Amanda, diario e lettere dal carcere: «Ho decine di ammiratori»

Alla madre: «Non lasciarmi qui». E fa l’elenco «dei ragazzi con cui ho fatto sesso in Italia»

In un diario la vita in cella dell’americana: «Vogliamo giustizia per Mez. E io avrò libertà, libertà»

ROMA – Ci sono i momenti della disperazione e quelli della speranza. C’è la paura di essersi ammalata e la gioia perché tutto è passato «e domani arriva mamma». Ci sono i pianti, ma anche le risate, le confidenze con le compagne di cella, la fiducia che «alla fine gli avvocati riusciranno a tirarmi fuori da qui». C’è l’Amanda che ti aspetti nelle pagine del diario e nelle lettere scritte in carcere. Centinaia di fogli per narrare un mese di vita dietro le sbarre, giornate scandite da appuntamenti sempre uguali, dal timore di non farcela, dalla forza che alla fine «mi farà sopportare tutto». È lei, Amanda Knox, 20 anni, a raccontarsi. Tra le carte depositate dai magistrati che indagano sul delitto di Perugia, ci sono pagine e pagine fitte di appunti, ricordi, sensazioni. Proprio come accadeva prima che l’omicidio di Meredith Kercher travolgesse la sua vita e che finisse in carcere insieme al suo fidanzato Raffaele Sollecito e a Rudy Hermann Guede. Tutti e tre accusati di averla violentata e poi uccisa a coltellate.
È lei a rivelare il contenuto delle lettere che ha ricevuto da decine di ammiratori, trentacinque soltanto nelle prime due settimane. Uno si è dichiarato senza perdere tempo: «Ti amo, mi vuoi sposare?». Un altro è apparso più timido: «Scrivimi perché vorrei finalmente conoscere “la ragazza dalla faccia d’angelo”». C’è chi le ha scritto per esortarla a reagire, chi le ha consigliato di avere fede in Dio. E lei si chiede: «Se fossi stata brutta avrebbero fatto lo stesso? Non credo». «Risponderò a tutti – promette Amanda – ma soltanto quando sarò fuori da qui». Sperava di essere libera a Natale. E invece sono trascorsi sette mesi. A scorrere il diario si capisce che cerca di seguire ritmi normali, di non perdere il contatto con la realtà. A volte ci riesce, altre si abbandona alla disperazione. Poi si riprende, aiutata anche dalle compagne di cella. E allora ricomincia a scrivere. C’è una lettera alla madre. «Cara mamma, ti prego non lasciarmi qui. Devi tirarmi fuori. Io non appartengo a questo posto. Voglio tornare a casa con te. Mi manca la vita. Ti voglio bene».
C’è una lettera al suo fidanzato americano. «Caro Dj, proprio in questo momento sento il bisogno di tenerti tra le braccia. Ho ancora quel groppo dentro e sento come se qualcuno, veramente forte e freddo, mi sta comprimendo la testa. Ti prego, non posso star sola proprio adesso. Mi spiace essere debole, ma sto male e sono stanca. Voglio andare a casa. Come riuscirò a continuare così per i prossimi 14 giorni? Come possono trattarmi così, guardarmi come se fossi un’assassina? Loro pensano realmente che lo sia e questo non va bene. Questa non può essere la mia vita. Ti prego, questa non può essere la mia vita. Ti prego, tienimi tra le braccia, ora». La lista «dei ragazzi con i quali ho fatto sesso da quando sono in Italia» contiene sette nomi, accanto i dettagli del rapporto. La descrizione delle giornate è semplice: «Faccio i piegamenti, canto, leggo, scrivo, dormo, mangio, bevo. E penso… Ho accesso alla biblioteca, ho 8 canali televisivi che posso vedere in cella, ho un bagno e una lampada per leggere». Guarda Mtv, talvolta i notiziari. Ma generalmente sono gli avvocati a raccontarle le novità delle indagini. E lei commenta ogni avvenimento.

Dice di essere «felice», quando Patrick Lumumba viene scarcerato come se non ricordasse che è stata lei a farlo finire in carcere. Preoccupata perché «sembra che Raffaele abbia detto ai giornali (ma chi può fidarsi di loro?) che tutto ciò che ho fatto ha reso la sua vita una follia e non vuole più avere niente a che fare con me. Ahia!». Disperata quando scopre di aver preso peso e aver superato i 65 chili. Angosciata quando le vicine di cella litigano e si accapigliano: «Non va bene tenere le persone in gabbia in questo modo. Esse covano il male dentro e non possono fare a meno di tirarlo fuori quando ne hanno la possibilità. Sono come animali furiosi». Sul quaderno trascrive i testi delle canzoni. Mette in fila i buoni propositi: «Voglio vivere felice com’ero e comprensibilmente un pochino più cauta… Non fumerò più marijuana. Quando sarò libera tornerò negli Stati Uniti, ma ritornerò in Italia per studiare. Non temo questo Paese. Questo Paese ormai fa parte di me. Questo è un luogo che ho chiamato casa. E prima che succedesse tutto ciò, io ero così felice».

Molti pensieri sono per Meredith. «La mia amica è stata uccisa. La mia compagna di stanza, la mia amica. Era bella, intelligente, divertente e si preoccupava per tutti. Ed è stata uccisa. Tutti quelli che conosco sono distrutti dal dolore per lei, ma abbiamo anche tutti sentimenti contraddittori. Siamo arrabbiati. Vogliamo giustizia ». Proprio così scrive Amanda: vogliamo giustizia. E giura: «Sono innocente e dunque sarò libera. Libera. Libera. Libera. Libertà. Avrò Libertà».

Fiorenza Sarzanini
24 giugno 2008

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