Telefono Arcobaleno attacca:Perchè la pedofilia all’antimafia?

Pesanti critiche al decreto sicurezza. Un passaggio incongruo
E sparisce il Nucleo Investigativo Telematico di Siracusa

Petizione al Parlamento per una profonda modifica all’articolo 2 del testo

di CARLO CIAVONI

ROMA – “Se passa il decreto sicurezza così com’è, pedofili e mafiosi avranno di che festeggiare”. La denuncia è di Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno, l’organizzazione che da anni si batte contro la pedofilia on-line con ottimi risultati, a fianco dei Nit (Nucleo Investigativo Telematico) di Siracusa e Milano. Le ragioni della denuncia sono contenute in una petizione presentata ieri al Parlamento italiano, affinché il provvedimento venga radicalmente
cambiato nell’articolo 2, che ne ripropone un altro della legge n° 48, approvata il 18 marzo scorso, quando però le Camere erano già sciolte.

L’urgenza di modificare il decreto, domani in discussione in Aula e che lunedì sarà votato, nasce dal fatto che s’introduce di fatto il principio secondo il quale la competenza esclusiva per le indagini sui reati di pedofilia e pedopornografia, oltre che per tutti i crimini informatici, passerà nelle mani delle Procure Distrettuali Antimafia. Un “regalo” tutt’altro che gradito da strutture giudiziarie già debilitate sotto montagne di fascicoli voluminosi e complicati. Un aggravio di lavoro che diventerà difficile, se non impossibile, assorbire. La conseguenza immediata sarà poi una decelerazione delle indagini sulle organizzazioni mafiose, oltre ad un drastico rallentamento delle attività di contrasto alla pedofilia.

Non è un caso, infatti, che alcune Procure Distrettuali, da aprile ad oggi, abbiano già deciso di alleggerirsi rinviando agli uffici giudiziari “ordinari” numerosi fascicoli relativi a reati di pedofilia o pedopornografia on-line.

Nella petizione inviata al Parlamento da Telefono Arcobaleno si citano, tra l’atro, casi di Procure Antimafia, dove per competenza territoriale erano finiti fascicoli di pedofili, che però sono rimasti negli scaffali a marcire per anni ed anni dopo la denuncia. Ma l’altro grave effetto è la chiusura dei Nit di Sircausa e Milano, organismi agili formati da poliziotti, carabinieri e finanzieri, che negli anni avevano costruito un rapporto di collaborazione speciale con le Procure ordinarie di appartenenza e un sodalizio efficacissimo con Telefono Arcobaleno, in un gioco di squadra a tre, che ha permesso alla Giustizia italiana di chiudere il 75% dei siti pedopornografici scoperti nel nostro Paese. Adesso, se il “decreto sicurezza” passerà, accogliendo l’idea di trasferire le competenze
solo alle Procure Antimafia contenuta nell’articolo 11 nella legge 48, il lavoro di monitoraggio e indagine sarà esclusivamente nelle mani della Polizia Postale che, nonostante gli enormi passi avanti nell’ambito della tecniologia e nella tecnica di indagine, è pur
sempre un organismo complesso e articolato, costretto alle lentezze e alle farraginosità di tutte le strutture di grandi dimensioni. Se a questo poi si aggiunge che le indagini avverranno all’interno di un congegno giudiziario già di suo oberato, il futuro della lotta alla pedofilia non sembra avere orizzonti rassicuranti.

Domani inizierà la discussione generale sul decreto nell’Aula di Montecitorio, che dovrebbe essere votato lunedì pomeriggio e licenziato entro martedì. “La fretta con la quale è stata approvata la Legge 18 marzo 2008 n. 48” si legge nella petizione di Telefono Arcobaleno “oltre ad essere incomprensibile e di dubbia legittimità costituzionale, ha prodotto una serie di incongruenze ed errori, i quali generano a loro volta ulteriori dubbi di incostituzionalità. Si pensi, per esempio, alla circostanza che il Legislatore ha frettolosamente dimenticato di spostare alle Procure Antimafia anche la competenza del Gip – come avviene per i reati di mafia – generando in tal modo un’incongruenza grave nel sistema. Ma si pensi anche al reato di danneggiamento di un sistema informatico, il quale nell’ipotesi semplice è stato devoluto alla competenza del pubblico ministero distrettuale mentre nell’ipotesi aggravata (sistema informatico di pubblica utilità) resta di competenza delle procure ordinarie, con ulteriore grave incongruenza”.

“Il dramma dello sfruttamento sessuale dei bambini richiede un’azione di contrasto decisa e sapiente e non può tollerare simili errori”, ha aggiunto Giovanni Arena nella petizione inviata ai parlamentari. Sono 96.565 le rilevazioni e denunce di materiali pedofili on line dal 2003 al 2007, oltre 50 al giorno, che misurano l’ordine di grandezza di questo crimine contro l’umanità, che in cinque anni è cresciuto del 131,65 %. Nei primi sei mesi del 2008 sono stati rilevati 22.353 siti pedofili, con ulteriore incremento della pedofilia on line. L’Italia vanta un tristissimo quinto posto nella classifica mondiale dei Paesi che fanno consumo di materiale pedopornografico, dopo USA, Germania, Russia e Regno Unito, con una clientela italiana che rappresenta il 6,14% nello scenario planetario.

In conclusione, Telefono Arcobaleno chiede “l’abrogazione dell’art.11 della Legge 18 marzo 2008, n. 48; l’istituzione, ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione, di una Commissione parlamentare
d’inchiesta sul fenomeno della pedofilia, con il compito di verificare la congruità della normativa vigente, di formulare le opportune proposte per rendere più efficace, coordinata e incisiva la lotta alla pedofilia, di accertare e valutare la natura, le dimensioni e le caratteristiche dei mutamenti e delle trasformazioni
del fenomeno e di tutte le sue connessioni.

(La Repubblica 10 luglio 2008)

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