Clinica degli orrori: il chirurgo scarica sul primario.Negati gli arresti domiciliari a due medici

MILANO (2 luglio) – Chi decideva gli interventi chirurgici era il primario, ed era sempre il primario che si occupava dei Drg, i codici di rimborso. Si è difeso così Fabio Presicci, il chirurgo toracico della Clinica Santa Rita di Milano interrogato oggi a San Vittore per oltre cinque ore.

Rispondendo alle domande del pm Grazia Pradella, che insieme alla collega Tiziana Sicilaino è titolare dell’inchiesta sui rimborsi gonfiati alla casa di cura milanese, Presicci avrebbe scaricato gran parte delle responsabilità su Pier Paolo Brega Massone, il responsabile del reparto, anche lui finito in carcere lo scorso 9 giugno. I due sono accusati di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, lesioni gravi e gravissime, truffa al Servizio Sanitario Nazionale e falso.

Presicci, come hanno spiegato i suoi difensori, gli avvocati Daniela Mazzocchi e Michele Ragonese, «ha chiarito la sua posizione, il suo ruolo». Ruolo di aiuto primario che non aveva alcun potere decisionale in merito all’organizzazione del reparto e agli interventi chirurgici. Passando in rassegna un’ottantina di casi, compresi quelli che riguardano le morti sospette, il chirurgo, oltre a fornire le spiegazioni tecniche, ha ripetuto che «le indicazioni a operare le dava sempre il primario». Anche perché i pazienti erano già stati vistati da Brega Massone negli ambulatori di Lodi e Pavia e arrivavano in casa di cura già con l’indicazione chirurgica. Presicci ha inoltre respinto l’accusa di truffa, sostenendo che dei Drg se ne occupava Brega, e ha ammesso di rendersi conto solo ora di condividere le perplessità dei consulenti dei pm su parecchie delle operazioni inutili e inappropriate contestate.

Intanto, il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di revoca degli arresti domiciliari avanzata da Giorgio Raponi, responsabile dell’equipe di otorinolaringoiatria e dall’altro chirurgo toracico, Marco Pansera. Riguardo a Raponi, i giudici, tra l’altro, hanno voluto sottolineare che «l’interesse del medico alle attività truffaldine (…) non si esaurisce nel conseguimento del profitto personale», che è stato tutto sommato contenuto (la percentuale in busta paga sulla produttività, ndr.), «ma risulta connesso alla crescita della sua rilevanza professionale all’interno della struttura», legata al potenziamento delle risorse che gli sono state messe a disposizione. Ciò per il Riesame ha creato le condizioni per l’incremento «delle prestazioni erogabili (che è a sua volta fonte di nuove prospettive di rimborsi) in un sistema che si autoalimenta e in cui profitto della struttura e quello del medico risultano indissolubilmente connessi». Nelle motivazioni, inoltre, si ribadisce l’esistenza di «un sistema truffaldino» diffuso all’interno della clinica e che «su input della proprietà, ma con l’irrinunciabile contributo dei medici e della direzione sanitaria, era funzionalmente volto a creare le condizioni per i rimborsi indebiti».

Riguardo a Pansera, il Tribunale della Libertà, come aveva già disposto per Brega Massone, ha revocato la misura cautelare solo per l’accusa di omicidio volontario, in quanto non è stato provato concretamente il nesso causale tra l’intervento chirurgico e la morte, mentre conferma i casi di lesioni. E proprio per questo a breve, i pm stralceranno dall’inchiesta i casi di omicidio volontario – per i quali verrà disposta una consulenza tecnica integrativa – e per gli altri reati dovrebbero chiedere il giudizio immediato.

Il Messaggero 2 luglio 2008

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