FOLLIERI, SE CONDANNATO, RISCHIA FINO A 225 ANNI DI CARCERE. La biografia

di Wildgreta

Rilevo che negli Usa, molte delle persone che da noi sono considerate rispettabilissime, passerebbero il resto della loro vita in galera.  Mi domando quali sarebbero le pene per i responsabili del crack Parmalat  e dei tanti scandali finanziari che sono scoppiati nel nostro paese. Mi domando anche dove siederebbero i 70 indagati che oggi hanno l’onore di rappresentarci in parlamento. Comunuque, tranquilli. Siamo in Italia, non in America e tutto andrà avanti nello stesso modo di sempre. Questa, comunque, è la storia di un “creativo” di origine pugliese che a meno di trent’anni si è distinto per l’originalità delle sue truffe.

12 capi d’accusa: trasferimenti illeciti, truffa, riciclaggio

New York, 24 giu. (Apcom) – A trent’anni ancora da compiere, l’imprenditore italiano Raffaello Follieri, arrestato oggi dall’Fbi a New York e incriminato per truffa, potrebbe passare in carcere molti dei suoi prossimi anni. I dodici capi di imputazione per associazione a delinquere finalizzata a truffa, trasferimento illecito di denaro e riciclaggio sono puniti con un massimo di 225 anni di prigione. Si legge nel documento dell’ufficio del procuratore federale di New York e dell’Fbi.

Follieri, da una settimana ex fidanzato dell’attrice Anne Hathaway, deve rispondere per un capo d’accusa per associazione a delinquere, punito fino a un massimo di cinque anni di reclusione e una multa di 250.000 dollari o il doppio del profitto o della perdita lordi provocato dal reato. Il rinvio a giudizio inoltre contesta sei capi d’accusa per trasferimento illecito di denaro e cinque per riciclaggio di denaro, puniti fino a un massimo di 20 anni di reclusione ciascuno e una multa rispettivamente di 250.000 o il doppio del profitto o della perdita lordi provocato dal reato e 500.000 dollari o il doppio dei fondi trasferiti.

CONTATTI FOLLIERI A ROMA, PER L’FBI C’ERA ANCHE UN ‘GIORNALISTA’

Esteri

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New York, 24 giu. (Apcom) – Per l’Fbi, che lo ha arrestato per truffa oggi a New York, i legami dell’imprenditore italiano Raffaello Follieri con il Vaticano erano fasulli, e tutt’altro che privilegiati. “L’uomo mandato da Dio”, come lo definisce il New York Times, faceva affari negli Stati Uniti, acquistando e rivendendo a prezzi stracciati proprietà della Chiesa Cattolica, nella bufera per lo scandalo pedofilia. E per farlo si spacciava come il direttore finanziario della Santa Sede.Nelle diciotto pagine dell’atto di incriminazione tuttavia, l’ufficio del procuratore federale di Manhattan, racconta una storia diversa. I “contatti” di Follieri con Roma si limitavano in realtà a un “impiegato dell’amministrazione” pagato per fornire contatti e fissare appuntamenti; a un “giornalista di una nota pubblicazione italiana”, anche in questo caso come intermediario; a richieste di incontri con rappresentanti cattolici negli Stati Uniti; a viaggi “con uno o più monsignori di diocesi americane per dare l’impressione di avere contatti stretti con il Vaticano”.

“I legami di Follieri con il Vaticano e la Chiesa Cattolica si limitavano a quattro circostanze, e nessuna di queste gli avrebbe consentito di dire che aveva rapporti tali da poter ottenere proprietà a prezzi di favore”.

Sul misterioso “reporter” italiano (i documenti processuali non ne fanno il nome, né quello della pubblicazione) si dice che “almeno in una circostanza, questo giornalista ha soggiornato nell’appartamento di New York, a spese del principale finanziatore”, ovvero il miliardario californiano Ron Burkle, un collaboratore dell’ex presidente americano Bill Clinton.

FOLLIERI, IMPRENDITORE A 30 ANNI NEL NOME DEL VATICANO – SCHEDA

Da San Giovanni Rotondo alla Trump Tower di New York

 

New York, 24 giu. (Apcom) – Raffaello Follieri è nato a San Giovanni Rotondo nel 1978, e ha compiuto gli studi presso l’università La Sapienza di Roma. Secondo quanto riportato nella biografia posta sul sito della società fondata insieme al padre Pasquale nel 2003, il Follieri Group, Raffaello muove i primi passi da imprenditore nel settore della cosmesi, fondando nel 1999 la “Beauty Planet” società di prodotti per la cura del corpo e dei capelli, che viene venduta nel 2002. Nello stesso anno si trasferisce a Londra per assumere l’incarico di vicepresidente esecutivo di una società di investimento immobiliare, Effeholding. Sei mesi dopo diventerà amministratore delegato della filiale italiana, amministrando un fondo di investimento straniero per l’acquisizione di beni immobiliari sul territorio italiano.

Nel 2003 arriva invece la fondazione del Follieri Group, di cui il padre Pasquale è presidente. Lui stesso ha alle spalle una rocambolesca biografia che include esperienze come giornalista, avvocato, consulente per varie società e finito sotto processo per l’accusa di essersi indebitamente appropriato di quasi mezzo miliardo di lire quando era amministratore giudiziario di una società proprietaria di un villaggio turistico.

Con il Follieri Group inizia così l’avventura americana di Raffaello: il modello di business della società prevede infatti di “fornire assistenza alla Chiesa cattolica nella dismissione del suo patrimonio immobiliare” in particolare negli Usa. I Follieri acquistano terreni, scuole, locali di proprietà delle diocesi americane e li rinnovano impegnandosi a mantenere, per quanto possibile, la destinazione religiosa. In teoria, una parte del profitto dovrebbe andare in donazioni, borse di studio e aiuti ai paesi poveri. In questo modo hanno acquistato le proprietà immobiliari di tre grandi diocesi americane, partecipando all’asta diuna ventina di altri patrimoni ecclesiastici.

Oltre ad una vita vissuta all’insegna del lusso sfrenato, negli Stati Uniti arrivano i contatti influenti, prima con il miliardario Ron Burkle (che successivamente lo denuncerà per appropriazione indebita di milioni di dollari), quindi con il braccio destro di Bill Clinton, Doug Band. E il fidanzamento con Anne Hathaway, l’attrice de “Il diavolo veste Prada” che lo ha lasciato una settimana fa alla luce dei sempre maggiori guai con la giustizia causati dalle sue attività finanziarie e, a quanto pare, delle salate bollette che aveva iniziato a pagare per le lussuose residenze affittate dal fidanzato.

Incredibile storia di Raffaello Follieri
Raffaello Follieri, il faccendiere italiano che rischia di mettere in crisi i Clinton. Figlio di Pasquale (Paqui) Follieri, avvocato e giornalista emigrato alcuni anni fa da Foggia negli states dove si diceva che avesse fatto fortuna.

La fotografia lo ritrae in una villa di Santo Domingo tra la sua fidanzata, l’attrice di Il diavolo veste Prada Anne Hathaway, e l’ex presidente americano Bill Clinton.
E inquel momento non c’è dubbio che Raffaello Follieri fosse convinto di essere destinato a seguire i passi del suo idolo e modello – Aristotele Onassis. Come lui era emigrato giovanissimo in un altro continente ed era riuscito ad affermarsi al di là di ogni immaginazione.
 

A 26 anni risiedeva sulla Fifth Avenue, era fidanzato con una stella del cinema e poteva vantarsi di avere come amici l’ex Presidente degli Stati Uniti o sua moglie, e possibile erede alla Casa Bianca. Cosa ancora più importante, grazie a Clinton aveva accesso a una straordinaria rete di uomini ricchi e potenti come pochi altri al mondo.

A dir la verità Raffaello non aveva fatto tutto da solo. A sostenerlo nella sua avventura era stato un cast di supporto che includeva personaggi legati alla Chiesa sia in Italia che in America, un avvocato newyorkese di fama e soprattutto Andrea Sodano e Douglas Band. Il primo era il nipote del cardinale Sodano, Segretario di Stato del Vaticano fino all’estate del 2006.
Il secondo, noto come Doug, era- ed è tuttora- il più stretto collaboratore di Clinton, l’uomo che gestisce l’agenda privata e professionale dell’ex Presidente. «Il Sole-24 Ore» ha scoperto che di fatto Band ha agito da “consigliori” di Follieri, aprendogli le porte della straordinaria rete di contatti dell’ex Presidente a cui l’italiano ha attinto per cercare sempre nuovi finanziamenti.

Due anni dopo la vacanza con foto a Santo Domingo, sia Band che Sodano erano presenti alla Clinton Global Initiative, il summit dei potenti del mondo che l’exPresidente organizza ogni anno a New York in coincidenza dell’assemblea generale dell’Onu (quello di quest’anno si aprirà proprio oggi). Follieri fu presentato dall’ex Presidente come un filantropo di calibro internazionale che in quell’occasione si impegnava a vaccinare 10mila bambini dell’Honduras contro l’epatite A. «La sua è una promessa da un milione di dollari, fatta in aggiunta a quella da 50 milioni di dollari con cui l’anno scorso si è impegnato a distribuire una tessera- sconto per medicinali a tutti gli americani bisognosi», spiegò l’ex presidente, invitando all’applauso una platea che includeva alcune delle più influenti persone al mondo.

«Il Sole-24 Ore» avrebbe voluto chiedere a Raffaello Follieri come sia arrivato a fare promesse di quel calibro, ma nonostante le ripetute richieste non ha voluto parlarci. Abbiamo perciò dovuto cercare risposta a questa e ad altre domande senza poter contare sul suo aiuto.

La genesi
Cominciamo facendo un passo indietro nel tempo. Nato a San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia, Raffaello era l’unico figlio di un avvocato e giornalista di provincia di nome Pasquale Follieri. Il primo segnale dell’intraprendenza lo dette quando era ancora iscritto all’università a Roma. Era il 1999 quando, con il sostegno della famiglia, costituì una società, la Beauty Planet, con cui produrre e commercializzare cosmetici. Nella biografia rilasciata dalla Clinton Global Initiative, quello di Beauty Planet verrà poi descritto come un grande successo commerciale. In realtà era stato un fallimento che aveva prodotto solo perdite e assegni protestati.

Se è vero che nel campo dei cosmetici Follieri non riuscì mai a sfondare, è altrettanto vero che nel settore immobiliare un modo molto originale per mettersi in luce lo trovò. In un momento in cui doveva far fronte a enormi richieste di risarcimento da parte delle vittime di abusi sessuali, la Chiesa Usa poteva contare su un patrimonio immobiliare senza equivalenti.

Una soluzione possibile era quella di dismettere parte di questo patrimonio. Con questa consapevolezza, Follieri si fece venire un’idea tanto semplice quanto ambiziosa: ottenere l’appoggio del Vaticano per intervenire nell’acquisto di beni immobili della Chiesa Usa e poi, da quella posizione di vantaggio, entrare in affari con investitori che avrebbero finanziato l’acquisto e lo sviluppo delle proprietà. Per chiunque altro sarebbe stato una mission impossible, ma Follieri aveva un piano: si sarebbe associato ad Andrea Sodano, un ingegnere civile suo conoscente con un cognome in grado di aprire molte porte.

In realtà, nonostante Sodano, Follieri non ebbe mai né avrebbe potuto avere il supporto attivo dal Vaticano. Come ci ha spiegato l’ex vescovo di Cleveland, Anthony Pilla, il Vaticano non ha infatti mai voluto interferire nelle attività di compravendita immobiliare delle diocesi Usa: «Quel tipo di decisioni sono di competenza delle singole diocesi e dei loro vescovi. E il Vaticano ha sempre rispettato la loro autonomia ». In altre parole, secondo il vescovo Pilla la stessa premessa del piano di Follieri – la sponsorizzazione del Vaticano – era priva di fondamento. Ma tant’è. Non sarebbe bastato quel dettaglio a fermarlo.

Indagato con Cosa Nostra
Il primo a farsi ammaliare fu Vincent Ponte, un italoamericano che Follieri conobbe frequentando il suo ristorante nei pressi di Canal Street, a Manhattan. Negli anni 90, Vincent e suo padre Angelo Ponte erano proprietari anche della seconda più grossa azienda di trasporto di rifiuti di New York. Al centro di una lunga inchiesta della procura distrettuale, la società dei Ponte si rivelò poi essere associata a un cartello controllato dalle famiglie mafiose dei Gambino e dei Genovese (alla fine Vincent Ponte patteggiò una condanna per violazione della normativa antitrust).

Nel 2003, Follieri convinse Ponte a unirsi a lui, e col suo supporto costituì il Follieri Group. Quando il settimanale «L’Espresso » gli chiese di spiegare il ruolo avuto da Ponte nella società, Follieri rispose che non ne aveva alcuno. Ma vecchie pagine del sito web del gruppo recuperate da «Il Sole-24 Ore» lo smentiscono. Lì Vincent Ponte viene presentato come uno dei due vicepresidenti del Follieri Group. Nella stessa pagina web, Andrea Sodano risulta essere l’altro vicepresidente della società e viene presentato come «un ingegnere edile con oltre 25 anni di esperienza» e «stretti rapporti con la Chiesa cattolica».

Ai giornali Follieri ha sempre detto che Sodano aveva avuto un ruolo esclusivamente “tecnico” e non aveva mai svolto alcuna attività di marketing per il gruppo. Ma quest’asserzione cozza con i ricordi di uomini della Chiesa che hanno avuto a che fare con il Follieri Group in Nord America. Anzi, costoro sostengono che la presenza e il cognome di Sodano erano elementi essenziali per il marketing del gruppo.

L’ingegner Sodano non ha voluto rispondere a ripetuti inviti a parlarci, ma il vescovo Pilla ricorda di aver ricevuto una lettera da Follieri che citava apertamente il ruolo di Andrea Sodano nel gruppo e sottolineava il fatto che si trattava del nipote dell’allora Segretario di Stato.
«Fummo avvicinati da Andrea Sodano e da Pasquale Follieri, il padre di Raffaello, a Toronto», aggiunge Donald Onyschuk, vicerettore della diocesi di Toronto della Chiesa cattolica ucraina. «Sodano ci disse di avere stretti contatti con tutto il Vaticano e per dimostrarlo ci mostrò sul suo cellulare alcune foto dei suoi figli con Papa Giovanni Paolo II. E aggiunse che la prima volta che fossi andato a Roma avrei dovuto avvertirlo, in modo che potesse organizzare una visita privata».
Aprire le porte dello Stato pontificio era compito di Tonino Mainiero, un impiegato laico della Congregazione per il Culto Divino e principale contatto di Follieri dentro il Vaticano. Ogniqualvolta Follieri aveva bisogno di dare dimostrazione delle sue entrature, si rivolgeva a lui per organizzare visite esclusive ai giardini o ai musei vaticani.

Gli americani, convinti che Follieri avesse contatti di alto livello al Vaticano, non avrebbero mai potuto immaginare che il suo principale interlocutore a Roma era un semplice impiegato di una congregazione relativamente minore.

Detto ciò,non c’è dubbio che Mainiero ci sapesse fare. Non solo con i tour personalizzati che così tanto colpivano gli amici e conoscenti di Follieri, incluso lo stesso Doug Band e suo fratello. Grazie alla vasta rete della Congregazione per il Culto Divino, aveva infatti contatti con i massimi livelli di diocesi sparse in tutto il mondo.

Subito dopo aver costituito la sua società, Follieri si trasferì in un proprio appartamento. Non un appartamento qualsiasi, bensìuno al 48ڰiano dellaTrumpTower, sulla Fifth Avenue. Costava 7mila dollari al mese, ma l’affitto era incluso nel budget aziendale come spesa di rappresentanza. Accanto a un’altra voce: lo stipendio dell’autista che Follieri assunse dopo essersi fatto dare in prestito la Mercedes bianca con i vetri antiproiettile di Vincent Ponte.

A quei ritmi, i soldi non potevano durare molto. E infatti non durarono. Di fronte alla reticenza di Ponte a finanziare ulteriormente il suo sogno, Follieri decise di rompere i rapporti e cercare nuovi investitori. In altri circoli.
Aveva infatti incontrato persone della Clinton Foundation, incluso l’assistente dell’ex Presidente Doug Band, che lo presero per un ricco possidente italiano in grado di finanziare la loro fondazione. In realtà né lui né la sua famiglia aveva alcun possedimento di rilievo. Il padre Pasquale era addirittura sotto processo, accusato di essersi indebitamente appropriato di quasi mezzo miliardo di lire quando era amministratore giudiziario di una società proprietaria di un villaggio turistico. Il processo si conclude nell’aprile del 2005 con la condanna a tre annni di reclusione e l’interdizione “perpetua” dai pubblici uffici.

Il miliardario californiano
Attraverso l’entourage di Clinton, Follieri conobbe il miliardario californiano Ron Burkle. Figlio di un gestore di un negozio di alimentari, Burkle aveva fatto i suoi soldi comprando catene di supermercati. Poi aveva creato un gruppo di fondi di investimento, chiamato Yucaipa, ed era diventato miliardario. Oggi vive in una delle più grandi e prestigiose ville di Beverly Hills, ha un suo Boeing privato ed è amico personale e socio in affari di Bill Clinton (attraverso Yucaipa, in cui Clinton ha una partecipazione).

L’incontro con Burkle avvenne nella primavera del 2005. «Rappresentanti di Yucaipa e del Gruppo Follieri discussero la possibilità di creare una joint venture per l’acquisto di proprietà immobiliari di istituti religiosi, sviluppare tali proprietà e poi rivenderle facendo un profitto », si legge nella citazione della causa civile intentata da Yucaipa nel maggio scorso. «Yucaipa avrebbe investito circa 105 milioni di dollari – fino a cinque milioni per finanziare i costi operativi e 100 nell’acquisto di proprietà… il 15 giugno 2005 fu firmato l’accordo e creata una società comune».

La joint venture contava sui contatti di Follieri in Vaticano per comprare i migliori beni immobiliari della Chiesa Usa. «Il gruppo Follieri si vantava di avere importanti e influenti contatti al Vaticano», si legge nel testo della citazione.

Appena arrivati i soldi di Yucaipa, Follieri si trasferì in un nuovo appartamento, un duplex sul 46ڠe 47 ڠpiano dell’Olympic Tower, grattacielo sulla Fifth Avenue costruito da una società di proprietà degli eredi di Aristotele Onassis. Come se non bastasse, era proprio davanti alla cattedrale di St. Patrick. Insommma, per Follieri non poteva essere indirizzo migliore. L’affitto 40mila dollari al mese – non era un problema. Sarebbe stato pagato con il budget della joint venture. Dalla citazione risulta che sempre da quel budget vennero anche i fondi usati per pagare «uno chef, altri membri dello staff e simili stragavanze».

L’attività filantropica
A ottobre diquell’anno,Follieri venne invitato al primo incontro ufficiale della Clinton Global Initiative. In quell’occasione s’impegnò a distribuire una tessera-sconto per medicinali «per chiunque ne abbia bisogno » fino a spendere 50 milioni di dollari.

Era un’impresa titanica che Follieri annunciò di poter realizzare in partnership con la società Comprehensive Healthcare di tale John Treglia. La società non era esattamente un gigante del settore sanitario e Treglia era un manager più che altro specializzato in aziende in stato di fallimento e con una lunga storia di debiti con il fisco americano.

Da documenti depositati presso la Sec, la Consob americana, «Il Sole-24 Ore» ha scoperto che, pochi mesi prima dell’impegno preso da Follieri alla Clinton Global Initiative, Comprehensive aveva trovato nuovi in-vestitori, due società controllate dalla moglie di un signore condannato per frode finanziaria. Difficile dunque meravigliarsi se ben poco fu mai realizzato della promessa fatta davanti a Clinton.

Il braccio destro di Clinton
Col tempo, il rapporto con Doug Band divenne sempre più stretto. I due venivano visti regolarmente insieme in alcuni dei ristoranti più “in” di Manhattan – da Nobu a Cipriani.
Quando Follieri preparò un memorandum da inviare a nuovi potenziali finanziatori, ne mandò una copia anche a Band. «Stiamo offrendo il 2,5% del Follieri Group per milioni di dollari, più il finanziamento del budget operativo per un anno», si leggeva nel memo.

Ma per Follieri il valore di Band era soprattutto nei contatti che gestiva per conto di Clinton. Nei primi del 2006 gli presentò per esempio un altro “amico di Bill” come Burkle, l’immobiliarista canadese Michael Cooper, amministratore delegato del Dun-dee Real Estate Investment Trust, un colosso del settore in Canada.

Follieri gli propose di replicare in Canada l’accordo che aveva con Burkle negli Usa: lui avrebbe messo i contatti col Vaticano e Cooper avrebbe messo i soldi. Pochi mesi dopo venne costituita la Follieri Firelight Acquisition Inc, una joint venture canadese tra il Gruppo Follieri e Dundee, con Cooper come amministratore e gli uffici di Dundee come sede.

Non basta. Grazie alla straordinaria rete di conoscenze di Clinton, Follieri ebbe accesso a persone come l’ex presidente del Brasile Fernando Cardoso, lo sceicco del Bahrain Mohammed bin Essa al Khalifa e persino quello che la rivista Usa «Forbes» ha recentemente individuato come l’uomo più ricco del mondo, il messicano Carlos Slim Helù.
È possibile che Band abbia dato una mano a Follieri per amicizia. Ma «Il Sole-24 Ore» ha scoperto che non lo fece gratuitamente.
A provarlo è una fattura di 400mila dollari per “servizi di consulenza” inviata nel marzo 2006 da Doug Band. La fattura era indirizzata ad Auspice Holdings, una società costituita il 16 febbraio 2006 nel paradiso fiscale di Jersey da due fiduciarie che facevano capo alla Mourant & Co, società specializzata nella gestione di patrimoni per conto terzi. Alcuni documenti lussemburghesi aiutano però a identificarne la proprietà: la Follieri Holdings Sarl, entità registrata in Lussemburgo e gestita da Pasquale Follieri, padre di Raffaello, risulta infatti detenere il 100% di Auspice.
La fattura di Band chiedeva un bonifico su un conto della Citibank di una società chiamata Sgrd.
Doug Band risulta essere stato presidente, tesoriere e segretario di Sgrd Enterprises, società registrata in Florida da suo fratello Gregory. Lo stesso fratello, che fa l’avvocato immobiliare, ha registrato altre 11 società il cui nome include l’acronimo Sgrd. Quando abbiamo telefonato a Gregory Band per chiedergli spiegazioni sul pagamento di 400mila dollari e sulle attività commerciali di quelle 12 società con lo stesso nome, ci ha risposto di non poterne parlare e ci ha sbattuto il telefono in faccia.

Un anno dopo quel pagamento di 400mila dollari, Doug Band e suo fratello Gregory risultano aver fatto una donazione di 4.600 dollari (il massimo concesso) alla campagna elettorale di Hillary Clinton, cosa che non avevano mai fatto prima neppure con Bill Clinton.
Da noi contattato, Doug Band si è rifiutato di rispondere invitandoci a chiamare il portavoce di Bill Clinton, Jay Carson. Per quattro settimane abbiamo lasciato messaggi telefonici e scritto email quasi quotidianamente senza che Carson ci mandasse mai alcuna risposta.

Nella sua tela di rapporti, Follieri era riuscito a includere Huma Abedin, una delle assistenti più strette di Hillary Clinton. Al Sole-24 Ore risulta infatti che Abedin fornì a Follieri consigli su chi assumere come ” chief of staff” del Follieri Group. Abbiamo perciò deciso di contattare Philippe Reines, il portavoce della senatrice per chiedergli chiarimenti sulla natura di quel rapporto. Ma nonostante svariate telefonate ed email, neppure Reines ha voluto rispondere.

Follieri bipartisan
Lo stretto rapporto con Band e il mondo di Clinton non impedì a Follieri di coltivare anche l’altro versante politico americano, quello repubblicano. Nel luglio del 2006 iniziò a corteggiare Andy Card, l’ex capo dello staff del presidente George W. Bush. Voleva convincerlo a unirsi al Follieri Groupe alla sua fondazione. Ma dopo alcuni mesi di incertezza Card declinò l’invito.

Quella stessa estate Follieri ridiresse le proprie attenzioni su un altro peso massimo del partito repubblicano, il senatore John McCain. Secondo una fonte che ci ha chiesto l’anonimato,Follieri sperava di avere il suo aiuto nell’ottenere finanziamenti dal gruppo Pegasus, un gruppo di private equity con un portafoglio di 1,4 miliardi di dollari considerato vicino al senatore repubblicano.
Uno degli advisor del Pegasus Group era Rick Davis,l’uomo che dopo aver diretto la campagna elettorale di McCain nel 2000 dirige anche quella del 2008. Nel gennaio del 2007, Follieri inviò a Davis materiale informativo su due società – Follieri Capital e Follieri Media- sperando di ottenere finanziamenti. Ma non sembra che ci sia riuscito.

Ormai si ha l’impressione che Follieri sia arrivato alla fine della sua corsa americana. Al Sole-24 Ore risulta che la joint venture con Dundee in Canada si sia esaurita nell’aprile scorso,mentre quella con Yucaipa è finita il 3 maggio quando la società di Burkle ha fatto causa a Follieri. L’italiano è stato accusato di aver «sistematicamente sottratto beni per un valore di 1,3 milioni di dollari» mettendo in conto alla società spese personali che includevano «cure veterinarie per il cane ed enormi costi per alberghi a cinque stelle, pasti e intrattenimenti vari» e acquisti da Prada e Fendi.
In un comunicato stampa, Follieri ha risposto negando di aver usato fondi della società a fini personali.
Certo è che anche la diocesi di Toronto della Chiesa cattolica ucraina ha preso in considerazione l’ipotesi di fare causa per danni, e ha rinunciato solo per motivi “tecnici”. «Le società di Follieri in Canada erano semplici scatole vuote e il nostro avvocato ci ha detto che non saremmo riusciti neppure a farci risarcire il denaro perso nel corso di anni di negoziati e promesse mancate», spiega il vicerettore Donald Onyschuk, che aggiunge: «Abbiamo però informato tutte le diocesi canadesi di stare in guardia perché Raffaello e Sodano usano la Chiesa come copertura per i loro affari personali».

Per quel che riguarda Doug Band, da tempo nessuno lo vede nei ristorante più “in” di Manhattan con Follieri. Al contrario, sembra che l’ordinedi scuderia dei Clinton sia di tenersi a distanza di sicurezza.

di Claudio Gatti
Fonte Il sole 24 ore online

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