Pedofilia, assolto il bidello già condannato a 13 anni. Una sentenza che farà discutere

Di Wildgreta

Farà discutere, dice il giornalista dell’articolo che segue, questa sentenza che assolve il bidello della scuola materna Abba, di Brescia, già condannato in primo grado e in appello rispetivamente a 13 e 15 anni. Perchè farà discutere? Perchè insieme a lui erano state indagate altre persone (due insegnanti e un’ausiliaria) ma, mentre la seconda era stata assolta in appello, la posizione delle due insegnanti era stata stralaciata dal processo Abba, per entrare nel processo Sorelli che vedeva imputate più di dieci persone (tra cui 3 sacerdoti) . Il processo di primo grado per la scuola Sorelli, si è concluso con l’assoluzione di tutti gli indagati, ma la Procura ha presentato appello e il nuovo processo comincerà nel mese di ottobre. A quanto risulta, la stessa Corte d’Appello di Brescia, aveva assolto le due suore dell’asilo di Cazzano Sant’Andrea condannate in primo grado a nove e dieci anni per abusi su una decina di alunni della scuola materna vicino a Brescia. Quella sentenza, però, è stata annullata dalla Cassazione e il processo di appello si dovrà rifare. In pratica, la Cassazione, avrebbe trovato sbagliato non tenere nella dovuta considerazione le testimonianze dei bambini che affermavano di aver subito abusi dalle due suore.

Il caso  Abba è del 2003 e in questi cinque anni ci sono state indagini, arresti, processi, fiaccolate e , soprattutto, bambini traumatizzati che hanno avuto bisogno di cure, di sedute psicoterapiche e che, forse, in cura lo sono tuttora. Ma tutto è potuto finire in mezzora. Il limite, in un caso del genere, è che nessuno ha risposto alla domanda principale: Da cosa è scaturito il trauma dei bambini e chi lo ha provocato? Il bidello può anche essere ritenuto innocente con una camera di consiglio breve, ma i bambini non possono guarire in mezzora.

La Cassazione aveva fatto riaprire il processo
 
di MARIO PARI
– BRESCIA –
UN’ASSOLUZIONE inattesa, una sentenza che solleverà discussioni. Ma, per il bidello che circa sei anni fa fu coinvolto in una terribile vicenda di pedofilia
di MARIO PARI
– BRESCIA –
UN’ASSOLUZIONE inattesa, una sentenza che solleverà discussioni. Ma, per il bidello che circa sei anni fa fu coinvolto in una terribile vicenda di pedofilia, quella di ieri «è stata la fine di un incubo durato sei anni». Erano circa le 15,30, quando la Corte d’Appello di Brescia ha letto la sentenza. «Assolto perché il fatto non sussiste» e le guance del bidello si sono rigate di lacrime. Proprio in quella stessa aula, del resto, non più tardi di due anni fa era stato condannato a 13 anni di carcere. Aveva beneficiato di una riduzione di pena di due anni, passando quindi dai 15 del primo grado ai 13 dell’appello.

MA ERA RIMASTO, proprio al termine del primo processo di secondo grado, l’unico con una condanna sulle spalle per i presunti abusi nei confronti di bambini di una scuola materna comunale. La vicenda era diventata di pubblico dominio parallelamente ad un’altra per molti versi simile. Anche in quel caso arresti per presunti casi di pedofilia in un’altra scuola materna comunale. Ma sotto il profilo giudiziario, la seconda sin dal primo grado registrò l’assoluzione di tutti gli imputati. In quanto al bidello, invece, dal tribunale, venne condannato insieme a un’ausiliaria.

LA DONNA ottenne l’assoluzione in appello e al professor Guglielmo Gulotta e all’avvocato Patrizia Scalvi, legale del bidello non rimase che la Cassazione. Tutto ciò mentre l’uomo passava da una decina di mesi in carcere a tre anni di domiciliari. La Cassazione annullò il processo d’appello e per il bidello si riaccese una speranza. Il secondo processo d’appello è iniziato nei giorni scorsi e la partenza non è stata certamente molto confortante per chi puntava all’assoluzione. Il procuratore generale ha chiesto una condanna a 15 anni di carcere, una pena ancora più pesante di quella data al termine del primo appello.

«È COME – aveva commentato l’avvocato Scalvi – se la Cassazione non ci fosse nemmeno stata». Ieri il difensore è intervenuto, insieme al legale dell’Amministrazione comunale, considerata responsabile civile nella vicenda. Poi, la camera di consiglio, durata circa un’ora e la decisione: assoluzione. Ci sarà però uno strascico sin d’ora. La Corte d’Appello ha stabilito che dovranno essere restituite le provvisionali già anticipate dall’Amministrazione comunale, in precedenza condannata come responsabile civile. Si tratta di circa 600.000 euro già versate alle famiglie che si erano costituite parti civili. Ora bisogna attendere l’appello presentato dalla Procura per gli assolti dell’altro processo.

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