A Cogne nuova caccia al killer, la Franzoni spera nel miracolo

Dalla cella una sola preghiera: «E’ vero che si può fare ancora qualcosa?»

TORINO 24/05/2008 – Tornare a Cogne per trovare le nuove prove in grado di far uscire Annamaria dal carcere. Questa potrebbe essere la strategia difensiva dei legali della Franzoni. Dopo la sentenza della Cassazione, infatti, la condanna a 16 anni di reclusione è diventata irrevocabile. Dunque, l’unica speranza è affidata a una possibilità del nostro ordinamento giudiziario che è la revisione stessa del processo. A concederlo deve essere la stessa Corte d’Appello, ma solo sulla base di nuovi elementi di prova. Elementi certi, in grado di stravolgere tutto il quadro processuale fin qui dipinto.
Di fronte alla possibilità della revisione, anche il professor Carlo Federico Grosso ha detto «Vedremo…», quasi a supporto di quanto espresso, due giorni fa, dal suo collega Paolo Chicco: «La nostra battaglia non è finita». Il penalista, in particolare, punta su quelle tracce rimaste davanti al villino di Cogne e, secondo lui, mai prese nella dovuta considerazione dagli inquirenti. La soluzione del giallo, quindi, è certamente ancora a Cogne ed è questo il luogo dove svolgere nuovi accertamenti.Paradossalmente è convinto di questa tesi anche l’ex difensore di Annamaria, l’avvocato Carlo Taormina: «È andata in carcere una innocente – ha detto -. L’hanno arrestata perché non si è trovato il vero colpevole». Lui, questo va detto, è sempre stato convinto della necessità di indagare a Cogne. «Dopo tutta la vicenda del “Cogne Bis” – spiega l’ex parlamentare -, avevo comunque chiesto che la Procura di Aosta facesse indagini specifiche. Fu incaricato un pm, che però non fece nulla e il tutto venne archiviato. Eppure ci sono ancora elementi da chiarire». Per esempio? «Per esempio le dichiarazioni di una persona che nessuno ha voluto interrogare, né all’epoca del primo processo né in appello – dice Taormina -. È la dottoressa Satragni. Io stesso le avevo chiesto di rilasciarci una deposizione, ma lei mi rispose che l’avrebbe fatto solo se l’avesse convocata un giudice. Cosa che non è stata fatta. Neppure dal caro Romano Pettenati, il miglior giudice che io abbia incontrato in tutta questa storia».

Ma quali sarebbero le rivelazioni della Satragni? Secondo Taormina, si tratterebbe di informazioni confidenziale rilasciate ai carabinieri nei primi giorni delle indagini sul delitto: «Disse di ritenere la Franzoni assolutamente estranea al delitto. Indicò piuttosto un altro ambiente dove cercare l’assassino: non fece nomi, ma indicò chiaramente un entourage molto ristretto…». Lo stesso nucleo familiare della persona accusata nella denuncia del 2004 firmata da Annamaria Franzoni? A questo Taormina oppone un “no comment”, anche in considerazione del fatto che da quella vicenda è scaturito un procedimento penale per calunnia e frode processuale. «A me pare solo strana la posizione della signora Satragni, sicuramente a conoscenza di molte cose, molti particolari anche sulla vita di Annamaria, ma che nessuno ha mai fatto deporre in un’aula di tribunale». Scritto da: Andrea Monticone – andrea.monticone@cronacaqui.it

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