L’ombra di Marcinkus sul caso Orlandi

L’ombra di monsignor Marcinkus, controverso presidente dello Ior, la banca vaticana, si staglia sul caso della scomparsa di Emanuela Orlandi. Il cardinale polacco, protetto da Giovanni Paolo II quando l’alto prelato rimase coinvolto nel crack del Banco Ambrosiano, sarebbe il mandante del rapimento della 15enne scomparsa a Roma nel 1983. Almeno stando a quanto raccontato dalla supertestimone Sabrina Minardi, ex compagna di Enico De Pedis, boss della banda della Magliana, interrogata dai giudici di Roma titolari dell’inchiesta sulla sparizione della 15enne avvenuta nel 1983. Secondo le indiscrezioni sugli iterrogatori – la Minardi ha raccontato che la ragazza sarebbe stata uccisa e messa in una betoniera a Torvaianica – a prelevare la giovane cittadina vaticana, figlia di un dipendente della Santa Sede, sarebbe stato Renatino De Pedis su ordine di Marcinkus. Un racconto dai risvolti inquietanti che non spiega però come mai la donna abbia deciso di parlare proprio ora, dato che intervistata da Chi l’ha visto? nel 2006 aveva detto di non aver niente a che fare con il caso Orlandi. Ma Sabrina ai magistrati ha detto anche di aver ricevuto in questi anni minacce di morte alla figlia, per indurla al silenzio. Un muro di omertà che oggi sembra caduto.

Emanuela rapita per dare un messaggio a qualcuno” – Dai racconti di Sabrina non emergerebbe però il perché la ragazza sarebbe stata rapita, però non avrebbe fatto chiarezza. “Stavano arrivando secondo me sulle tracce di chi… perché secondo me non è stato un sequestro a scopo di soldi, è stato fatto un sequestro indicato. Io ti dico monsignor Marcinkus perché io non so chi c’è dietro… ma io l’ho conosciuto a cena con Renato… hanno rapito Emanuela per dare un messaggio a qualcuno”, ha spiegato la donna il cui racconto continene, per i giudici, “elementi di attendibilità”. Se la testimone ipotizza una guerra di potere, forse interna al Vaticano, ammette di non sapere la “motivazione esatta”.

“Rapita per ordine di Marcinkus” – Sentita una prima volta il 14 marzo scorso, la testimone ha ammesso comunque di non sapere chi materialmente prese Emanuela. “Quello che so – ha detto – è che (la decisione, ndr) era partita da alte vette… tipo monsignor Marcinkus… E’ come se avessero voluto dare un messaggio a qualcuno sopra di loro. Era lo sconvolgimento che avrebbe creato la notizia”. Qui, secondo quanto appreso dall’Agi, la donna fa un paragone con la morte di Roberto Calvi: “Gli hanno trovato le mani legate dietro, perché tu mi vuoi dare un messaggio”.

Tra Marcinkus e De Pedis scambi di favori – Insomma: per Sabrina Minardi, all’epoca compagna di De Pedis ed ex moglie del calciatore Bruno Giordano, le tessere del puzzle portano dritte dritte in Vaticano. Tra Marcinkus e De Pedris i rapporti erano soprattutto d’affari, scambi di favori: riciclaggio di denaro sporco attraverso lo Ior contro favori di vario genere. In un colloquio tenutosi il 19 marzo, infatti, la donna ha spiegato che “Renato, da quello che mi diceva, aveva interesse a cosare con Marcinkus perché questi gli metteva sul mercato estero i soldi provenienti dai sequestri”. “Mi ricordo che una volta – ha spiegato ancora – Renato portava sempre delle grosse borse di soldi a casa. Sa, le borse di Vuitton, quelle con la cerniera sopra. Mi dava tanta di quella cocaina, per contare i soldi dovev o fare tutti i mazzetti e mi ricordo che contò un miliardo e il giorno dopo lo portammo su a Marcinkus”.

“Portavamo le ragazze ‘minorenni’ da Marcinkus” – Dai racconti resi dalla testimone emergono anche altri restroscena della vita dietro le alte mura della Città del Vaticano. “Io a monsignor Marcinkus a volte portavo anche le ragazze lì, in un appartamento di fronte, a via Porta Angelica – ha raccontato ancora Sabrina Minardi davanti ai pm capitolini titolari dell’inchiesta -. Sarà successo in totale quattro o cinque volte, tre-quattro volte… Lui era vestito come una persona normale”. A dare l’ordine di portare le ragazze da Marcinkus era De Pedis. Ma a fare da tramite era un segretario. “C’era poi il segretario – ha raccontato -, un certo Flavio. Non so se era il segretario ufficiale. Comunque gli faceva da segretario. Mi telefonava al telefono di casa mia e mi diceva: ‘C’&egr ave; il dottore che vorrebbe avere un incontro’. Embè, me lo faceva capire al telefono. Poi, a lui piacevano più signorine, minorenni, no! Quando entravo, vedevo il signore; non che mi aprisse lui, c’era sempre questo Flavio. Mi facevano accomodare i primi cinque minuti, poi io dicevo: ‘Ragazze, quando avete fatto, prendete un taxi e ve ne andate. Ci vediamo, poi, domani'”. Incontri di altro genere rispetto all’episodio del Gianicolo, quando lei accompagnò Emanuela Orlandi al rifornitore del Vaticano, visibilmente “intontita”, e qui venne presa in consegna da un prete che viaggiava su una macchina con targa della Città del Vaticano.

A cena a casa di Andreotti – Dalle indiscrezioni sui racconti della teste emerge poi un altro elemento per il quale la donna sarebbe stata a cena a casa di Giulio Andreotti. Nel corso del colloquio con i funzionari della squadra mobile il 14 marzo scorso, Sabrina racconta: “Io andai anche a cena a casa di Andreotti, con Renato (De Pedis, ndr). Ovviamente davanti a me non parlavano… due volte ci sono andata”. E questo, stando alle parole della donna, sarebbe avvenuto quando De Petris era ricercato e nonostante la “macchina della scorta sotto casa di Andreotti della polizia … Renato ricercato, siamo andati su… eh… accoglienza al massimo… c’era pure la signora… la moglie… una donnetta caruccia… ovviamente davanti non parlavano di niente”. La teste ha poi detto che Andreotti “non c’entra direttamente con Emanuela Orlandi, ma con monsignor Marcinkus sì”.

 

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