Omicidio Federica.L’amico dell’assassino: così ho tradito Victor, lo meritava

La cattura di «el gordo», reo confesso dell’omicidio di federica

La trappola tesa all’assassino. «L’ho trattenuto per mezz’ora, un’eternità. L’abbiamo fatto per gli Squarise»DAL NOSTRO INVIATO
LLORET DE MAR – Javier Hinojo non si perde un notiziario. Vuole ogni dettaglio sul caso di Federica Squarise, la ragazza italiana assassinata a Lloret de Mar. Le notizie di ieri dicevano che in questa storia c’è un super testimone sotto protezione e che la ragazza è stata uccisa in due fasi. Gli investigatori hanno poi spiegato che è stata «prima tramortita e poi soffocata da Victor con una seconda azione », parlano di comportamento «gravissimo e ripugnante». Il giudice dice che Victor Diaz Silva è accusato di omicidio con l’aggravante dell’aggressione sessuale, che rischia 25 anni di carcere. Javier è uno dei quattro amici che hanno tradito Victor el Gordo.

Lei lo ha trattenuto con un pretesto mentre gli altri tre chiamavano la polizia…

«È stata la mezz’ora più terribile della mia vita. Guardavo l’orologio in continuazione, ogni minuto mi sembrava un’eternità. Lui mi diceva che aveva ucciso una persona in una rissa e io vedevo la faccia di quella povera ragazza».

In che condizioni era Victor?

«Era stravolto, bianco come un cencio, sudato e nervoso. Mi sembra di vederlo ancora con quella testa rasata, senza le sopracciglia, con tutti quei graffi sulle braccia e sulle gambe. Diceva che aveva raccontato tutto anche a un’amica di Barcellona e che quella gli aveva messo una Bibbia in mano e l’aveva cacciato di casa».

Come vi conoscete?

«Ci siamo visti a Lloret. Un mese fa era venuto da noi a chiedere rifugio perché aveva litigato con la sua donna ed era senza una casa. Allora lo abbiamo ospitato. L’altra sera eravamo tutti a casa da José (uno dei quattro, ndr). Hanno suonato il campanello, abbiamo guardato dallo spioncino e abbiamo visto lui. Abbiamo finto di non essere in casa e lui è andato via».

Lo avete lasciato scappare?

«Non sapevamo che fare. Eravamo spaventati. Poi ci siamo detti “non possiamo lasciarlo andare”. E allora siamo scesi anche noi e ci siamo messi in macchina a cercarlo mentre pensavamo alla trappola. Ci ha visto lui per strada, ci ha chiamati e ci ha detto subito che voleva aiuto».

Poi a lei ha confessato tutto.

«Sì, mi ha detto che c’era stata una rissa, che gli era scappata la mano e aveva fatto un errore ».

Nessun accenno a Federica?

«No, niente. Io contavo i secondi. Ricevevo sms dagli amici che erano con la polizia e chiedevano dove fossimo. Ma lui voleva spostarsi in continuazione, aveva il terrore di essere riconosciuto. Diceva che non sarebbe andato in carcere».

Alla fine è arrivata la polizia?

«Sì, lui ci ha guardati e ci ha detto “mi avete tradito, mi state facendo arrestare”. Noi gli abbiamo risposto “è quello che ti meriti” e io non ce l’ho fatta a stare zitto. Gli ho detto “bastardo, passerai la vita in galera”. Sono tornato a casa pensando alla famiglia di Federica. L’abbiamo fatto per loro».

Giusi Fasano
Corriere della Sera 12 luglio 2008

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