Omicidio Meredith, il gip si oppone alla scarcerazione:”Amanda, mai segnali di pentimento”

Le motivazioni con cui il gip Cludia Matteini si è opposta alla scarcerazione sono racchiuse in undici pagine. “Il pericolo di reiterazione criminosa è sicuramente molto alto e non può considerarsi attenuato dal mero decorso del tempo durante il quale per altro l’indagata non ha mai dato segni di ripensamento della sua vita”

Perugia, 26 giugno 2008 – In undici pagine di motivazioni il gip Claudia Matteini ha spiegato perchè Amanda Knox deve essere tenuta ancora in carcere. Luciano Ghirga e Carlo Della Vedova, i difensori della studentessa americana indagata insieme a Raffaele Sollecito e Rudy Hermann Guede per aver violentato e ucciso la ventunenne Meredith Kercher lo scorso novembre, dopo la decisione della Cassazione che ha mantenuto i tre ragazzi in carcere avevano inoltrato al gip la richiesta di revoca della misura cautelare in carcere.

Per l’americana, detenuta a Capanne dal 6 novembre dell’anno scorso, era stata chiesta in alternativa anche una misura cautelare più ‘leggera’ come gli arresti domiciliari, da trascorrere in una comunità della Caritas in un paese vicino al lago Trasimeno.

La Matteini nelle prime pagine del decreto (depositato in cancelleria il 15 maggio) richiama la sentenza della Cassazione, che si è pronunciata il 1° aprile, cinque mesi dopo il delitto. Vengono definite “prive di consistenza le osservazioni riguardanti le motivazioni che hanno indotto l’indagata a scrivere il memoriale dichiarato utilizzabile dalla Suprema Corte – precisa il giudice – in quanto ciò che rileva ai fini processuali è la qualificazione dello stesso come documento proveniente dall’indagata e dalla stessa redatto volontariamente così da escludere una qualsiasi violazione del diritto di difesa.

Nessun dubbio – inoltre – può sussistere in ordine all’assoluta spontaneità della consegna agli organi inquirenti” per quanto riguarda i due fogli scritti a mano da ‘Foxy Knoxy’, un “memoriale il cui contenuto appare essere molto curato e certamente non il frutto di un ‘delirio fantastico o immaginario'”.

Riferimenti nelle motivazioni vengono fatti anche in merito all’incidente probatorio servito a accertare le cause e l’ora della morte della studentessa inglese, e sugli esami del computer della Knox per il quale è stato impossibile recuperare l’hard disk: “compatibilità tra le ferite riscontrate sul cadavere di Meredith ed in particolare il coltello da cucina sul quale erano state rinvenute tracce di dna di Amanda (sull’impugnatura) e tracce di dna di Meredith (sulla punta)” è scritto, mentre per quanto riguarda il computer gli accertamenti non hanno consentito di “verificare con certezza le cause del danneggiamento anche se sono state considerate come probabili delle errate tecniche di maneggiamento con esclusione di una condotta intenzionale diretta in questo senso”.

Pericolo di inquinamento delle prove e reiterazione del crimine sono però i presupposti sui quali si reggono le motivazioni: “Se pure le indagini rispetto al momento iniziale sono andate avanti, permane tuttavia il rischio che Amanda Knox, se lasciata in libertà o comunque posta agli arresti domiciliari, possa contattare e intervenire sulle persone già sentite a sommarie informazioni, si pensa in particolare sulle amiche, al fine di far cambiare loro versione, tenuto conto, tra l’altro, dell’importanza delle dichiarazioni rese dalle medesime”.

E poi “il pericolo di reiterazione criminosa è sicuramente molto alto” e “non può considerarsi attenuato dal mero decorso del tempo durante il quale, si noti, l’indagata non ha mai dato segnali di pentimento e di ripensamento della sua vita”. Il gip prosegue: “La condotta tenuta da Amanda dopo l’omicidio è ulteriore sintomo di una personalità che, rapportata a una ragazza tanto giovane, suscita non poco sgomento e apprensione in considerazione dell’estrema facilità nel dominare i propri stati d’animo”.

Enzo Beretta

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