Operazioni superflue e lo stipendio dei chirurghi passava da 1.700 a 28.000 euro al mese

 
di Claudia Guasco
MILANO (10 giugno) – Alla clinica del notaio Pipitone guadagnavano tutti, tranne i pazienti. Prima a beneficiare di quello che il gip definisce un collaudato meccanismo truffaldino ai danni del sistema sanitario era ovviamente la clinica Santa Rita, 276 posti letto e un pronto soccorso dal quale transitano 25 mila pazienti l’anno. Nel 2005, esercizio dal quale sono partiti gli accertamenti, il giro d’affari della struttura è stato di 54,1 milioni di euro, con crediti per interessi di mora per ben 2,2 milioni di euro. Nel 2006 ha effettuato 147 ricoveri pari al 15% di tutti quelli della Lombardia.

Il sistema era semplice: più si ricorre alle degenze e al bisturi, più lievitano i rimborsi della Regione. Tutto ciò implica medici spregiudicati e cartelle cliniche falsificate. Per i posti chiave – spiegano gli inquirenti – Pipitone sceglieva solo stakanovisti del bisturi, come il capo dell’unità di Ortopedia Renato Scarponi. Ecco il ritratto che ne fa una collega, la dottoressa Galasso in una conversazione telefonica inserita nell’ordinanza: «E’ una macchina da guerra, uno che opera anche quelli che non ne hanno bisogno, che si mette a contraffare le cartelle. Poi i Noc fanno le ispezioni a campione, intanto lui ha guadagnato, capisci?». Il proprietario della Santa Rita, secondo l’accusa, adottava la regola del bastone e della carota per spronare i chirurghi a effettuare il maggior numero di interventi.

Al momento dell’assunzione, raccontano gli investigatori, il discorsetto al candidato per il posto di primario era più o meno questo: «Io ti do 1.700 euro al mese, quello che vuoi in più te lo devi guadagnare». E il denaro arrivava sotto forma di bonus, grazie ai quali lo stipendio poteva toccare i 28mila euro al mese. Come sottolinea in un colloquio del 9 ottobre 2007 l’allora direttore sanitario Luca Merlano parlando con Brega Massone: «Ma è ovvio che nel momento in cui il tuo datore di lavoro ti dice più operi e più ti pago, cioè induce con la forza in modo più o meno subliminale un atteggiamento aggressivo nel chirurgo». Che non si ferma davanti a nulla, nemmeno a una protesi aperta per errore, e quindi non più sterile, da 455 euro (più Iva) che poteva essere impiantata a un paziente di 90 anni. «Tanto – come riporta l’ordinanza citando un colloquio del dottor Scarponi con una certa Stefania – a quell’età ha una brevissima aspettativa di vita». Oggi Pier Paolo Brega Massone e Pietro Fabio Presicci saranno interrogati dal gip, per ora i rispettivi legali non commentano.

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