Abusò di quattro bimbi in Cambogia.Pedofilo aretino condannato a 2 anni

Dopo l’arresto, avvenuto nel marzo scorso, nella sua camera è stato ritrovato anche materiale pornografico, ulteriore reato per la legge ferrea cambogiana. Dopo neanche tre mesi, l’aretino è stato liberato su cauzione, in attesa del giudizio e adesso ricorrerà in appello contro la sentenza di primo grado. Fino al responso della sentenza il quarantenne dovrà rimanere in Cambogia
Arezzo, 16 settembre 2008 – L’avevano trovato in mezzo ad un girotondo triste fatto di bambini di strada cambogiani. Era stato arrestato ad inizio marzo l’aretino Fabio Cencini, 43 anni. In manette in un vicolo di Sihanoukville, la città di mare dove risiedeva da qualche mese, con un’accusa infamante: abusi sessuali su bambini e bambine dagli 8 ai 14 anni. Scoperto mentre stava per farsi masturbare dai piccoli cambogiani con addosso un giubbotto blu senza maniche, una camicia e i pantaloni calati. Una scena disgustosa che ora ha avuto anche un risvolto nella giustizia del paese asiatico. Qualche giorno fa il quarantenne aretino è stato riconosciuto colpevole degli abusi sessuali, anche se gli è stata riconosciuta l’attenuante di non essere riuscito nel suo intento, fermato appena in tempo dagli agenti della polizia cambogiana. Il giudice municipale di Sihanoukville Kim Eng ha condannato Cencini a due anni di reclusione e al risarcimento di 500 dollari per ognuna delle sue quattro vittime.Sentenza che poteva essere anche più severa, ma la legislazione cambogiana fa molta differenza tra la violenza portata a termine e quella solo tentata. Tra l’altro a Cencini la polizia aveva trovato anche un vero e proprio archivio hard. Nella stanza della struttura ‘low cost’ che aveva scelto per la sua lunga vacanza cambogiana, è lì da novembre, sono stati trovati duecento compact disc contenenti immagini e video pornografici, a quanto pare, senza il coinvolgimento di minori. Possedere quel materiale, per la legge di Phnom Penh, è considerato comunque un reato. Cencini è rimasto dietro le sbarre fino a maggio, quando è stato liberato su cauzione. Adesso dopo la sentenza di primo grado non può lasciare la Cambogia perché gli è stato ritirato il passaporto. L’associazione antipedofilia ‘Action pour les enfants’ ha manifestato sulle colonne di un giornale locale il suo disappunto: “Abbiamo paura che lui possa mettersi in contatto con i bambini prima del giudizio di appello per convincerli a cambiare la loro testimonianza” ha detto il presidente dell’associazione Samleang Seila.

Già al momento dell’arresto Fabio Cencini aveva cercato in ogni modo di gridare la sua innocenza. Aveva reagito con veemenza alle manette. Si era divincolato, ha cercato di scappare, ha colpito a più riprese gli agenti asiatici spedendone uno diritto al pronto soccorso. Ma non ha evitato l’arresto e la perquisizione nella stanza che occupava da solo in una ‘guest house’ a pochi metri di distanza dal vicolo buio dove è stato ammanettato. Quando è stato condotto nel carcere di Sihanoukville, l’aretino, sempre secondo l’atto d’accusa della polizia cambogiana, ha proseguito a non collaborare: non ha firmato il documento e si è rifiutato di fornire le impronte digitali. Si è comunque dichiarato innocente: “Di quello di cui mi accusate non ne so nulla” ma non è bastato per evitargli la permanenza dietro le sbarre e la condanna in primo grado. Adesso ricorrerà in appello. Fino ad allora dovrà rimanere in Cambogia.

La Nazione 16 settembre 2008
Federico D’Ascoli

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