Coppia imprenditori indagata per violenza sessuale: “Noi, invitati a cena e poi drogati mentre abusavano dei nostri bimbi”

 VIOLENZA / DUE FAMIGLIE DENUNCIANO

I piccoli denunciano di essere stati portati in camera, spogliati e ripresi con la telecamera. I genitori: “Eravamo in trance, incapaci di muoverci”. Coppia di imprenditori indagata per violenza sessuale

BOLOGNA, 13 luglio 2008 – DUE BAMBINI che raccontano di essere stati pesantemente molestati da un uomo e da una donna, che li hanno pure ripresi con foto e videocamera. Due coppie di coniugi, i genitori dei piccoli, che denunciano di essere state drogate, finendo così fuori combattimento mentre avvenivano gli abusi. Marito e moglie, i presunti autori delle agghiaccianti molestie, indagati per violenza sessuale.
Sono questi gli ingredienti di una brutta storia finita sul tavolo del pubblico ministero Giuseppe Di Giorgio, titolare di un’inchiesta che si preannuncia difficile e delicata.
Una brutta storia sulla quale, per ovvi motivi, in Procura vige il massimo riserbo. I fatti risalgono a qualche mese fa, così come le denunce presentate dalle famiglie alla polizia. Nel primo caso, si tratta di marito e moglie sui 50 anni, con un figlio undicenne; la seconda è una coppia sui 35 anni, la cui figlia ha appena 4 anni. Si sono conosciuti in un secondo tempo, quando tutto era già successo. Entrambi i nuclei familiari, infatti, sono entrati in contatto separatamente con gli indagati.

TUTTO comincia per motivi di lavoro: gli accusati sono marito e moglie, 50 e 35 anni, residenti in un paese della prima provincia, dove gestiscono un’attività imprenditoriale e le famiglie coinvolte sono loro fornitori.
«Visto che ci frequentavamo per motivi di lavoro – hanno spiegato agli inquirenti le due coppie, in un racconto fotocopia -, piano piano siamo diventati amici di quell’uomo e di sua moglie. E così ci hanno invitati a cena a casa loro. Abbiamo accettato, non avevamo il minimo sospetto».

GLI INCONTRI avvengono fra marzo e aprile. Durante quelle serate, però, accade qualcosa di strano: «Abbiamo bevuto acqua, vino e caffè come avviene normalmente – hanno spiegato i genitori -. Sembrava che tutto andasse bene, poi però, a un certo punto, siamo piombati in uno stato di stordimento. Eravamo come in una specie di trance, incapaci di muoverci. Quello stato di alterazione dei sensi è durato parecchio e, quando ci siamo ‘svegliati’, non ricordavamo nulla». Qualche giorno dopo, l’amara sorpresa. I figli, il cui umore cambia radicalmente dal giorno della cena, si confidano e rivivono l’incubo.

STANDO al loro racconto, mentre i genitori sono fuori combattimento per le droghe ingerite, i piccoli vengono portati in camera dai padroni di casa, spogliati, adagiati sul letto e pesantemente molestati. Il tutto sotto l’occhio vigile di videocamere e macchine fotografiche digitali. Sono entrambi, sia l’uomo che la donna, a compiere i (presunti) abusi. Fin qui il racconto dei bambini.
I GENITORI, choccati e quasi increduli, si sforzano di ricordare qualcosa di quelle sere, ma ne ricavano solo frammenti sfumati. «Siamo stati drogati», è la sola conclusione a cui giungono. Inevitabilmente, si precipitano alla polizia per denunciare tutto. Solo a quel punto, dopo settimane, la prima famiglia scopre che una seconda è stata vittima dello stesso trattamento. Ci sarebbe addirittura una terza famiglia, che però non ha sporto denuncia.
Intanto partono le indagini, nel più stretto riserbo. Uno dei minori sarebbe stato anche sentito dal magistrato.

COMINCIANO anche movimenti strani all’intero dell’azienda degli indagati. Alcuni scatoloni di materiale sarebbero stati portati via. Forse non ci sono collegamenti, forse sì. Poi accade qualcos’altro: notando che l’atteggiamento delle famiglie ‘vittime’ cambia, l’indagato chiama due volte al telefono il padre e pronuncia frasi vagamente allusive e minacciose. «Perché non vieni più? Che ti salta in mente?». Più esplicita la seconda comunicazione: «Hai strane idee? Non siamo mica cretini, sappiamo dove sei». Il giorno dopo il padre trova le gomme dell’auto tagliate. Anche questo viene raccontato dagli interessati alla polizia.

 di GILBERTO DOND IIl Resto del Carlino

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