Omicidio Perugia, la testimonianza di Amanda, “Oh, no Meredith”

   

 

 

 

 

 

 

 PERUGIA (21 giugno) – «…ricordo solamente che F. (una delle coinquiline italiane – ndr) diceva un piede! un piede!. Siamo stati spinti fuori. C’erano i poliziotti all’esterno e io mi sono seduta per terra e non riuscivo… ero sotto shock e non capivo cosa fosse successo…».

Amanda Knox ricostruisce così i momenti in cui il corpo di Meredith Kercher venne trovato nel casolare di via della Pergola. Lo fa in un lungo interrogatorio davanti al pm Giuliano Mignini il 17 dicembre scorso. Alla studentessa di Seattle, al suo ex fidanzato Raffaele Sollecito e all’ivoriano Rudy Guede la procura perugina ha inviato l’avviso di conclusione indagini che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio.

Sentita, a lungo, in carcere dagli inquirenti alla presenza dei suoi difensori la Knox ha ribadito la sua completa estraneità al delitto, così come fanno gli altri due indagati. La sua versione è racchiusa in un verbale di un centinaio di pagine agli atti dell’inchiesta. «All’inizio non ci hanno detto se si trattava o no di Meredith (il cadavere era sotto a una coperta – ndr), F. aveva detto oh, no, Meredith per cui ho immaginato che fosse lei ma non lo sapevo… Quindi in questura quando stavano già interrogando mi hanno detto dopo che era Meredith. Non mi ricordo il momento preciso in cui me lo hanno detto ma era in questura».

La Knox spiega quindi al magistrato di non sapere come fosse stata assassinata la giovane inglese. Rispondendo a una domanda del pm afferma: «la polizia mi ha detto che le era stata tagliata la gola… E da quello che mi avevano detto mi ero fatta un’immagine orribile….». Ed è proprio sulle modalità dell’omicidio che si concentrano le domande del pubblico ministero. Il magistrato contesta infatti a Foxi noxi, volpe cattiva come la chiamavano nella squadra di calcetto, che in questura due testimoni la sentirono mentre parlava con Sollecito poche ore dopo il delitto. La giovane americana sosteneva con il fidanzato – in base alla testimonianza – che con quel genere di ferite la morte non sarebbe sopraggiunta rapidamente e che quindi Meredith doveva essere morta dopo un certo lasso di tempo. «La polizia mi aveva detto che le era stata tagliata la gola – spiega la Knox – e ho sentito che è un modo bruttissimo di morire….». Ancora il pm: …la sera del 2 sapeva che con quel genere di ferite Meredith aveva avuto un’agonia, e la polizia non lo sapeva…. «Pensavo che la morte per un taglio alla gola fosse sempre lenta e terribile…» la replica della giovane.

Nell’interrogatorio la Knox aveva già ricostruito le fasi che portarono, il 2 novembre, a scoprire il cadavere. Il suo arrivo alla casa di via della Pergola dopo la notte trascorsa – sostiene – nell’abitazione di Sollecito. «Quando sono arrivata a casa la porta era spalancata – dice al pm – e ho pensato che fosse strano, ho pensato che forse qualcuno… però nessuno lascia mai la porta aperta, ma c’era la possibilità che qualcuno fosse uscito senza chiudere a chiave, magari per un attimo». Ricorda di essere andata in camera sua e quindi in bagno per fare la doccia, vedendo delle tracce ematiche senza però insospettirsi: «non c’ era molto sangue… poteva essere stato qualsiasi cosa…». Dopo avere visto però delle feci nel water comincia a pensare «che c’era qualcosa che non andava…». Di qui la decisione – sostiene – di avvisare il fidanzato e la coinquilina italiana. Quindi la scoperta del corpo.

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