Abusa della figlia, condannato a sette anni anche in appello, non è mai andato in carcere

La ragazzina aveva tentato il suicidio per sfuggire alle violenze e poi aveva denunciato tutto

MILANO 04/06/2008 – Ha abusato della figlia di sei anni, costringendola ad avere rapporti sessuali con lui anche sotto pagamento. Violenze proseguite fino a quando la bambina ha compiuto 15 anni. Solo allora, la ragazzina, temendo ulteriori abusi, tentò il suicidio ingerendo sostanze tossiche. E la storia venne a galla. Ieri la Corte d’Appello ha confermato la condanna a 7 anni e 6 mesi di reclusione nei confronti di L.A, che ieri non era presente in aula durante la lettura della sentenza.

Nel corso di questo assurdo rapporto l’uomo faceva spesso dei regali quasi a titolo di pagamento delle prestazioni della figlioletta. A far scoppiare lo scandalo fu un grave episodio di cui la giovane fu protagonista e vittima. Accade una sera in cui la moglie dell’imputato si trovava fuori casa per lavoro e la ragazzina chiese alla nonna di rimanere malgrado avesse in programma un viaggio a Roma per andare dall’altro figlio. In preda al terrore la giovane, temendo altre violenze, tentò il suicidio ingerendo sostanze tossiche. Portata in ospedale, si riprese e per spiegare le motivazioni del suo gesto, raccontò i fatti facendo scattare l’incriminazione per il padre.

In primo grado l’uomo è stato condannato a sette anni e sei mesi di reclusione, dichiarato perpetuamente interdetto dai pubblici uffici e allontanato dalla famiglia.
Ieri in aula il sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale ha chiesto la conferma della sentenza. Dopo due ore di camera di consiglio, il collegio giudicante ha ribadito il giudizio del tribunale. Condannando l’imputato. La vittima ora è ospite di una comunità. Il padre, invece, non è mai stato arrestato.

Cronaca qui Milano Annibale Carenzo 4 giugno 2008

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