Abusi su un bambino: Pascarella, animatore forlivese a giudizio

UDIENZA PRELIMINARE

Pascarella a giudizio
Per il noto animatore forlivese niente rito abbreviato a porte chiuse, che consentiva lo sconto di un terzo della pena. Si va in aula, a processo, il 22 dicembre prossimo. Ma gli avvocati Martines e Urbini credono fermamente nell’innocenza

Forlì, 30 luglio 2008 – Andrà in aula, di fronte ai giudici del tribunale. Accadrà il 22 dicembre prossimo. Marco Martines e Barbara Urbini, legali del neo imputato Michele Pascarella, 36 anni, accusato di aver violentato un bimbo di 5 anni, volevano evitare il processo pubblico. Il pm, Fabio Di Vizio, sembrava d’accordo. Il giudice dell’udienza preliminare, Rita Chierici, nella scorsa udienza del 15 luglio, aveva dato segnali di disponibilità. Ma aveva rimandato la decisione alla prossima udienza. Cioè ieri. Risultato: niente giudizio abbreviato a porte chiuse, che prevede lo sconto di un terzo della pena. Si va in aula. A processo.Il fatto è che i legali di Pascarella non volevano il giudizio abbreviato per il solo sconto della pena. Gli avvocati Martines e Urbini credono fermamente nell’innocenza di Pascarella, animatore-cantastorie, conosciutissimo in città per la sua attività di intrattenitore, specie nelle feste scolastiche. I due legali volevano il rito alternativo per evitare lungaggini giuridiche. Ma non lo chiedevano ‘puro’, cioè dando per buone le sole prove raccolte finora nel fascicolo. Chiedevano altri accertamenti. Altre prove. Altre testimonianze. E chiedevano la non utilizzabilità delle intercettazioni. Morale: non chiedevano l’abbreviato perché tanto ormai la sorte del loro assistito è segnata. Per loro Pascarella – ora in libertà – è totalmente estraneo ai fatti. Il giudice Rita Chierici, a quel punto, ha deciso: le intercettazioni sono valide e se ci devono essere ulteriori accertamenti, meglio che si facciano nella ‘sede naturale’. Il processo pubblico.

Venerdì 31 agosto 2007: il condominio d’una via che costeggia la polpa centrale della città viene popolato da una corona d’auto. Sono i carabinieri di Forlì. Sono lì per Michele Pascarella. I militari indagano su di lui dall’inizio del mese. Da quando cioè un ragazzo di 25 anni – che s’è ieri costituito parte civile, difeso dall’avvocato Licia Zanetti – va in procura e denuncia una storia del suo passato. Dice d’essere stato costretto a rapporti sessuali. E fa il nome di Pascarella. Qualche giorno dopo l’appartamento del cantastorie forlivese viene tappezzato di microfoni e microcamere. In casa, Pascarella, single, ospita un bimbo di 5 anni: l’ha avuto in affido temporaneo dai servizi sociali del comune. Le intercettazioni non lascerebbero dubbi, dice l’accusa: quel bambino viene molestato. E dopo l’arresto nel centro del mirino finiscono pure i servizi sociali del Comune. Dopo un paio di mesi, nel registro degli indagati compaiono Rossella Ibba, responsabile delle Politiche sociali, e Maria Lora Mingozzi, funzionaria dell’Unità minori. L’inchiesta a loro carico è chiusa. Per il pm Di Vizio devono rispondere di falso ideologico e omissione di atti d’ufficio: non avrebbero seguito le procedure di legge. E non solo nell’affido di quel bimbo. I casi contestati, tra il 2006 e il 2007, sono 39.

Maurizio Burnacci

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