Pedofilia Trento:«QUI A TERLAGO TUTTI SAPEVANO COSA SUCCEDEVA Lì»

La maggior parte delle persone conosceva i luoghi come «ritrovo di gay» ma escludeva la possibilità di reati 

Corriere Alto Adige giovedì 07 febbraio 2008 ,

TERLAGO — Il sole, a dispetto della Paganella che si staglia maestosa a ponente, tramonta piuttosto tardi sulla collina che sovrasta Maso Travolt, sponda nord-orientale del lago di Terlago. La zona — pini, latifoglie e prati spesso rinsecchiti — in paese è conosciuta come «Doss del cul». Un nome che non si trova sulle carte geografiche, ma che fotografa chiaramente quello in cui è facile imbattersi da queste parti in qualsiasi periodo dell’anno. «Frequentazioni omosessuali miste, di tutte le età, a tutte le ore» recita uno delle decine di siti internet che parlano di quello che nella comunità gay è conosciuto come «il boschetto di Terlago». «Parcheggiare nelle vicinanze della “cava”, dove ci sono già delle piazzole, e non parcheggiare nelle strade di campagna a causa di rischio danni alle macchine da parte dei contadini» suggerisce un altro portale entrando nei dettagli logistici.La mulattiera che porta alla zona, ad onor del vero, è oggetto da diversi anni di divieto di transito, imposto dall’amministrazione municipale anche per frenare un via vai di persone mal sopportato dagli abitanti del paese. «Da qualche tempo — spiega Abdelilah Marroun, gestore del vicino Ristorante pizzeria Lillà — abbiamo chiesto e ottenuto di tenere il nostro parcheggio riservato, perché molto spesso il traffico di omosessuali che accorrevano nella zona impediva alla nostra clientela di poter parcheggiare la macchina nel piazzale del locale».

«Le cose stanno così da almeno venti anni» ammettono un po’ tutti in paese, riconoscendo a malincuore una realtà che dà noia, anche se non è «politically correct» darlo a vedere nell’epoca della libera sessualità. «Sapevamo che la zona era frequentata da omosessuali, sapevamo perfino che esisteva un sistema di comunicazione a bandiere per capire se ci fosse qualche persona libera e disponibile in zona: ma che ci fosse un giro di pedofilia però non lo avrebbe immaginato nessuno» si dice in giro. «Mi è successo più volte di imbattermi in coppie di uomini svestiti intenti a baciarsi, ma non ho mai assistito ad atti osceni di alcun tipo» spiega Fabrizio Margoni, commesso della Famiglia Cooperativa di Terlago che spesso viene a cavallo nella zona. «Alcuni miei clienti però si sono lamentati per veri e propri atti osceni» ammette Marroun.

In questa situazione, i tre arresti per pedofilia come vanno interpretati? Solo pecore nere nel gregge o qualcosa di più? «Il rischio è di fare tutta l’erba un fascio» ammette il sindaco di Terlago Agostino Depaoli, che comunque riconosce come questo fenomeno sia ormai diventato un problema per la cittadinanza, specie alla vigilia del lancio di progetto di riqualificazione del lago, che potrebbe trasformare la cava in cui oggi vengono estratti il pregiato «rosso di Terlago» e il «verdello» in un anfiteatro da 1.500 posti immerso nella natura.

Rudy Gaddo Indagini

One thought on “Pedofilia Trento:«QUI A TERLAGO TUTTI SAPEVANO COSA SUCCEDEVA Lì»

  1. http://notiziegayit.blogspot.com/2009/01/pedofilia-assolto-montagner.html

    Era accusato di aver avuto rapporti sessuali con due ragazzini non ancora 16enni. Il giovane in lacrime dopo la sentenza

    di Sergio Damiani

    «Assolto! Assolto da entrambe le accuse!» Quando Fabrizio Montagner, al telefono con i suoi avvocati difensori, ha sentito queste parole si è messo a piangere. Ma per la prima volta in quello che per lui – che ha trascorso sei mesi in carcere e quasi altrettanti ai domiciliari in comunità a Verona – e per i suoi genitori deve essere stato un anno da incubo, il giovane laureato in matematica piangeva per la gioia. Come per i suo avvocati, Stefano Daldoss e Adolfo de Bertolini, credeva nell’assoluzione, ma era una speranza coltivata in segreto perché il processo non era affatto facile. È una sentenza certo inattesa quella del giudice Corrado Pascucci, una decisione la sua tutta fondata in diritto. I fatti – cioè i due episodi di atti sessuali con ragazzini che avevano poco meno di 16 anni – non erano contestati. Il processo con rito abbreviato si giocava sull’interpretazione giuridica da dare alle due relazioni sessuali. Montagner aveva in qualche modo piegato ai suoi desideri sessuali la volontà dei due ragazzini? Oppure questi, a cui la legge riconosce libertà di scelta nell’ambito della propria sfera sessuale, avevano avuto un rapporto consenziente? Il processo si giocava intorno a queste due domande e la risposta è stata, in sostanza, che non ci furono abusi o comunque non ci sono prove che lo dimostrino. L’inchiesta, condotta dal pm Davide Ognibene – che per Montagner aveva chiesto una pena di 3 anni e 8 mesi – verteva su due distinti tronconi. Il primo era quello relativo ai pedofili che frequentavano il lago di Terlago. Su questo fronte vennero arrestati Alberto Romeri e Guido Pedri (il primo è stato già condannato a 6 anni, il secondo ha patteggiato 2 anni). Poi, ascoltando testimoni e intercettando utenze telefoniche, si arrivò sino a Montagner. Le accuse contestate a quest’ultimo però non avevano nulla a che vedere con l’adescamento di minori nei boschetti intorno al lago di Terlago. Montagner i giovani li aveva incrociati su internet navigando su siti e chat gay. La procura contestava a Montagner due distinti episodi: il rapporto con un quasi sedicenne a cui l’imputato aveva dato anche qualche lezione di matematica e la relazione con un altro quasi sedicenne. Il primo, per stessa conferma del minore, era consenziente e aveva accettato di buon grado i rapporti, ma la procura contestava il fatto che Montagner in quel caso fosse il suo insegnante. Si rientrava dunque in uno dei casi particolari che il codice sanziona in caso di relazioni sessuali con minori degli anni 16, anche se consenzienti, e maggiori dei 14. Nel secondo episodio, invece, non c’era il problema del rapporto docente-allievo, ma il ragazzino aveva sostenuto che Montagner aveva approfittato di un suo stato confusionale. Come dire che in questo caso non era un rapporto tra consenzienti, ma una violenza sessuale. Perché il giudice Pascucci ha assolto l’imputato? Lo sapremo solo tra qualche settimana, al deposito delle motivazioni. Possiamo però già azzardare della ipotesi, che poi combaciano con le tesi sostenute dai due difensori. Nel primo caso probabilmente il magistrato ha ritenuti che le lezioni di matematica fossero un fatto incidentale nell’ambito di un rapporto d’amicizia già consolidato. Nel secondo caso invece potrebbe essere mancata la prova della violenza. In questo senso probabilmente ha pesato il fatto che il ragazzino frequentasse siti e ambienti gay e che pochi giorni dopo la presunta violenza inviò a Montagner una mail dai contenuti affettuosi, toni che stridono con chi dovrebbe aver appena subito atti sessuali non graditi. La sentenza di Pascucci, che con ogni probabilità sarà appellata dalla procura, cancella le accuse. Ma non le difficoltà di Montagner che ora lentamente dovrà tornare alla sua vita, vita che certo non sarà più la stessa.

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