La Franzoni diventa sarta in carcere per il progetto Alta moda

Bologna . E’ stata condannata a 16 anni per l’omicidio del figlio Samuele
Confeziona biancheria di lusso nel laboratorio della Dozza

MILANO – Confeziona asciugamani e lenzuola di lusso. Dal carcere della Dozza di Bologna adesso Annamaria Franzoni lavora per l’«Alta moda». O almeno fa le prove generali, in vista della selezione per chi potrà partecipare al progetto «Ape Malandra» ideato da Valeria Ferlini, partito a San Vittore, esportato a Opera e ora in arrivo a Bologna. Annamaria, condannata a 16 anni (ora 13 per l’indulto) per l’omicidio del figlio Samuele, sta tentando di ritrovare una sua «normalità».

Lo fa lavorando a macchina, la sua prima attività da quando, dal 21 maggio scorso la sua condanna è diventata definitiva. Finora aveva passato il tempo leggendo libri, riposandosi e guardando la tv, in attesa delle visite puntuali del marito Stefano e dei figli Davide e Gioele. Adesso ha deciso di reagire. Non più apatia, ma la voglia di costruirsi un piccolo mondo. Niente cucina, che pure era una delle cose che più la interessava da donna libera. A Monteacuto Vallese, dove ha vissuto (dopo Cogne) fino al suo ultimo giorno di libertà, le capitava spesso di aiutare proprio in cucina nell’agriturismo di famiglia. Niente giardinaggio, che è tra i laboratori più seguiti dalle detenute della Dozza. Lei ha scelto di creare, cucire. Tutti i manufatti verranno venduti all’esterno a bordo di un’Ape Piaggio, allestita come fosse una bancarella e che girerà per varie città d’Italia alla ricerca di acquirenti dei prodotti «made in carcere». «Per motivi burocratici il progetto non è ancora operativo – spiega Desi Bruno, garante dei detenuti alla Dozza – e per ora ci sono le prove generali. Questa è una casa circondariale, dove i detenuti si fermano poco, per questo abbiamo modificato un poco il progetto: non più alta moda che richiederebbe corsi dai tempi lunghi. Le detenute confezioneranno biancheria di lusso come asciugamani, lenzuola e tovaglie». Come quelle che Annamaria sta imparando a creare, seduta alla macchina da cucire, non dimenticando mai la sua storia e quella del suo bambino ucciso, Samuele. Ripete più che mai, come ha sempre fatto dal quel 30 gennaio 2002, che lei non ha ucciso il suo bambino. A chi la va a trovare, consiglieri regionali o deputati dice sempre: «Io dormo sogni tranquilli, sono innocente».

Corriere della Sera Cristina Marrone
19 luglio 2008

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