Franzoni: Cresce il partito dei “no grazia”

 COLPEVOLE O INNOCENTE? L’ITALIA E’ ANCORA DIVISA
Compassione per i figli, ma c’è una sentenza
PIERANGELO SAPEGNO
INVIATO A BOLOGNA
Ma qual è l’anomalia del caso Franzoni? «La cosa più incredibile è che non finisce mai», ha scritto il Foglio. Attorno all’«affranta Annamaria», come la descrivono adesso i giornali, e alla sua vicenda infinita, succede sempre qualcosa di nuovo, e ogni volta non si capisce bene perché. Adesso, l’avvocatessa sua solerte, è riuscita a farle vedere i due figli dopo neanche 48 ore di carcere, mentre le altre detenute si lamentano di dover aspettare minimo due mesi. Sky ha messo su un sondaggio in fretta e furia, e il 78 per cento degli intervistati s’è detto contrario alla concessione della grazia.

Strano. Perché il giornale «Liberazione» è arrivato a chiederla, dopo appena due giorni. Da sinistra a destra c’è chi già protesta contro la sentenza. E poi, come spiega Marzio Barbagli, sociologo del Mulino, tutte le ricerche dimostrano che «c’è sempre una forte relazione tra la percentuale di cattolici e di indulgenti». L’ultimo studio compiuto su quindici Paesi dell’Unione Europea «dimostra che ci sono differenze molto forti tra protestanti e cattolici, e che c’è una larga tradizione del perdono nei paesi cattolici». Vuol dire, Barbagli, che la Chiesa «ha in qualche modo ritardato l’affermarsi del sistema giudiziario moderno, dove le regole e la disciplina sono sacre e inflessibili, e dove tutti devono essere trattati allo stesso modo».

Così, tornando alla Franzoni, Barbagli dice che prova pena per lei «perché è una madre. Ma esistono principi generali che sono quelli della Giustizia», e lì i sentimenti non c’entrano più. «Tocca ai magistrati decidere. E io per fortuna non sono un giudice». In ogni caso, resta la domanda: sono davvero privilegi quelli di Annamaria? Dobbiamo scandalizzarci?

Filippo Berselli, di Alleanza Nazionale, presidente della Commissione Giustizia del Senato, spiega, tanto per cominciare, che «l’anomalia non è quella della Franzoni che vede i suoi figli dopo appena due giorni. L’anomalia è il contrario: se uno deve aspettare due mesi o più per vederli, perché questo significherebbe una malagestione del carcere». Nessuna corsia preferenziale, allora? «Di solito bisogna aspettare una settimana. Ma la prima visita può avvenire anche dopo due giorni. Trovo molto più strana la richiesta della grazia fatta da un giornale. Spetta al Capo dello Stato, non a me, concederla. Ma spetta ai parenti o al detenuto richiederla. Non a un giornale».

Il fatto è che se uno parla dei figli, ha ragione Giulio Base, il regista di don Matteo e di tanti altri successi, «come si fa a dir di no? Si può discutere sui privilegi più in generale. La legge è uguale per tutti, così dovrebbe essere e anche a me infastidisce un trattamento diverso. Però, questo processo non ha riguardato solo la giustizia comune, è stato un caso di rilievo nazionale, con tanto di onore e di oneri. Lei è diventata la regina della cronaca». Ed è proprio per questo, sostiene il giornalista Marco Travaglio, «che godrebbe di certe attenzioni e di certi favori. A nessuno verrebbe mai in mente di chiedere la grazia per una che è stata appena condannata, o di far vedere i figli dopo due giorni a chi è in carcere per averne ucciso uno. Tutto ciò non sarebbe possibile se lei non fosse una star mediatica, e su questo noi come categoria abbiamo delle grosse responsabilità. Fra l’altro, fatti i calcoli, sconterà appena cinque anni, se le va male. Fosse stata una rumena avrebbero protestato tutti. E’ l’isteria italiana che passa dalle forche alle indulgenze plenarie».

La cosa che rende ancora più anomala la vicenda Franzoni, è che Vittorio Sgarbi dice le stesse cose di Travaglio, uno con il quale di solito condivide litigi e qualche insulto. Anzi, dice proprio che ha ragione lui: «Questa volta sì, occorre rispettare le sentenze che ci assicurano che lei è colpevole. E se anche avessimo un dubbio sulla sua colpevolezza, non potremmo schierarci pro reo, ma a favore dei figli, letteralmente innocenti. E come dunque affidarli nelle mani di una condannata per omicidio?». Tanto per esagerare, poi, persino Michela Vittoria Brambilla si schiera con Travaglio: «Questa vicenda mi amareggia, ma rispetto pienamente il lavoro dei magistrati».

La Stampa 25 maggio 2008

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