Abusi su una bimba di sei anni: cinese incastrato dai referti medici


La bimba chiusa nel mutismo più assoluto. Senza quei referti, nessuno avrebbe potuto immaginare.

Savona. Ha più volte abusato di una bambina di sei anni, trasmettendole il papilloma virus, e proprio dalla scoperta della patologia sono partite le indagini della polizia che hanno ricostruito la terribile vicenda. Ad essere sottoposto a fermo di indiziato di delitto è stato Libiao Mei, 23 anni, cinese nativo del Zhejiang ma domiciliato in Italia.

Gli episodi risalgono al periodo compreso fra novembre 2007 e febbraio 2008. L'”orco” è un parente, pur non stretto, della vittima e in quel periodo si trovava a Savona presso la cerchia familiare. Avrebbe approfittato della confidenza con la piccola, per praticare gli abusi e costringerla al silenzio. Un silenzio che si è protratto anche quando una psicologa ha interrogato la bambina, chiusa in un mutismo perfetto, forse per paura o per non riaprire la ferita rimossa.

La storia agghiacciante è però venuta a galla. Quindici giorni fa i genitori, entrambi di nazionalità cinese, accompagnano la bimba all’ospedale San Paolo. Qui i medici la visitano accuratamente e constatano la presenza di condilomi all’interno delle parti intime, nonché la perforazione dell’imene. Una situazione del tutto anomala, che viene confermata da un consulto successivo al reparto di Ginecologia.

Il referto ed il caso passano agli agenti della squadra mobile di Savona, diretti da Saverio Aricò. Per escludere l’eventualità che una patologia naturale, presente dal momento della nascita, sia confusa con un abuso su minori, gli investigatori raccolgono testimonianze ed informazioni. L’esame della cartella clinica del parto induce a scartare l’ipotesi che la piccola abbia contratto la malattia alla nascita. Gli uomini della Questura, coordinati dal sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro, concentrano quindi l’indagine sulla violenza sessuale.

Scattano le ricerche sullo stato di salute dei familiari e si scopre che un parente, Libiao Mei, è affetto da patologia di identica natura ai genitali. Il sospettato nel frattempo si era trasferito a Milano. Rintracciato nella città meneghina, viene inchiodato alle sue responsabilità. Sotto la pressione degli inquirenti, il ventitreenne capitola e confessa di aver stuprato in più occasioni, nell’arco di tre mesi, la bambina.

Il giovane si trova ora rinchiuso nel carcere savonese Sant’Agostino, a disposizione della magistratura. La piccola vittima, invece, è affidata alle cure di specialisti che la seguono costantemente. Sta bene e non ha ancora parlato di quei dolorosi eventi di cui, chissà per quanto, vorrà ancora tacere.

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