IL GIALLO DI GARLASCO.La tesi dell’accusa: “A ucciderla può essere stato solo lui”

 
Vigevano (Pavia), 5 luglio 2008 – “NON PUO’ essere stato nessun altro”. E’ il presupposto sul quale si baserà la richiesta di rinvio a giudizio che la Procura di Vigevano chiederà nei confronti di Alberto Stasi, unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, lo scorso 13 agosto a Garlasco. Proprio come per il caso di Cogne, in cui si è arrivati a una sentenza definitiva di condanna, anche se il sospettato si continua a professare innocente e a suo carico non ci sono prove schiaccianti, a Garlasco gli inquirenti hanno progressivamente ristretto il cerchio delle indagini, arrivando ad un unico possibile colpevole. Formalmente l’inchiesta sull’omicidio Poggi è ancora aperta e, considerate le tempistiche adottate in ogni sua fase dalla Procura di Vigevano, il sostituto procuratore Rosa Muscio la chiuderà l’ultimo giorno utile dei 12 mesi previsti per le indagini preliminari.ANCHE SE, di fatto, le indagini sono già chiuse da parecchi mesi: lo scorso 5 giugno, in occasione della festa di fondazione dell’Arma, il comandante della regione carabinieri Lombardia, generale Antonio Girone, lo ha detto chiaramente: “Dal nostro punto di vista, l’attività di polizia giudiziaria è conclusa”. E nelle scorse settimane sono arrivati pure gli ultimi esiti degli accertamenti scientifici chiesti dalla Procura. E’ datata infatti allo scorso 20 giugno la consegna in Procura a Vigevano della perizia firmata dagli esperti della Medicina legale di Pavia, Carlo Previderè e Gabriella Peloso, sui 36 capelli, di cui 7 trovati nella mano della ragazza uccisa: anche l’ulteriore approfondimento sul Dna ha appurato che tutti i capelli sono di Chiara. Una conferma a quanto contenuto già nella relazione del Ris di Parma, consegnata in Procura lo scorso 16 novembre.

E ANCHE la perizia della difesa, se già era stata annunciata all’inizio di gennaio, poi slittata proprio per i nuovi approfondimenti d’analisi disposti dal sostituto Rosa Muscio, ora pare che debba essere consegnata in Procura a giorni. Almeno pare dalle ultime dichiarazioni degli avvocati di Stasi, Angelo Giarda e Giuseppe Colli, in base alle quali il loro perito di parte, Francesco Maria Avato, avrebbe ormai ultimato il lavoro: la difesa dice di voler consegnare in Procura la perizia prima della comunicazione formale di chiusura delle indagini, per fornire agli inquirenti degli elementi che gli avvocati difensori ritengono utili per procedere poi alla loro richiesta di archiviazione. “Non ci sono elementi per il rinvio a giudizio”, è invece la linea difensiva, che contesta tutti gli elementi prodotti a sostegno della sua tesi dalla Procura.

A PARTIRE dalle scarpe pulite con cui Alberto Stasi è arrivato dai carabinieri dicendo di aver ritrovato la ragazza morta: per l’accusa non è possibile che qualcuno sia entrato nella villetta senza sporcarsi le suole mentre per la difesa è possibile che il fidanzato abbia schivato, pur se involontariamente, le chiazze di sangue già solidificato. E le impronte di Alberto nella casa, perd esempio quelle sul portasapone del bagno, dove l’assassino s’è lavato le mani, secondo il Ris lo collocano sulla scena del crimine; ma il fidanzato era stato in quella casa altre volte e nessun elemento, secondo la difesa, lo colloca sulla scena al momento del crimine. O le tracce biologiche trovate fra i pedali della bici di Alberto: sangue di Chiara per l’accusa, non per la difesa.

di STEFANO ZANETTE

 il giorno 5 luglio 2008

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