Carboni: quella donna mente. Mi tirano in ballo perchè fa effetto

L’intervista «Mai conosciuto Marcinkus. E non chiamatemi faccendiere»
Carboni: quella donna mente Mi tirano in ballo perché fa effetto
«Marcinkus era la parte vaticana ostile a Calvi, e quindi non serviva. Banda della Magliana? Mai sentita»ROMA – «Faccendiere… Ma perché continuate a chiamarmi così? Io ero e sono un imprenditore, un immobiliarista», protesta Flavio Carboni, dopo che il suo nome è tornato ad alimentare le cronache sui misteri di 25 anni fa, con l’intreccio tra la morte del banchiere Roberto Calvi e la scomparsa di Emanuela Orlandi. Nonostante l’assoluzione nel processo di primo grado per l’omicidio Calvi.

Va bene dottor Carboni. Allora lei, da imprenditore, ha mai conosciuto la signora Sabrina Minardi?
«No, non ne ho memoria».

Eppure la testimone racconta di essere stata a cena a casa sua, dove avrebbe conosciuto Calvi e monsignor Marcinkus.
«Si dà il caso che io non abbia mai incontrato monsignor Marcinkus. Altri prelati e cardinali sì, Palazzini, Oddi, Angelo Rossi e altri ancora, ma Marcinkus no. Né lui né Mennini».

Cioè né il presidente né l’amministratore dello Ior. Non è strano per uno che mediava tra la banca vaticana e Calvi?
«No, perché Marcinkus e Mennini erano la parte vaticana ostile a Calvi, e quindi non serviva. Io mi rivolgevo ad altri. Comunque le dico che questa signora Minardi mente anche perché nemmeno Calvi è mai stato a casa mia. So che riferisce pure che Calvi le prestò l’aereo per andare a Parigi, ma Calvi non aveva un aereo, usava il mio».

E Enrico De Pedis, che s’accompagnava con la Minardi? Mai visto nemmeno lui?
«Mai. Per me la Magliana era solo un quartiere di Roma. mai saputo niente della famigerata banda».

Però conosceva Domenico Balducci, assassinato da quelli della Magliana. E Pippo Calò, il mafioso che teneva i contatti coi banditi romani.
«Pippo Calò lo conoscevo come Mario Aglialoro, a dirmi che dietro quel nome si nascondeva un boss di Palermo fu il giudice Imposimato. Con lui feci un’unica operazione, di cui è s’è chiarito. Poi se Calò ha fatto altri affari con Balducci, che c’entra Carboni? E Balducci per me era un imprenditore che faceva cose che all’epoca non erano reati. Aveva rapporti con senatori e altre personalità, addirittura mi presentò il vice-questore di Roma. Non ho idea del perché lo abbiano ucciso».

C’è chi ha fatto un paragone con l’omicidio Calvi: punizione per soldi da riciclare, investendoli, e mai restituiti.
«Lei parla di omicidio Calvi, ma per me quello resta un suicidio al mille per mille. Se mai una persona può avere dei buoni motivi per uccidersi, quel giorno Calvi li aveva tutti, purtroppo».

Anche la sentenza che ha assolto lei e gli altri imputati conferma che s’è trattato di un omicidio.
«Perché si basa su una perizia che però è contraddetta da altre, compresa quella che io ritengo la più attendibile, e che certifica il suicidio. In ogni caso poi, non capisco perché la mafia dovesse andare fino a Londra per uccidere Calvi. Sono tutte assurdità, che mi perseguitano da 25 anni».

Le repliche a queste sue affermazioni sono nelle carte del processo che s’è svolto e in quelli che verranno. Compresa l’ultima inchiesta che inserisce il sequestro di Emanuela Orlandi nella trama che aveva già ucciso Calvi, come ipotizza il figlio del banchiere. Lei che pensa di quella scomparsa?
«Non so che dire. Immagino che possa essere una vendetta contro il Vaticano per il contributo che Papa Giovanni Paolo II stava dando alla battaglia contro il comunismo sovietico, al pari dell’attentato e dello stesso scandalo della banca vaticana. Comunque il figlio di Calvi era considerato anche da suo padre uno scriteriato, e non so nulla dell’ipotesi che la Orlandi possa essere stata rapita per errore, al posto della figlia di questo signor Gugel».

Ma nelle sue società c’è una socia che si chiama Rita Gugel?
«Non ho il più pallido ricordo di questo nome ».

Che vita fa oggi l’imprenditore Flavio Carboni?
«Sto cercando di tornare nel mio mondo, nel mercato immobiliare. Ma non conosco (lo dice ridendo, ndr) né Ricucci né Coppola, né altri di quel giro, altrimenti sarei già stato arrestato di nuovo. Non ho più visto Pazienza, che secondo me è pure lui una vittima, e neppure Berlusconi, anche se gli ho venduto la villa in Sardegna e ogni tanto capito a Portofino, dove lui ha un’altra casa. Faccio una vita appartata, anche se dopo 25 anni di fantasie intorno al mio nome c’è ancora qualcuno che mi tira in ballo senza conoscermi. Evidentemente faccio ancora un certo effetto».

Giovanni Bianconi
27 giugno 2008

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