Clinica degli orrori, si impiantava un tendine sbagliato pur di operare

Le accuse vanno dalla truffa al Ssn all’omicidio volontario aggravato dalla crudeltà
SANITA’: BREGA MASSONE, IL PRIMARIO DI CHIRURGIA TORACICA, SI DIFENDE DAVANTI AL GIUDICE:” HO AGITO PER IL BENE PAZIENTI”, AVREBBE DETTO.
E INTANTO FORMIGONI RITIRA L’ACCREDITAMENTO DELLA CLINICA AL SSN.

Milano, 10 giu. (Adnkronos) – Si difende davanti al gip di Milano Micaela Curami, in un’intercettazione una dottoressa spiega: ”Abbiamo dovuto usare il tibiale purtroppo perché ormai il paziente era aperto”. Al via i primi interrogatori, Pietro Fabio Presicci si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ascoltato oggi anche l’ex primario del Santa Rita, Pier Paolo Brega Massone. Gli altri 12 medici ai domiciliari saranno sentiti nei prossimi giorni
Milano, 10 giu. (Adnkronos/Ign) – Un tendine al posto di un altro. Per la precisione, un tendine tibiale anteriore destro impiantato al posto di quello rotuleo sinistro. E’ successo anche questa alla clinica Santa Rita di Milano, ormai ribatezzata come la ‘clinica degli orrori’. E’ quanto emerge negli atti dell’inchiesta condotta a Milano sull’ultimo capitolo di malasanità che ha visto scattare le manette attorno ai polsi di 14 indagati.

L’intercettazione relativa a questo episodio risale al 6 febbraio scorso, e avviene tra la dottoressa Arabella Galasso, ortopedico indagato, e una collega. La prima dice alla seconda: “So che ieri ti hanno restituito un tendine… ma non era roba nostra”. Risposta: “Ah, e di chi era?”. Galasso: “Non era della mia equipe… Senti abbiamo un problema sul tendine di oggi, perché voi mi avete mandato questo emitendine rotuleo con tutto il certificato di idoneità e il codice del donatore, la data di nascita, di morte, gruppo sanguigno peccato che la busta che m’avete mandato è un tendine tibiale anteriore… noi abbiamo dovuto usare il tibiale purtroppo perché ormai il paziente era aperto… quindi l’abbiamo usato”. Collega: “Così è andato bene il tibiale?”. Galasso: “Sì non era fantastico rispetto al rotuleo che ci aspettavamo”.

Secondo quanto emerge da un’altra intercettazione telefonica, al Santa Rita il problema principale dei medici era avere pazienti da operare. Al telefono con un suo collega, Pier Paolo Brega Massone spiega: “Il problema di tutte queste persone è che qui non è che vieni a fare il primario, forse non gli hanno spiegato bene, qui tu devi fare Drg, cioè tu devi comunque avere i pazienti, se non li hai che fai? Vivi con gli 80 pazienti in un anno che ti passa il pronto soccorso, di cui magari 10 adesso non li puoi più operare perché sono tutti Tbc?…Fai il calcolo. Io calcolavo – prosegue Brega Massone – il mio Drg su 400 pazienti l’anno.”.

Nel corso della telefonata Brega Massone si vanta del suo ‘patrimonio di pazienti’. “Io pescavo dappertutto – riferisce ancora al collega – da Lodi, dove tiravo fuori le mammelle, poi ho cominciato a pescare anche i polmoni dall’Oltrepo Pavese, da Pavia, da Milano.”. Continuando a parlare con il collega Brega Massone si fa sempre più esplicito: “I numeri sono questi. Cioè, tu o fai 15 polmoni o altrimenti non puoi pagare un’equipe… E per fare 15 polmoni, auguri…”.

Intanto, alle 14,30, nel carcere di San Vittore, sono iniziati i primi interrogatori di garanzia. Pietro Fabio Presicci, medico assistente del primario del reparto di chirurgia toracica della clinica Santa Rita, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il dottore ha preferito non rispondere alle domande nell’ambito del primo interrogatorio di garanzia, davanti al gip Micaela Curani. Per questo pomeriggio è previsto, inoltre, l’interrogatorio di Pier Paolo Brega Massone.

I due sono gli unici dei 14 arrestati ad essere finiti in carcere. Per tutti gli altri il gip ha disposto la misura della custodia cautelare ai domiciliari. Per loro l’interrogatorio avverrà nei prossimi giorni. Le accuse, a vario titolo, vanno dalla truffa al servizio sanitario nazionale, alle lesioni fino all’omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. ”Le accuse formulate sono tutte da provare”, ha affermato oggi l’avvocato Enzo Brienza, difensore di Francesco Pipitone, il notaio della clinica. ”L’accusa ha messo insieme un ‘bel racconto’ che però va verificato”, ha aggiunto il legale spiegando che il suo assistito ”non ha fatto altro che valutare i profili professionali dei chirurghi che sono stati assunti”.

Sulla vicenda è intervenuto il sottosegretario al Lavoro, salute e politiche sociali Ferruccio Fazio, il quale ribadendo la propria volontà di non entrare nel merito dell’inchiesta giudiziaria, si è limitato a dire che “in Italia esistono tanti modelli sanitari e il modello lombardo è buono, come pure sono buoni altri”.

 

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