GARLASCO: Spunta il mistero del martello scomparso

DI seguito, articolo: Garlasco, un’altra accusa contro Alberto: “Vuole andarsene in Svizzera”

FONTE: LA  Provincia Pavese  
DELITTO DI GARLASCO – La forma dell’attrezzo compatibile con i colpi ricevuti dalla vittima

Adriano Agatti
Il padre di Chiara si è accorto che mancava dal garage
Si sospetta possa essere l’arma utilizzata dall’assassino GARLASCO. Dal garage della villa di via Pascoli manca un martello. Non uno qualunque ma un attrezzo con una parte a forma di coda di rondine, una superficie che potrebbe lasciare ferite compatibili con le lesioni riportate da Chiara Poggi, la giovane massacrata il 13 agosto scorso. Giuseppe Poggi si è accorto della sparizione del martello qualche giorno dopo il rientro in casa. E ha avvisato i carabinieri. E’ questa la misteriosa arma usata dal killer di Chiara oppure non c’entra nulla con il delitto? Rispondere non è facile ma, per il momento, non sembra possibile collegare direttamente il martello al delitto. Nonostante i dubbi si apre uno spiraglio per scoprire il tipo di arma usata per massacrare la giovane laureata in economia e commercio. I carabinieri hanno preso in considerazione la segnalazione di Giuseppe Poggi ma, per il momento, la linea investigativa non cambia. Alberto Stasi resta l’unico indagato e la scadenza dell’inchiesta è il 20 di agosto.
Ecco la ricostruzione dell’ultimo colpo di scena nel giallo del delitto di Chiara. La famiglia Poggi è rientrata nella villa il 16 aprile scorso. E, naturalmente, Giuseppe Poggi è ritornato a muoversi tra le sue cose dopo diversi mesi di assenza. Il padrone di casa e la moglie hanno cercato di ricordare con calma tutti gli oggetti custoditi che potevano essere sfuggiti nel corso dei sopralluoghi effettuati alla presenza dei carabinieri quando l’abitazione era ancora sotto sequestro. E Giuseppe Poggi ha ricordato che in garage teneva anche un martello particolare. Un attrezzo a duplice superficie, una piatta per piantare i chiodi e l’altra a forma di coda di rondine che serve per toglierli. L’ha cercato in tutti gli angoli del garage ma il martello non c’era più. E così ha avvisato l’avvocato di famiglia, Gianluigi Tizzoni. E poi i carabinieri. Nessuna denuncia ma solo una segnalazione verbale di un particolare che poteva essere utile all’inchiesta.
«E’ vero – spiega l’avvocato Gianluigi Tizzoni – il mio cliente si è ricordato di quel martello ma non l’ha più trovato. L’ha cercato da ogni parte della villa ma senza fortuna. Era scomparso e, per il momento, non possiamo dire se qualcuno l’abbia preso oppure se sia veramente l’arma del delitto».
I genitori di Chiara non hanno trovato altri oggetti ma la loro sparizione non ha destato particolare impressione perchè la forma non era compatibile con le ferite riportate dalla vittima. Discorso opposto per quel martello. Se l’assassino avesse colpito Chiara con la parte frastagliata il mistero sarebbe risolto. Il medico legale dell’Università di Pavia che ha eseguito l’autopsia, Marco Ballardini, ha sempre parlato di un’arma a forma di coda di rondine. Un oggetto misterioso che, nonostante gli sforzi investigativi, non è stato ancora identificato. E che sarebbe compatibile con il martello scomparso dalla villa di via Pascoli. Un attrezzo che potrebbe rivelarsi un mistero nel mistero ma potrebbe trasformarsi in uno spiraglio per arrivare alla verità almeno sull’arma del delitto.

(11 luglio 2008)Torna indietro

Garlasco, un’altra accusa contro Alberto: “Vuole andarsene in Svizzera”

«Per noi Alberto Stasi può andare dove gli pare», dice il dottor Alfonso Lauro. Il procuratore della Repubblica di Vigevano non sembra agitato dalla notizia lanciata ieri dalla Provincia Pavese: secondo il quotidiano, l’unico indagato per il delitto di Garlasco si sta preparando ad abbandonare l’Italia e trasferirsi in Svizzera insieme alla famiglia.
«Non è vero niente, la vita degli Stasi è a Garlasco, non vanno da nessuna parte», protesta l’avvocato di Alberto, il professor Angelo Guarda. E però la Provincia cita voci insistenti, contatti già in corso per vendere la grande villa degli Stasi e l’avviata attività di autoricambi. Emigrano o non emigrano, gli Stasi? Un altro piccolo mistero che va ad aggiungersi alle tante domande senza risposta che si accavallano da quella mattina di agosto in cui Chiara Poggi, fidanzata di Alberto, ragazza senza macchie, senza grilli, senza ombre, venne barbaramente uccisa sulle scale di casa.

Tra poco sarà passato un anno. E questo – insieme al dolore dei Poggi che non passa, alla curiosità dei media che si risveglia a fasi alterne – comporta anche un passaggio delicato, importante, nella macchina complicata dell’inchiesta. Entro il 13 agosto il procuratore Lauro e la sua sostituta Rosa Muscio dovranno decidere che fare, perché i termini scadono. Prima ipotesi: chiedere una proroga, indicando al giudice preliminare quali e quanti accertamenti ancora sono doverosi per tentare di trovare e inchiodare l’assassino. Seconda ipotesi: chiudere l’indagine con quanto è stato raccolto finora, e scegliere a quel punto se cercare di portare Alberto Stasi a processo, o rassegnarsi invece all’insufficienza delle prove raccolte, avviando mestamente il giallo di Garlasco verso il limbo dei casi irrisolti. Con buona pace della famiglia di Chiara e della sua richiesta di giustizia.
Cosa accadrà? Di certo il risvegliarsi delle voci, delle indiscrezioni – la presunta fuga degli Stasi, e prima ancora l’individuazione dell’arma del delitto, un martello sparito dalla cantina dei Poggi – sono segnali di un’attività sotterranea e febbrile, dell’avvicinarsi di giorni decisivi nel braccio di ferro tra accusa e difesa. Dice l’avvocato Giarda: «Tra poco il nostro perito depositerà la sua relazione, e saranno altre picconate per l’inchiesta contro Alberto». E se invece la Procura chiede il rinvio a giudizio del ragazzo? «A quel punto chiamerei a raccolta i giornalisti e racconterei alcune cose che so di questa inchiesta. È un’indagine sbagliata sin dall’inizio… Bisognava mettere Garlasco a ferro e fuoco, chiuderla con una cintura come ai tempi della peste, e non fare entrare e uscire nessuno finché non si fosse capito qualcosa. Invece si è puntato solo e soltanto su Alberto, su questo ragazzo dall’occhio “lombrosianamente omicida”, come ha scritto qualcuno. Cose da pazzi. La verità, quella vera, la sa solo il Padreterno. Ma la verità che noi ci siamo fatti, leggendo gli atti, è che Alberto non è stato. E però qualcuno Chiara l’ha uccisa, a meno che non si pensi a un demone saltato fuori dall’inferno. Peccato che in questi undici mesi nessuno lo abbia cercato».
In realtà, sotto traccia, senza clamore, qualche passo in altre direzioni i carabinieri lo hanno tentato: come gli accertamenti su alcuni dipendenti della Computer Sharing, l’azienda milanese dove Chiara aveva iniziato a lavorare dopo la laurea. Ma senza risultati. E così tutto torna di nuovo a ruotare intorno a lui, Alberto, il fidanzato. Ufficialmente gli elementi contro l’ex bocconiano sono quelli noti da mesi: una goccia del Dna di Chiara sul pedale della sua bici, alcune incongruenze del suo racconto, il possibile movente delle foto pedofile trovate sul suo computer. «E lei pensa – dice Giarda – che si possa fare un processo per omicidio su queste basi?». Difficile. Così prende credito la voce di uno o più nuovi elementi che la Procura potrebbe avere raccolto in questi mesi, e che ancora non si conoscono. «Se hanno degli assi nella manica li valuteremo – dice il difensore del giovane Stasi – ma io sono convinto che se elementi veri, concreti, fossero emersi in questi mesi lo saremmo venuti a sapere subito. Per il semplice motivo che avrebbero risbattuto Alberto in galera».

Il Giornale 12 luglio 2008

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