Pedofilia, caso Rignano: una fissazione per alcuni

  

di WILDGRETA

Prendo spunto da un articolo di Roberta Lerici, per pormi nuovamente una domanda: come mai alcuni giornalisti ogni due o tre mesi affermano che il caso di pedofilia alla scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio è:

A) Chiuso

B) Non esiste

C) Gli imputati sono stati scagionati

E’ una domanda che mi sono posta diverse volte, senza però trovare una risposta. Prendiamo il caso di Pierluigi Battista. Nel mese di dicembre 2007 si arrabbia moltissimo perchè viene sequestrato il capolavoro letterario di C. Cerasa “Ho visto l’uomo nero”. Scrive, Battista:”. Un libro che fa a pezzi un’inchiesta fragile, sbilenca, smentita, come si è appurato in questi giorni, in punta di fatto e di diritto; un buon lavoro di ricostruzione documen-taria, la descrizione di un clima intossicato dove si fabbricano i nuovi mostri: cancellato, costretto a marcire nelle cantine di un editore ingenuo e temerario. Con l’editore e il giornalista che si staranno chiedendo come acquisire quel quarto di nobiltà necessario a mobilitare gli organi preposti della categoria,…”

Battista ce l’ha con l’ordine dei giornalisti e con la federazione della stampa che non hanno urlato allo scandalo per il sequestro del libro:”dedicato alla storiaccia di Rignano Flaminio, alle contorte ed eterodirette deposizioni dei bambini, al clima da stregoneria oscurantista, da incubo, da magia nera, da caccia alla maestra, da inquisizione in cui questa storiaccia si è degradata”.

 Insomma, Battista si infuria perchè, a suo dire, un libro-verità non ha avuto alcun difensore. Ma era un libro-verità?  Lo sapremo fra qualche anno. Per ora pensiamo a come mai, ben sei mesi dopo, Battista pubblichi un articolo sulla clinica  degli orrori Santa Rita, dal titolo “L’istinto della colpevolezza”  accostandone la vicenda a quella di Rignano Flaminio. La sfortuna vuole che poche ore dopo (alle 17 del 24 giugno), lo stesso Corriere della Sera pubblichi il resoconto dell’incidente probatorio di uno dei 22 piccoli testimoni  di Rignano Flaminio. Ma come? Battista non aveva detto, solo la mattina: “”Nel 2007, a Rignano Flaminio, sulla base di parole rese ancor più terribili da quella commistione di immaginazione e di realtà tipica del lessico infantile, l’Italia si convinse che una banda di pedofili (oramai anziane maestre d’asilo, una bidella, un benzinaio cingalese) si fosse resa responsabile di inenarrabili violenze ai danni dei bambini deportati nell’orrore dei «castelli cattivi». Quella presunta banda venne poi scagionata: semplicemente non esisteva, come non esistevano le prove di un delitto che aveva già provocato la reazione allarmata e disgustata del grosso dell’opinione pubblica.”

La domanda che vorrei porre a Pierluigi Battista se, un giorno, avessi l’onore di conoscerlo, è la seguente:” Ma se conosceva la verità sul caso di pedofilia di Rignano Flaminio, perchè non l’ha comunicata agli inquirenti? Avrebbe evitato l’inutile perdita di tempo di una lunghissima indagine. Due anni.” Dimenticavo: il suo articolo del 24, infarcito di illazioni, è stato ripreso da almeno venti blog, alcuni dei quali di una certa rilevanza. Nessuno dei redattori si è accorto che conteneva un mucchio di cose inesatte, come spiegato nell’articolo che troverete sul sito: www.bambinicoraggiosi.com

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