Se Sabina Minardi dicesse la verità: i dubbi e le quasi certezze sul mistero di Emanuela Orlandi

 

Sabato 28 Giugno 2008 09:09

di Furio De Felice

Gli inquirenti ci vanno con i piedi di piombo, come accade in casi spinosi come questo. Un caso che coinvolge il Vaticano e un suo uomo potente, forse il più potente che la storia ricordi: il “banchiere di Dio” Marcinkus, a lungo protetto da Karol Woytila. Ora anche una delle sorelle di Emanuela Orlandi, Natalina, in un’intervista a “Repubblica” si azzarda a dire che “sono convinta che la signora Minardi dica la verità. Spesso fa confusione sulle date. Ma credo, voglio credere, che la sua confessione sia sincera”.

Sono proprio quelle incongruenze sulle date, sulle persone, a rendere incerta la confessione della ex amante di “Renatino” De Pedis e ad obbligare gli inquirenti ad un supplemento di riscontri. Ma intanto, dalle nuove indagini su uno dei casi più inquietanti degli anni Ottanta, emergono elementi di certezza.

I cunicoli sotterranei di cui ha parlato la superteste esistono per davvero. Ieri gli investigatori hanno perquisito un appartamento nel quartiere gianicolense e le gallerie del sottosuolo, scoprendo una stanza adibita a bagno. Nessuno può escludere che il luogo sia stato realmente la prigione della giovane ragazza rapita, anche se gli investigatori sono molto cauti nel ritenerlo tale. Probabilmente cercheranno anche tracce di sangue o materiale biologico che possa essere analizzato dalla scientifica, per cercare di scoprire se veramente Emanuela possa essere stata imprigionata in quel luogo.

Fra le varie ipotesi che in queste ore sono vagliate dagli inquirenti vi è anche quella in base alla quale Emanuela Orlandi sarebbe stata rapita per errore. Al suo posto, infatti, doveva essere prelevata Raffaella Gugel, figlia di un funzionario vaticano, stretto collaboratore del cardinal Marcinkus. Raffaella assomigliava moltissimo ad Emanuela ed abitava perfino nello stesso palazzo e allo stesso piano. A ciò si deve aggiungere che uno dei soci delle varie società di Flavio Carboni (il faccendiere accusato dell’omicidio di Roberto Calvi, avvenuto a Londra il 18 giugno 1982 ed assolto in primo grado), si chiamava Rita Gugel. Carboni nega di aver mai conosciuto questa donna, anche se gli inquirenti hanno la certezza che un socio con questo nome facesse parte dell’orbita societaria del faccendiere. Sempre secondo Carboni, il rapimento di Emanuela Orlandi fu “una vendetta contro il Vaticano per il contributo che Papa Giovanni Paolo II stava dando alla battaglia contro il comunismo sovietico”.

Del tutto diversa e, probabilmente, più vicina alla realtà è l’ipotesi che ha da sempre riscosso maggiori consensi fra gli inquirenti: quella per cui – sbagliando persona o meno – il rapimento di Emanuela Orlandi si debba interpretare come un avvertimento dato al Vaticano, una sorta di ricatto, per le spericolate operazioni finanziarie compiute da Marcinkus, insieme al banchiere Roberto Calvi, con soldi provenienti dalla mafia. Soldi che probabilmente non erano rientrati in sede, moltiplicati in vari impieghi illeciti, come era stato promesso.

Che la banda della Magliana avesse a che fare con Calvi, d’altronde, emerge dall’uccisione di Danilo Abbruciati a Milano, ad opera di una guardia giurata, dopo che il boss amico di De Pedis aveva attentato alla vita del vicepresidente del “Banco ambrosiano” e oppositore di Calvi, Roberto Rosone. Perlomeno ipotizzabile ritenere che alla banda della Magliana fossero affidati i “lavori sporchi”, fra i quali anche quello di sequestrare una giovane di quindici anni.

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