Santa Rita, le ammissioni del vice di Brega Massone:”Quegli interventi erano inutili”

Emilio Randacio
Ci sono volute sette interminabili ore. Un verbale che per la procura è diventato un punto saldo per spazzare via gli ultimi residui dubbi. Perché Pietro Fabio Presicci, il numero due del reparto di chirurgia toracica della clinica Santa Rita, in carcere dal 9 giugno scorso insieme al suo ex «capo», Pier Paolo Brega Massone, per una sfilza di lesioni perpetrate ai danni di ex pazienti, di 5 decessi, ha ammesso gran parte delle accuse. Ha riconosciuto che gran parte di quegli 88 interventi contestati dalla procura, «non erano necessari». «Ma questo era il metodo», avrebbe aggiunto il medico. Non si è entrati nel merito dei 5 pazienti morti dopo l´intervento e che costano l´accusa più pesante per Brega Massone e per Presicci. Ma l´interrogatorio che ha condotto ieri il pm Grazia Pradella, assistita da un perito medico, è stata la conferma più importante che l´indagine si attendeva. Dopo il lungo faccia a faccia, la tesi di Brega Massone dopo il primo interrogatorio, «ho sempre fatto l´interesse dei pazienti», sembra franare, come l´appello degli ex ammalati che si sono schierati senza se e senza ma al suo fianco.
«Dopo aver visionato le cartelle cliniche che ci hanno contestato – hanno spiegato fuori dal carcere di San Vittore i due legali di Presicci, gli avvocati Daniela Mazzocchi e Michele Ragonesi – abbiamo dato tutte le spiegazioni che ci sono state chieste». Per il momento, però, non sarà formalizzata alcuna richiesta di scarcerazione.
Se il loro assistito ha scaricato sul suo principale le maggiori responsabilità, su un punto sembra non essere stato però molto credibile. Dopo le perquisizioni del 2007, la sospensione della convenzione con l´Asl della Santa Rita, infatti, Brega Massone ha proposto al suo vice di seguirlo nella nuova struttura in cui è finito a lavorare fino all´arresto di un mese fa, alla San Carlo. Segno, sospettano gli inquirenti, di una totale comunità di intenti dei due. Difficile prevedere quella che sarà ora la linea del primario. Non si esclude che nelle prossime ore ci possa essere un nuovo interrogatorio in carcere.
Ieri, intanto, i pm Pradella e Siciliano hanno incassato due nuove conferme alla loro tesi. Sempre il Tribunale del riesame ha bocciato le istanze di scarcerazione presentate dai medici finiti ai domiciliari Marco Pansera e Giorgio Raponi, accusati solo per falso e truffa. Per Raponi, i giudici riconoscono che le prestazioni fisioterapiche che venivano passate come ricoveri, in realtà «si esaurivano nel giro di una sola ora». (Espresso Local 03 luglio 2008)

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