Delitto Garlasco: il killer di Chiara non era solo. Depositate le motivazioni della difesa di Stasi.

La difesa di Alberto Stasi, unico indagato per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, uccisa nella sua casa di Garlasco (Pavia) il 13 agosto dell’anno scorso, sferra l’attacco finale e in una corposa relazione tecnico-scientifica racconta un’altra storia rispetto a quella della Procura di Vigevano che vorrebbe il giovane fidanzato unico responsabile del delitto. La novità più clamorosa è che secondo i consulenti Franco Maria Avato e Matteo Fabbri, il corpo di Chiara «dopo l’aggressione è stato spostato da almeno due persone», dichiara uno dei legali di Stasi, il professor Angelo Giarda, e «attraverso un esame delle tracce di sangue sul pavimento, sugli stipiti e sulle pareti», è stato dimostrato che «l’altezza dal pavimento del corpo non ha superato i 70 centimetri». Ad agire, quindi, persone più basse di Stasi. Nessun trascinamento ma un corpo sollevato prendendolo per i piedi e le ascelle.

L’ora della morte, secondo la relazione, risale a un periodo compreso tra le 9 e le 10 di quella mattina e, per un altro difensore, l’avvocato Giuseppe Colli, vi sono «elementi di natura testimoniale, informatica e anche derivante da tabulati telefonici» che dimostrano come Stasi, in quei momenti, non poteva essere nella villetta di via Pascoli teatro del delitto, ma si trovava a lavorare sulla tesi di laurea, a casa sua, come il giovane ha sempre sostenuto. L’accusa aveva invece stabilito come orario della morte le 11-11.30.

Per i difensori è «pacifico, da un punto di vista strettamente scientifico, che quella traccia che i Ris avrebbero trovato su un pedale della bicicletta di Alberto Stasi non è sangue umano e che quindi il dna riconducibile a Chiara Poggi ha un’altra origine biologica». Saliva o altro. Era stata anche quella traccia organica uno degli elementi alla base del fermo di Stasi. Provvedimento, però, non convalidato dal gip che aveva disposto la scarcerazione del fidanzato di Chiara, esprimendo dei dubbi sul fatto che si trattasse di sangue.

Per la difesa, si può dimostrare che «le impronte ritrovate non si ricollegano a nessuna delle scarpe di Alberto Stasi». «Qualora, per ipotesi – argomentano gli avvocati riferendosi al momento della scoperta del cadavere -, il nostro assistito avesse calpestato qualche macchia di sangue sul pavimento, si può dimostrare che il materiale di queste scarpe non consente di assorbire quello che si sta calpestando», perché idro-repellente. «Le fotografie scattate nell’immediatezza del ritrovamento – proseguono – consentono di poter affermare che Alberto Stasi poteva attraversare tutto il soggiorno senza calpestare alcuna traccia ematica». Il fatto che le scarpe sequestrate all’indagato, che aveva trovato il corpo della fidanzata e dato l’allarme, non avessero tracce di sangue era uno degli elementi di sospetto per l’accusa. Da qui la sollecitazione alla Procura perché proceda a una richiesta di archiviazione della posizione del neo-laureato «per non aver commesso il fatto».

L’avvocato Colli tiene a precisare che la perizia è stata fatta con criteri assolutamente oggettivi e swceitifici. «Il professor Avato l’aveva spiegato quando ha accettato l’incarico – ricorda Colli – “Mi basero´ solo su dati scientifici, non aspettatevi che assecondi la linea della difesa”».

Per il consulente della famiglia Poggi, Marzio Capra, quella delle due persone in casa «allo stato delle cose mi sembra un’ipotesi assolutamente impossibile». Capra chiarisce di non avere «alcuna preclusione nei confronti di alcuna ipotesi, se basata su elementi di scientificità», anche se rileva che nulla, finora, ha portato gli investigatori a formulare l’ipotesi di possibili complici, «nonostante le indagini siano state estremamente accurate». Sul luogo del delitto erano intervenuti i carabinieri del Ris.

E i Poggi come hanno preso questo fatto nuovo? «Su tutto quello che è uscito oggi – sottolinea Giuseppe Poggi, il padre di Chiara – e che uscirà nei prossimi giorni, perché sono sicuro che uscirà qualcos’altro, non vogliamo fare alcun commento». «La nostra ferita non si rimarginerà mai – ha aggiunto, il papà di Chiara – noi non commenteremo nessun nuovo fatto nelle indagini: aspettiamo quello che ci diranno». Il 13 agosto si terrà una funzione privata per commemorare Chiara.

IlSecoloxix 05.08.2008

 

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