Delitto via Poma, sangue sulla porta dell’ufficio compatibile con DNA fidanzato Simonetta Cesaroni

 

Di seguito tre articoli sui risultati dei Ris e la probabile svolta in questo giallo del 1990.

ROMA (ANSA 16 luglio) – Una nuova pagina nell’inchiesta sul delitto di via Poma: un dna parzialmente compatibile con il profilo genetico di Raniero Busco, l’ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, uccisa a Roma con 30 coltellate il 7 agosto 1990 è stato isolato da una traccia di sangue commisto trovata su una porta dell’ufficio dove fu massacrata la giovane impiegata. Busco è già indagato dalla procura per omicidio e la scoperta potrebbe aggravare la sua situazione. L’indagine è stata condotta dai carabinieri del Ris di Parma e della questione. Se ne parlerà questa sera a Matrix, trasmissione che ha dato delle anticipazioni. L’attribuzione del profilo genetico di Busco è ritenuta altamente probabile. Sulla traccia ematica, frutto di una commistione del sangue di Simonetta e di un’altra persona, sono stati infatti trovati, tra gli altri, otto alleli (componenti dei cromosomi che formano il dna di un individuo) apparentemente compatibili con l’impronta genetica di Busco.

Per avere maggiori certezze sull’esito di quell’esame i pm Italo Ormanni e Roberto Cavallone si sono rivolti ad un’esperta spagnola, Maria Victoria Lareu Huidobro, docente di medicina legale dell’università di Santiago di Compostela. I risultati devono essere ancora consegnati.

Legale Busco: vergognosa la fuga di notizie. «Non sappiamo nulla dei risultati della consulenza. È assolutamente vergognosa la fuga di notizie che ancora una volta deve registrare questa vicenda ed è grave il fatto che la stampa venga messa al corrente di risultati così delicati e non ancora pubblici». Lo ha affermato l’avvocato Paolo Loria, legale di Raniero Busco commentando le indiscrezioni emerse oggi.

 

Delitto di via Poma:
svolta nelle indagini
grazie al Ris di Parma
Il fidanzato di allora, Raniero Busco, indagato per omicidio volontario

Roma, 16 lug. (Apcom) – Grazie alle indagini del Ris di Parma, nuovo passo in avanti per l’inchiesta sull’omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto a Roma, in via Poma, il 7 agosto del 1990.

Da una traccia di pochi centimetri quadrati, refertata all’epoca del delitto su una porta dell’appartamento luogo della violenza, ed esaminata ancora una volta dagli esperti nominati dalla Procura di Roma, sarebbe stata identificata una porzione ematica mista della vittima e del suo fidanzato di allora, Raniero Busco.

L’uomo, nel settembre scorso, in seguito ad una prima relazione del Ris di Parma consegnata agli inquirenti, era stato iscritto sul registro degli indagati per il reato di omicidio volontario.

La traccia era stata localizzata, in particolare, su una porta dell’appartamento sede dell’Aiag – sigla che sta per “Associazione italiana ostelli della gioventù”, nell’edificio di via Poma, dove fu uccisa Simonetta.

L’accertamento era stato disposto dalla Procura nel settembre scorso. Ed entro breve il dossier completo, riguardante le analisi svolte, compilato dal professor Vincenzo Pascali dell’Università Cattolica dal colonello del Ris dei carabinieri Luciano Garofano e da un’esperta di medicina legale spagnola, Maria Victoria Lareu Huidobro, dell’università di Santiago de Compostela, sarà posto all’attenzione di chi indaga, i pm Roberta Cavallone e Ilaria Calò.

Secondo quanto si è appreso, gli esperti avrebbero isolato oltre al sangue della vittima anche 8 alleli che sarebbero riconducibili al cromosoma di Busco.

Il suo ‘indicatore’ risulterebbe l’unico ad aver avuto una qualche corrispondenza con quella di 31 uomini che gli investigatori avevano previsto in un elenco che comprende gli amici di Simonetta, colleghi, conoscenti e vecchi indagati.

Potrebbe esser la prova con la quale gli inquirenti trarranno le conclusioni rispetto all’intricato caso di cronaca? A piazzale Clodio si mantiene assoluto riserbo e si rileva come il rapporto dei consulenti dell’ufficio dell’accusa non sia ancora stato consegnato e che quindi non vi sono ancora dati certi.

Quel che appare al momento indubbio è che da altri elementi d’arredo dell’appartamento dell’Aiag, dallo specchio dell’ascensore, dalle macchie nel lavatoio, da quelle sui vestiti, non pare esser venuto nulla di concreto.

L’avvocato Lucio Molinaro, legale della famiglia Cesaroni, ha spiegato: “Ho parlato proprio oggi con i magistrati i quali mi hanno ribadito che non ci sono anticipazioni sul nuovo rapporto dei consulenti, ed aggiungo purtroppo. Siamo quindi ancora in attesa di un miracolo, di un dato certo che porti alla identificazione del killer di Simonetta”.

La cronistoria del delitto

Simonetta Cesaroni, 21 anni, venne uccisa in un orario compatibile tra le 15.30 e le sei del pomeriggio. Gli uffici dell’Aiag erano al terzo piano, scala B, dello stabile di via Carlo Poma, nel quartiere Prati, a poche decine di metri dalla sede della Corte dei conti.

Il corpo della ragazza viene ritrovato alle 23,30 del 7 agosto dalla sorella Paola, accompagnata dal fidanzato, e da Salvatore Volponi, datore di lavoro della ragazza, l’uomo che l’aveva mandata temporaneamente in via Poma, fuori dall’orario di servizio, “prestandola” all’associazione.

Fu proprio Volponi a ritrovare il cadavere, dopo un veloce giro dell’appartamento. Simonetta era distesa a terra con le gambe divaricate, nuda ad eccezione di un corpetto, il reggiseno arrotolato al collo e un paio di calzini ai piedi, ma il medico legale potrà accertare che non ha subìto violenza sessuale: l’assassino, però, ha infierito sul suo corpo con ventinove profonde coltellate.

In un primo accertamento disposto proprio sul corpetto, nei mesi scorsi, risultò il dna compatibile con quello di Busco, che oggi ha 43 anni. Di qui la sua iscrizione sul registro degli indagati. Quel rilievo genetico era dovuto ad una piccola traccia di saliva. Motivabile in molti modi – fu spiegato dagli investigatori – quando tra due persone c’è un rapporto sentimentale.

Ma che poteva esser messo in dubbio se all’epoca dei fatti vennero raccolte dichiarazioni testimoniali giurate rispetto, esempio, ad un cambio d’abito della vittima.
16/07/2008Via Poma, traccia dna ex fidanzato in sangue su porta
ROMA – Era quella dell’ex fidanzato la saliva trovata sul corpetto di Simonetta Cesaroni. Sua, come ha dimostrato mesi fa l’analisi del dna fatta dal Ris, quella traccia lasciata forse dopo un morso o un bacio. Una traccia che tuttavia non provava altro che un incontro tra i due, forse nemmeno quello stesso giorno in cui Simonetta fu uccisa. Ma è di oggi la notizia che il dna di Raniero Busco sarebbe anche compatibile con quello isolato dal sangue, misto a quello della fidanzata, trovato su una porta dell’ufficio teatro dell’omicidio. Un nuovo indizio biologico, riemerso a quasi 18 anni dall’omicidio, condurrebbe ancora all’ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, uccisa a via Poma a Roma il 7 agosto 1990 con 29 coltellate. La scoperta è stata fatta dai carabinieri del Ris di Parma e della questione si parlerà stasera nel programma di Enrico Mentana, “Matrix”, che al riguardo ha diffuso un’anticipazione sui nuovi sviluppi della vicenda. Secondo quanto si è appreso, l’esame svolto dagli esperti dell’Arma si è concluso con un’attribuzione del profilo genetico di Busco ritenuta altamente probabile. 

 

 

Sulla traccia ematica, frutto di una commistione del sangue di Simonetta e di un’altra persona, sono stati infatti trovati, otto ‘alleli’ (componenti dei crosomi che formano il dna di un individuo) apparentemente compatibili con l’impronta genetica di Busco. Per avere maggiori certezze sull’esito di quell’esame i pm Italo Ormanni e Roberto Cavallone si sono rivolti ad un’esperta spagnola, Maria Victoria Lareu Huidobro, docente di medicina legale dell’università di Santiago di Compostela. I risultati della perizia, tuttavia, devono essere ancora consegnati. La nuova traccia biologica se attribuibile non solo probabilisticamente, grazie alle sofisticate tecniche di medicina forense, ad un nome e un volto consentirà di contestualizzare la presenza di un’altra persona, il probabile assassino, sia temporalmente che spazialmente sulla scena del crimine e cioé nell’ufficio di quel palazzo del quartiere Prati a Roma in un caldo pomeriggio di 18 anni fa.

Da soli, infatti, l’analisi del dna depositata nel settembre scorso sulle tracce di saliva trovate sul corpetto indossato da Simonetta non era sufficiente a collocare sulla scena del crimine Busco. All’iscrizione di Busco, inserito tra una trentina di sospetti su cui hanno indagato il procuratore aggiunto di Roma Italo Ormanni e i sostituti Ilaria Calò e Roberto Cavallone, si giunse proprio dopo il deposito della perizia sul corpetto di Simonetta e le analisi fatte dal comandante del Ris, il colonnello Luciano Garofano. “Ho parlato proprio oggi con i magistrati – ha detto l’avvocato Lucio Molinaro, legale della famiglia Cesaroni – i quali mi hanno ribadito che non ci sono anticipazioni sul nuovo rapporto degli esperti ed aggiungo purtroppo. Siamo quindi ancora una volta in attesa di un miracolo, di un dato certo che porti alla identificazione del killer di Simonetta”.

 

 

 

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