Segregata per 18 anni: Silenzi e complicità sulla prigione di Maria

Medici e assistenti sociali l’avevano visitata più volte ma non c’è traccia di relazioni e denunce

Santa Maria Capua Vetere. Qualche volta, quando non era proprio possibile sbarrare la porta e negare la sua esistenza, Maria Monaco veniva lavata e rivestita, trasferita nella zona nuova della casa di via Cormons, esibita con la sua malattia e il suo carico di disagi. Accadeva una, due volte l’anno, brevissimi permessi concessi alla prigioniera che subito dopo veniva nuovamente rinchiusa nella stanza in fondo al ballatoio, oltre il cancello di ferro. Qualcuno, dunque, di tanto in tanto l’incontrava. E ciò bastava a rassicurare quanti ancora chiedevano notizie della donna impazzita per amore, a quanti s’interrogavano sulla sorte della ragazza madre che dalla nascita del «figlio della colpa», quasi diciotto anni fa, non aveva più varcato il portone del vecchio fabbricato rurale. Pare che tra i visitatori di casa Monaco ci fosse stata, tempo fa, anche qualche assistente sociale, testimone del disagio psichico di Maria ma che nulla poteva sospettare della sua condizione di reclusa. Ma nella scaletta delle cose da verificare e da accertare, al primo posto nell’agenda dei carabinieri e del pm Antonio Ricci c’è il ruolo dei medici che l’hanno avuta in cura: quello di famiglia, i componenti della commissione che hanno riconosciuto la sua invalidità totale, lo specialista napoletano che ha rilasciato l’ultimo certificato, nel 2007. Professionisti ai quali non può essere sfuggita la situazione di estremo disagio di Maria Monaco della quale, però, non è stata trovata traccia clinica, almeno tra le carte sequestrate nella casa degli orrori. È stata la stessa madre della donna, Anna Rosa Golino, prima di essere arrestata (ha ottenuto i domiciliari in ragione della sua età avanza, 80 anni, a confermare ai carabinieri che la figlia non assumeva alcun farmaco. Così la sorella, la maestra Michelina, che non sapeva di terapie farmacologiche che pure avrebbero dovuto essere prescritte a Maria. Di più se ne saprà lunedì, dopo l’interrogatorio da parte del gip per la convalida degli arresti, disposti venerdì in flagranza di reato, di Anna Rosa Golino e di Michelina e Prisco Monaco, sorella e fratello di Maria. Tutti e tre sono accusati di sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia. Ancora da verificare, intanto, come vivesse Maria Monaco prima della gravidanza punita con la reclusione: condizioni di salute psichica, innanzitutto, ma anche rapporti con la madre, il fratello e la sorella. Anna Rosa e Michelina, secondo alcune testimonianze, sarebbero state sempre le dominatrici in famiglia, tanto da riuscire a condizionare l’esistenza di Maria e, pare, anche di Prisco, che nei confronti delle due donne avrebbe una sorta di dipendenza psicologica. r. cap.

LE REAZIONI

BIAGIO SALVATI Santa Maria Capua Vetere. La casa degli orrori di via Cormons, nel rione Sant’Andrea dei Lagni a Santa Maria Capua Vetere, dove è stata segregata per 18 anni una donna liberata dai carabinieri due giorni fa, è già diventata meta di pellegrinaggio. Curiosi e passanti, anche provenienti da altri comuni limitrofi, dopo il clamore della notizia rimbalzata a livello nazionale, si fermano per lanciare sguardi verso l’abitazione, indicano il luogo dove i familiari «carcerieri» tenevano reclusa Maria, la loro congiunta. Ma anche tra chi conosceva bene la famiglia Monaco o ha abitato nei pressi, c’è molta incredulità e stupore. «Non riusciamo a credere a quanto accaduto – dicono alcuni residenti del rione che vogliono rimanere anonimi – anche se, anni fa, si parlava di una figlia che preferiva starsene in casa. Mai a pensare a una storia simile». Anche don Gennaro Iodice, sacerdote della parrocchia di Sant’Andrea scuote il capo: «Brave persone che dire, lavoratori, venivano anche a messa. È stata una sorpresa per tutti. Fino a qualche anno fa anche il ragazzo (il figlio di Maria, da venerdì affidato a uno zio, ndr) veniva spesso in parrocchia, poi si è fatto più grande e come succede spesso ha cominciato a frequentare meno la nostra comunità». Il parroco ricorda anche l’altra sorella, Michela, la maestra di scuola materna: «Non ha mai dato adito a nulla di particolare, mai chiacchiere o sospetti di alcun genere». I commenti nel rione si susseguono a ritmo incessante. «Non immaginavamo nulla di simile – commentano alcune casalinghe – che dire, o hanno saputo mascherare troppo bene o c’è una doppia personalità». Altri ricordano di una storia giudiziaria degli anni Settanta dove addirittura sarebbe stato coinvolto il padre della donna segregata. Qualche anziano accenna a un soprannome, ma poi lascia cadere la cosa. L’importante, ora, è sperare se Maria potrà riabbracciare il figlio al più presto, come una vera mamma.

 Il mattino 15 giugno 2008

 

 

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