DELITTO GARLASCO, I TANTI INTERROGATIVI

008-08-07 22:04
GARLASCO, I TANTI INTERROGATIVI
GARLASCO (PAVIA) – A un anno di distanza, la morte di Chiara Poggi, la giovane di 26 anni massacrata nella sua villetta di Garlasco il 13 agosto 2007, resta ancora un vero giallo. C’é un indiziato, il fidanzato Alberto Stasi, ultimo a vedere la ragazza e primo a scoprirne il cadavere, e ci sono tanti interrogativi. Non si sa quale sarà la prossima carta che il pm di Vigevano Rosa Muscio calerà. Non si sa se chiuderà l’indagine con una richiesta di rinvio a giudizio – l’ipotesi che gode di maggior credito in ambienti giudiziari – oppure se chiederà l’archiviazione, come sollecitano i difensori o, ipotesi remota, opterà per una proroga delle indagini. Così, dopo il deposito della consulenza in cui la difesa in modo “scientifico” ha tentato di dimostrare l’innocenza di Stasi e ha chiesto di farlo uscire dalla vicenda, la successiva mossa spetta alla Procura che, per dirla con le parole del suo capo, Alfonso Lauro, non ha mai trovato “la pistola fumante”, quella che aiuta in modo decisivo a risolvere un caso. L’inchiesta sul delitto di Garlasco, come aveva preannunciato Lauro, è stata fin dall’inizio “difficile e complicata”: sullo sfondo un paese di provincia dove molti sanno, magari insinuano senza dare un reale contributo a scoprire la verità. E poi due famiglie di brava gente, semplice e con un’educazione tradizionale, forse un po’ datata, che si sono ritrovate catapultate in un dramma dai contorni foschi. Una coppia di fidanzati che apparentemente andavano d’amore e d’accordo: lei, Chiara, ex studentessa modello e impiegata modello; lui, un bocconiano che viaggiava verso la laurea a pieni voti (poi ottenuta). Con lei definita da tutti “un angelo” e lui un pochino più chiacchierato ma come spesso si usa fare nei piccoli centri, anche se a margine di quest’inchiesta per omicidio si è trovato indagato per possesso di materiale pedopornografico. Lei morta, lui sospettato d’averla uccisa. E, intorno, tanti altri personaggi. Come le cugine di Chiara, le gemelle Stefania e Paola Cappa, che hanno trovato spazio per aver commesso la leggerezza di lasciare davanti a casa Poggi una immagine che le ritraeva insieme alla vittima e che si è rivelata un fotomontaggio, episodio che ha provocato veleni e portato a pensare che cercassero un po’ di fama sull’onda della tragedia. A un anno di distanza, restano le domande. Chi ha ucciso Chiara? Perché? Dov’é finita l’arma del delitto? L’accusa ha portato indizi anche forti ma non prove, la difesa ha cercato di smontare tutto.

La partita tra pm e legali sembra destinata ad essere giocata tutta in un’aula di giustizia. E qui, anche l’avvocato dei Poggi, farà le sue mosse, a meno che non sia costretto ad anticiparle se mai si dovesse trovare di fronte a una richiesta di archiviazione. Da subito l’attenzione degli inquirenti, che avevano escluso l’ipotesi di una rapina finita male, si è concentrata su Alberto: è stato sentito come testimone più volte, ha spiegato che la mattina dell’omicidio era a casa sua a lavorare alla tesi sul computer, ma non è stato convincente. I conti, per il pm, non tornavano. Poi come è possibile che quando ha scoperto il cadavere di Chiara non si sia sporcato le scarpe? Una settimana dopo l’omicidio viene indagato, il 24 settembre finisce in carcere perché sul pedale di una delle sue biciclette sono state hanno trovato tracce di dna compatibile con quello di Chiara. Per i Ris di Parma, nominati come consulenti del pm, sono tracce riconducibili al sangue della ragazza, per i consulenti della difesa potrebbe essere sudore o saliva. Alberto, dopo quattro giorni, viene rimesso in libertà: per il gip, gli elementi non sono sufficienti a giustificare la detenzione. A novembre arriva l’esito finale dell’autopsia: Chiara è stata uccisa tra le 11 e le 11.30 di mattina con un’ arma appuntita, con una stretta superficie battente e “uno spigolo molto netto”, che fa pensare o a un martello o a un attrezzo da giardinaggio.

Le perizie stabiliscono che, a parte quelle di investigatori, soccorritori e di un falegname, nella villetta ci sono solo tracce di Chiara, dei suoi familiari e di Alberto; che Stasi ha acceso il suo pc per parecchie ore, la mattina del delitto, ma non ha lavorato alla tesi nella misura in cui dice di aver fatto; che i capelli trovati fra le dita di Chiara sono solo della ragazza. Le controperizie della difesa contestano punto su punto e la relazione finale, depositata a inizio settimana, lancia il sospetto “su base scientifica” che sul luogo del delitto quella mattina ci fossero più persone. In tutto questo, a metà aprile, a 225 giorni dal delitto,la famiglia Poggi è rientrata nella sua villetta, fino a quel momento sotto sequestro. E qualche giorno dopo il padre di Chiara ha scoperto che da casa manca un martello. E’ forse quello usato per uccidere Chiara? E’, appunto, una delle tante domande senza risposta di questo mistery.

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