Minori/ Sms pornografici, oltre trecento i ragazzi coinvolti

Parte campagna sensibilizzazione a contrasto pedofilia via sms

Roma, 4 set. (Apcom) – Gli sms, come le caramelle, non vanno accettati dagli sconosciuti. Con la convergenza dei media oggi sempre più spesso i minori finiscono nelle mani dei pedofili. Il triangolo delle Bermuda è formato dalle isole mediatiche di tv, internet e telefonini e oggi l’avvento dei cellulari di ultima generazione ha portato i pedofili a cambiare tecniche di comunicazione, usando efficacemente gli short message service per adescare i piccoli. Il lavoro della polizia postale ha permesso negli ultimi anni di scoprire che circa 300 ragazzi tra gli otto e i quattordici anni sono coinvolti in questo giro di pedofili. Le operazioni condotte hanno permesso di arrestare 9 persone e denunciarne altre 16. E molti di questi crimini non vengono scoperti perché i piccoli che ricevono i messaggi osceni non parlano.Per sensibilizzare i giovani e i loro genitori è partita oggi una campagna sociale per la prevenzione della pedofilia e per la pedopornografia via cellulare, realizzata da Moige (Movimento italiani genitori), assieme alla polizia delle comunicazioni. A prestare voce e volto allo spot è Milly Carlucci, una madre che parla di questo fenomeno come di una violenza terribile dalla quale difendere i nostri figli. L’adescamento avviene secondo un metodo semplice, come spiega Domenico Vulpiani, direttore del servizio polizia postale e delle comunicazioni: “Una volta procurato il primo numero, magari via chat, il pedofilo comincia a chiedere delle foto in cambio di ricariche telefoniche. Si inizia da immagini di volti, ma poi le richieste si fanno via via più spinte. Da questo primo contatto il criminale riesce ad ottenere altri numeri di telefono – dice il direttore del servizio polizia postale – la difficoltà in questo caso sta proprio nel riuscire a trovare l’appiglio, bisogna far capire ai ragazzi che questi messaggi non sono innocenti, ma provengono da menti criminali”.

La prima indagine è scattata nel 2005 a Trento, grazie alla denuncia della mamma di una dodicenne, che portò alla polizia il telefono della figlia con le immagini pornografiche di un uomo. “Bisogna considerare il lato oscuro delle tecnologie – sostiene Mariarita Munizzi, presidente nazionale del Moige – così da contrastare questo fenomeno emergente”. In tutto il mondo le mamme raccomandano ai figli di non accettare le caramelle dagli sconosciuti, oggi sono gli sms il tranello dove potrebbero cadere i bambini.

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