Annamaria Franzoni in carcere con gli psichiatri: «Rivoglio i miei figli»

La donna ha deciso di sottoporsi a un esame clinico. Il suo obiettivo è quello di tornare presto in famiglia

BOLOGNA 11/09/2008 – È durato circa un’ora, ieri mattina, il primo incontro in carcere, alla Dozza di Bologna, tra Annamaria Franzoni, lo psichiatra Renato Ariatti e il neuropsichiatra infantile Giovanni Battista Camerini. I due medici sono stati incaricati della perizia, disposta dal giudice di sorveglianza Riccardo Rossi, propedeutica alla commutazione dei permessi di lavoro esterni con quelli di visita, sempre esterni, richiesta dalla Franzoni, che ha manifestato l’intenzione di incontrare i figli fuori dal carcere. All’incontro di ieri ha presenziato anche il neuropsichiatra Lodovico Perulli di Venezia, perito di parte nominato dalla mamma di Cogne.

Quello di ieri è stato sostanzialmente un incontro utilizzato per fissare un calendario degli appuntamenti futuri e per capire dove questi incontri potranno svolgersi. I due esperti dovranno incontrare di nuovo la donna, e anche i bambini (forse anche assieme, ma questo non è ancora stato deciso), per stabilire le condizioni psicologiche e la capacità genitoriale della Franzoni (soprattutto riguardo al più piccino), il suo rapporto con i bambini, la loro situazione psicologica (dal 21 maggio hanno dovuto separarsi dalla madre, rinchiusa nel carcere, con cui erano cresciuti). Lo faranno attraverso una serie di colloqui. Ma alla Franzoni, hanno anticipato i due medici, saranno anche somministrati alcuni questionari. Ariatti e Camerini hanno infatti come perito ausiliario la psichiatra Laura Volpini, che sottoporrà la donna al protocollo di valutazione “Stable 2000” per la valutazione del rischio di recidiva per chi ha commesso reati violenti. Il giudice ha assegnato 60 giorni ai consulenti (salvo proroghe) per depositare le loro conclusioni.

Gli incontri tra Anna Maria Franzoni e i figli Davide e Gioele, di 13 e 5 anni, potrebbero avvenire nella casa in cui i bambini vivono con il padre, Stefano Lorenzi, a Ripoli Santa Cristina. O anche a Monteacuto, nella villa dei nonni materni. O, ancora, nell’agriturismo di famiglia.

La Franzoni è stata condannata dalla Suprema Corte di Cassazione, con sentenza definitiva, alla pena di 16 anni di reclusione per l’omicidio del figlio Samuele (pena ridotta a 13 anni per effetto dell’indulto). In primo grado, alla donna erano stati inflitti 30 anni di carcere, in abbreviato, dal giudice per l’udienza preliminare di Aosta, Eugenio Gramola. La donna si è sempre proclamata innocente, e ancora adesso non ha cambiato idea. I suoi legali, gli avvocati torinesi Paola Savio e Paolo Chicco, continuano a lavorare nella speranza di individuare qualche nuovo elemento capace di scagionare la loro cliente.

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