza ha ribadito le esigenze cautelari nei confronti del sacerdote ma viste le condizioni di salute, una grave forma di ipertensione, ha deciso che poteva lasciare il carcere.

ROMA (16 settembre) – Sono stati concessi gli arresti domiciliari per il sacerdote Ruggero Conti, di 55 anni, già parroco della chiesa Natività di Maria Santissima, in via di Selva Candida, accusato di violenze sessuali a bambini e giovani che erano stati a lui affidati per motivi di educazione.

Il provvedimento è stato firmato dal gip Andrea Vardaro nonostante il parere negativo del pubblico ministero Francesco Scavo il quale si era opposto alla concessione degli arresti domiciliari temendo che il sacerdote possa reiterare il reato o comunque inquinare le prove raccolte a suo carico.

Ad assistere Ruggero Conti è l’avvocato Riccardo Olivo che già in precedenza aveva presentato le sue istanze al Tribunale del riesame che però le aveva respinte. Il gip Andrea Vardaro nelle motivazioni dell’ordinanza ha ribadito le esigenze cautelari nei confronti del sacerdote ma viste le condizioni di salute, una grave forma di ipertensione, ha deciso che poteva lasciare il carcere.
IL Messaggero 16 settembre 2008

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13 thoughts on “Pedofilia: don Ruggero lascia il carcere per grave ipertensione

  1. Povero don Ruggero. C’ha l’ipertensione lui! Bella motivazione per scarcerarlo. Credo che nessun carcerato se ne stia calmo e tranquillo in galera e non per questo lo scarccerano.

    Lui invece si, il prete, poveretto, si vede che soffre troppo in galera.

    Chi sa se l’ipertensione ce l’hanno anche i ragazzi che lo hanno denunciato!

  2. non vorrei risultare pedante. Già in altra parte ho fatto notare che il sig. Vardaro è lo stesso GIP che in prima istanza, questa estate, aveva rigettato la richiesta degli avvocati difensori di don Ruggero, i quali avevano sollecitato la scarcerazione per motivi di salute. Ruggero era, ovviamente già iperteso ed aveva già molte altre gravi patologie. Ciononostante, Vardaro aveva negato l’autorizzazione sostenendo che il regime carcerario non era incompatibile con il quadro clinico di don Ruggero. Ora, ribadisco, LO STESSO GIUDICE, concede i domiciliari, pur non essendo mutate le condizioni di salute, poichè da quelle malattie non si guarisce, se non per intervento miracoloso. Da qui se ne deduce, per logica, che l’ipertensione o altra patologia, NON sono all’origine del provvedimento. Elementare.

  3. Vorrei informarvi che dal sito mammadolce, ho scoperto, dal commento di un certo Davide, che don Ruggero ha avuto anche la meningite e la polmonite oltre a soffrire davvero (“davvero” lo ha scritto Davide) di ipertensione.Forse lo ha saputo da poco anche il Gip…

  4. per wildgreta
    In molti dei Suoio interventi Lei ha dichiarato di avere fiducia nella giustizia, e di lasciare che l’iter giudiziario segua il suo corso. Condivido in pieno.
    In altro Suo recentissimo intervento Lei scrive: “Un’altra cosa che mi colpisce è la sfiducia nella magistratura: se indaga su qualcuno che ci è vicino, ha preso un abbaglio. Se arriva a condannarlo,è un giudice incapace che ha condannato un innocente. Se in appello lo assolve, la giustizia ha trionfato e il giudice è stato bravissimo.
    Non trovate ci sia qualcosa di malsano in questo atteggiamento?”. Condivido in parte, è umano e comprensibile, anche se sbagliato, prendere le parti di chi ti è caro.
    Ieri Lei ha scritto: “Vorrei informarvi che dal sito mammadolce, ho scoperto, dal commento di un certo Davide, che don Ruggero ha avuto anche la meningite e la polmonite oltre a soffrire davvero (”davvero” lo ha scritto Davide) di ipertensione.Forse lo ha saputo da poco anche il Gip…”. Non condivido affatto, soprattutto perché reputo importante la coerenza di una moderatrice in temi così importanti. Se dobbiamo avere fiducia nella magistratura, dobbiamo averla sempre. Lo ha detto prima Lei di me.

  5. Guardi che l’ultima frase era ironica. Mi dispiace che da Lei la mia ironia non venga mai colta. Io ho fiducia nella magistratura sempre. Spesso, però, chi difende gli accusati di pedofilia, da ragione alla magistratura solo quando assolve. Mi sembrava di essere stata abbastanza chiara.

  6. Come si fa ad avere fiducia della magistratura? Non crediamo alle favole…se la situazione italiana è quella che è, non dipende solo dalla classe politica, ma anche dalla magistratura, che non è meno corrotta… (non solo in Italia ovviamente). Nel caso di don Ruggero un’ assoluzione piena è molto difficile…tuttavia se ha le conoscenze giuste può tranquillamente evitare il carcere…

  7. il quadro clinico di don Ruggero era già stato ampiamente documentato dalla difesa nella prima richiesta di scarcerazione, fatta in estate. Allo stesso GIP, che prima ha rigettato l’istanza e lunedì scorso l’ha accolta. Stesso GIP, stessi protagonisti, diverse conclusioni. Sono pedante, lo so.

  8. Pedofilia/ Pm ricorrerà contro domiciliari a don Ruggero Conti
    Il Gip: indagini dopo arresto hanno confermato accuse
    postato 1 ora fa da APCOM
    Roma, 18 set. (Apcom) – Il pm Francesco Scavo è intenzionato a presentare ricorso al tribunale del riesame contro la decisione del gip del tribunale di Roma, Andrea Vardaro, con la quale due giorni fa sono stati concessi gli arresti domiciliari a don Ruggero Conti, il sacerdote finito in carcere il 30 giugno scorso, nell’ambito di una inchiesta su una serie di episodi di violenza sessuale continuata e aggravata, avvenuti nell’arco degli ultimi dieci anni, nel corso di diverse attività parrocchiali della chiesa ‘Natività di Maria Santissima’, in via di Selva Candida.
    Alla base dell’iniziativa del sostituto procuratore ci saranno due elementi: la possibile reiterazione del reato e l’inquinamento delle prove. Don Conti – si argomenterà – è stato posto ai domiciliari in unità separata del ‘Centro Nazareth’, in via Portuense, ma detta struttura è comunque all’interno di diversi luoghi d’aggregazione della zona ed inoltre in pieno tessuto urbano. Qualora i giudici della libertà accogliessero l’istanza dell’ufficio dell’accusa il provvedimento non sarà esecutivo, perché potrà comunque essere impugnato dai difensori del sacerdote, gli avvocati Riccardo Olivo e Anna D’Alessandro.
    Il gip Vardaro, nel provvedimento con il quale ha concesso i domiciliari, scrive che comunque permangono sia i “gravi indizi” che le esigenze cautelari, e che “le indagini espletate dopo l’applicazione della misura hanno ulteriormente avvalorato la gravità del quadro”. La principale motivazione del parziale accoglimento dell’istanza dei legali di don Conti, “pur non rilevandosi una situazione di incompatibilità con il regime carcerario” rimangono quindi le condizioni di salute, l’ipertensione arteriosa di cui il sacerdote è affetto.
    Le indagini su quanto avrebbe compiuto don Ruggero sono intanto andate a ritroso negli anni. Nel capo d’accusa il sacerdote, molto attivo nel sociale e coinvolto in prima persona in diversi progetti, sono attribuiti abusi su circa otto ragazzi, che all’epoca dei fatti erano minorenni. Ma il pm ha raccolto le testimonianze di molti altri giovani, ed alcuni episodi risalgono addirittura a 25 anni fa.

  9. Grazie, Spunz. Spero che le precisazioni contenute nell’articolo interrompano la serie di illazioni sui motivi della scarcerazione. A detta del PM e del Gip, infatti, i gravi indizi di colpevolezza ci sono e permangono i pericoli di reiterazione del reato e inquinamento delle prove.

  10. POSTO QUESTO ARTICOLO DI GAD LERNER PERCHE’ PENSO OFFRA DIVERSI SPUNTI DI DISCUSSIONE. L’HO TROVATO SOLO ORA.
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    La «pedofilia dolce»può essere un peccato veniale?
    L’arresto del sacerdote garante per la famiglia di Alemanno. E una curiosa distinzione tra fede e morale

    La tentazione è di buttargliela in politica. Come la mettiamo con questi preti di destra arrestati per pedofilia? L’estate scorsa Maurizio Gasparri promise addirittura un «don Gelmini day» in difesa del sacerdote teorico di una «cristoterapia» per tossicodipendenti rivelatasi un po’ troppo audace sul piano fisico. Così, dopo la maldestra denuncia di complotto internazionale – per mano degli omosessuali, degli ebrei e dei massoni – don Pierino Gelmini si spretò e tutti coloro che promettevano di mettere la mano sul fuoco per lui, se la sono rimessa in tasca. Seguirà regolare processo.
    Confermandosi più saggio di Gasparri, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, suo collega di partito, ha evitato proclami d’innocenza certa dopo l’arresto di don Ruggero Conti, 55 anni, parroco della chiesa della Natività di Santa Maria Santissima in via di Selva Candida, vicino al Centro di prima accoglienza minorile di Casal di Marmo, periferia della capitale.

    Capo d’accusa: violenza sessuale continua e aggravata nei confronti di ragazzini minorenni affidati alle sue cure. Da una decina d’anni li costringeva a guardare con lui film porno (ritrovati nella sua abitazione) prima di coinvolgerli in rapporti sessuali che il magistrato descrive come «non completi».
    Testimonianze delle vittime, intercettazioni telefoniche e sms lasciano pochi dubbi, sebbene don Conti goda dell’incredulità solidale della maggioranza dei parrocchiani. Gli hanno affidato i loro figli e gli sono grati per le opere da 6 milioni di euro realizzate a beneficio della comunità: piscina, campi di calcetto e pallavolo, giardini, sale conferenze.
    Stiamo parlando dell’uomo che, da candidato sindaco, Alemanno s’era scelto come Garante per le politiche della periferia e della famiglia. Proprio così, anche se sembra una barzelletta di cattivo gusto. Il parroco-testimonial della buona morale familiare per il Pdl era già stato sospeso un mese per sospetta pedofilia, ma i superiori lo avevano reintegrato archiviando la denuncia di un altro sacerdote. Forse perché don Conti godeva di protezioni politiche, o addirittura perché tra i suoi superiori gli sono complici prelati afflitti dalla medesima debolezza?
    Di simili insinuazioni, con nome e cognome, riferite a esponenti tradizionalisti della Chiesa italiana, me ne vengono confidate troppo spesso. E io le liquido alla voce maldicenza.

    Ma ora vorrei fermarmi un attimo a riflettere sulla faciloneria con cui personaggi come don Gelmini e don Conti vengono innalzati come simboli di virtù da una destra italiana che fa largo uso del tradizionalismo religioso pur essendo tutt’altro che religiosa nei suoi leader.
    Temo che anche in quegli uomini di Chiesa, la cui fede mi guardo bene dal mettere in dubbio, prevalga una distinzione fra cristianesimo e morale per cui una «pedofilia dolce» si dovrebbe tollerare come peccato veniale. L’appassionata difesa delle norme e della dottrina assume per costoro un’importanza superiore alla coerenza dei comportamenti, umani, e quindi contraddistinti da umana, perdonabile debolezza. Stiamo parlando della stessa diocesi romana che per motivi custoditi nel mistero, ma probabilmente non dissimili, ha ritenuto di tumulare in una basilica, tra i suoi benemeriti, il capo della banda della Magliana.
    È la Chiesa che reputa teologicamente sbagliato guardare troppo per il sottile quando le si avvicinano non credenti che riconoscono in essa più la fonte dell’autorità che della verità. Vero, monsignor Rino Fisichella? Indico lui come esempio di un episcopato fautore dell’alleanza con la politica di destra, per cui il riconoscimento dell’autorità fa premio sulla coerenza evangelica dei partner.
    La vicenda di don Ruggero Conti non sembra aver messo in particolare imbarazzo la giunta Alemanno. Forse perché un prete vale l’altro quando si cerca solo benedizione a promesse impossibili (per fortuna) da mantenere, a proposito di Garante delle periferie: l’espulsione immediata di 20 mila fra nomadi e stranieri irregolari.
    Credo però che Alemanno non possa accontentarsi della cinica indifferenza con cui i romani digeriscono la tonaca da lui prescelta come Garante spirituale. Perché il degrado lo circonda, e preferire questa falsa tradizione alla virtù silenziosa della coerenza, ci sta trascinando nell’inciviltà.

    Su Vanity n.28/2008

  11. Questo articolo è vecchio di due mesi: è uno degli articoli che aveva provocato il mio primo intervento (29 luglio), quando parlavo di “giornali e opinion maker nostrani”.

    “La tentazione è di buttargliela in politica”? Lerner evidentemente parla della propria di tentazione, alla quale (ma guarda un po’…) cede, per poter confezionare, immagino dal suo bel salottino romano, il suo bravo teorema su questa triste storia.
    E’ molto abile: razzolando nella spazzatura tira fuori un gioiellino ben fatto.
    E’ un florilegio di frasi che espongono le sue teorie preconfezionate con l’impeto di chi si compiace quando la ruota della cronaca gli butta lì dei fatti che le avvalorano.
    Sottolineo qualche esempio.
    L’articolo inizia con un involontariamente ridicolo: “Come la mettiamo con questi preti di destra arrestati per pedofilia?” E come vuoi metterla? Mi stai dicendo che la pedofilia ha un colore politico? Non ci avevo pensato… interessante! Chiederò conferma a qualche psicologo.
    “Forse perché don Conti godeva di protezioni politiche, o addirittura perché tra i suoi superiori gli sono complici prelati afflitti dalla medesima debolezza? Di simili insinuazioni, con nome e cognome, riferite a esponenti tradizionalisti della Chiesa italiana, me ne vengono confidate troppo spesso. E io le liquido alla voce maldicenza” certo… non prima però di averle buttate lì, con finta noncuranza, nel tuo bell’articolo su “Vanity fair” (non ci fu nome più adatto per un periodico).
    “La Chiesa che reputa teologicamente sbagliato guardare troppo per il sottile quando le si avvicinano non credenti che riconoscono in essa più la fonte dell’autorità che della verità”: bella frase pomposa, si scomoda (a sproposito) la teologia. Ma ci dovrebbe spiegare, il buon Gad, in quale opera teologica e in quali passi sarebbe contenuta questa posizione. Altrimenti è solo una boutade.
    Tirando le somme, ci sarebbe da complimentarsi, se non fosse che questo articolo non è che una rotella del tritacarne mediatico in cui persone vere, buone o cattive, sono usate come figurine.
    Che ironia: alla fine, Lerner = Alemanno (ma il giornalista certamente si sente più buono).

  12. Qualche riflessione, in aggiunta a quelle di zxcvb4, sull’articolo di Gad Lerner e sull’opportunità di riportarlo sul blog.
    La “pedofilia dolce” è un modo di dire che va analizzato con attenzione e cautela. Se si intende parlare di una parafilia che rimane nella mente del malato, senza mai tradursi in azioni, atteggiamenti, parole verso gli oggetti/soggetti del desiderio, è un modo di dire corretto sia dal punto di vista psicologico che da quello sociale. Ma non è applicabile se si parla di un provvedimento giudiziario in corso. Se invece il modo di dire è riferito al danno fisiologico inferto alle vittime, è una insinuazione – illazione perversa. Il danno fisiologico è, tranne nei casi estremi nei quali la vittima rimane uccisa (ma allora si parla di omicidio prima che di pedofilia), quasi irrilevante rispetto al trauma psicologico.
    Rimane il terzo, più inquietante scenario. Lerner scrive: “Temo che anche in quegli uomini di Chiesa, la cui fede mi guardo bene dal mettere in dubbio, prevalga una distinzione fra cristianesimo e morale per cui una «pedofilia dolce» si dovrebbe tollerare come peccato veniale.”
    Provando ad analizzare, vi sono degli uomini di salda fede cristiana che fanno un distinguo tra il messaggio evangelico (cristianesimo) e la morale. Quale morale? E’ ormai opinione corrente (che io condivido solo in parte) che esistano almeno due morali, una laica ed una cristiana. Essendo io credente posso parlare solo di quella cristiana, e la morale cristiana, semplificando al massimo, sta al messaggio evangelico come il regolamento di applicazione di una legge sta alla legge stessa. Non è possibile nessun “distinguo”, solo la violazione del regolamento e quindi della legge. Vi è quindi peccato, e secondo la morale cristiana, peccato inferiore come gravità solo alla violazione dell’Eucarestia, ossia del corpo di Cristo. Quindi certamente non veniale.
    Se Lerner intendeva riferirsi invece ad una morale laica, esente se non erro dal concetto di peccato, il distinguo sopracitato è intrinseco ed automatico, e non vi è alcun motivo per il quale si debbano temere incongruenze di pensiero e di comportamento. Se una persona dalla fede indubitabile si attiene (o meglio, non si attiene) ai principi della morale laica, la sua fede non è indubitabile, è inesistente, ed il suo comportamento non suscita dubbi, solo certezze.
    Se infine Lerner intendeva dimostrare che esistono persone che predicano bene e razzolano male, devo dire che non ha fatto una grande scoperta, e che la pubblicazione del suo articolo su questo blog non solo non pone spunti di riflessione interessanti, ma anzi svia l’attenzione dal tema centrale (lotta alla pedofilia) verso una ben più facile caduta (Vanity Fair, appunto) nella salottiera chiacchiera da salotto sulla “politica”.

  13. per wildgreta Per quanto concerne l’ironia da Lei invocata nell’intervento n. 5 di questo post, dovrebbe rileggersi quanto da Lei scritto nell’intervento n. 5 del post iniziato il 31 Luglio (n. 57 commenti).

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