POLEMICHE IN CARCERE:”Troppi favori alla Franzoni”

Il direttore: usiamo questo atteggiamento con tutti
Protesta il sindacato delle guardie carcerarie: «Per lei i dirigenti hanno chiuso gli occhi»
LODOVICO POLETTO
INVIATO A BOLOGNA
Mamme con i bimbi in braccio e mamme con i bimbi per mano. Donne che si asciugano gli occhi e annuiscono: «Certo che lo sappiamo che lì dentro c’è la mamma più famosa d’Italia». Lo dicono mentre se ne vanno dopo l’ora di colloquio «una volta al mese» con il papà, lo zio, il nonno dietro le sbarre. E la Franzoni? «Quella? E’ una vip, non un povero Cristo come tutti gli altri». Visto da qui, da questa spianata d’asfalto, che è il parcheggio adesso affollato di umanità dolente, la «Dozza» è soltanto un parallelepipedo di cemento armato tempestato di finestre, né più brutto né più bello di cento altre galere d’Italia. E Anna Maria è soltanto uno dei 1056 detenuti di questo carcere ultraffollato, dove in dieci metri quadri di cella convivono anche tre detenuti. «E alla Franzoni invece riservano ogni tipo di beneficio. Compreso il fatto di poter ricevere due visite in un sol giorno. Compreso il fatto che ai suoi familiari è stato consentito di entrare in carcere con l’auto nel cortile e lasciarla lì per tutte le ore di colloquio» tuona Flavio Menna, segretario della provincia di Bologna dell’Ugl polizia penitenziaria. Lo fa, dice, a nome dei suoi colleghi agenti che hanno assistito «allibiti», al «trattamento di favore riservato a quella signora».

Trattamento di favore in questo carcere? Possibile? Menna, un omone grande grosso e barbuto, s’infervora. Parla di «malcontento degli agenti», e punta il dito contro i vertici del carcere: «Per questa detenuta vip hanno chiuso non un occhio, ma entrambi». E insiste: «Qui dentro tutti sanno come sono andate le cose venerdì. Tutti. Quando mai si è visto un simile comportamento in un carcere? Pensi che anche gli agenti non possono entrare lì dentro con l’automobile. Ai parenti di quella detenuta, invece hanno dato tutto». E ancora: «Qui si deve tornare subito alla normalità. Che cosa accadrà quando un’altra detenuta chiederà le stesse cose che ha ottenuto la Franzoni e non le otterrà? Le regole sono regole, e sono valide per tutti».

Se Menna s’infervora il Provveditore regionale dei carceri dell’Emilia, Nello Cesaro, butta acqua sul fuoco della polemica. Parla di «fantasie senza fondamento» per le accuse di favoritismo. E poi spiega: «La signora Franzoni è stata accolta come tutti gli altri detenuti». Tutti-tutti? «Certo. Usiamo questo atteggiamento con quelle persone che entrano qui per la prima volta. Cerchiamo di stargli vicini. Di rendere dolce il distacco dalla famiglia. Insomma, si fa ciò che prevede la legge. Perché chi è qui dentro non senta troppo lontani i suoi cari».

Mentre lui spiega Annamaria Franzoni se ne sta in cella da sola, controllata a vista. La sua ora d’aria, in mattinata, l’ha passata nel cortiletto interno. Deserto. Scarpe da ginnastica, maglietta grigia, ha trascorso almeno 40 minuti con Giancarlo Mazzuca, parlamentare del Pdl e amico di famiglia che ieri è andato a trovarla. «E’ una donna molto provata e stanca» dice il deputato. Che adesso parla del pianto di Annamaria, del senso di impotenza. «Credevo nella giustizia. Fino alla fine ho sperato che venisse fuori la verità; invece…» ha ripetuto Annamaria. Che se l’è presa con i giornalisti, ma avuto parole di apprezzamento per il personale della Dozza: «Qui ho trovato gente meravigliosa. Colpendo me – ha detto Annamaria – hanno colpito anche i miei figli, Davide e Gioele; e mio marito Stefano che ora è un uomo distrutto. Per loro potrei anche chiedere la grazia». Poi s’è persa nel ricordo di Samuele, parole dolcissime per quel bimbo strappato alla vita. Parole di mamma. Di dolore: «Adesso è stata tradita anche la memoria di Samuele».

La Stampa 25 maggio 2008

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