Pedofilia Asilo Sorelli/ Brescia: I preti indagati si difendono dal pulpito

In evidenza: don Armando Nolli, prosciolto, disse all’epoca:

«Ne sono fuori, ma resto preoccupato e prego per i bambini violati».

I sacerdoti indagati per pedofilia parlano pubblicamente ai fedeli e respingono le accuse
«Questa infamia non ci appartiene»

Le comunità di San Faustino e San Giovanni solidali con i parroci
dal Giornale di Brescia del 16 giugno 2004
Un brivido profondo ha percorso l’intera navata centrale della chiesa dei Santi Faustino e Giovita, patroni della città. Una navata che, idealmente, è stata immaginata come la colonna vertebrale di un’intera comunità che ieri si è stretta attorno al suo parroco, don Armando Nolli. E lo ha applaudito a lungo, commossa, mostrandosi in quella «comunione» da lui stesso evocata durante l’omelia della solennità del Corpus Domini. Poco distante, in un’altra chiesa, una diversa, ma medesima comunità, si stava raccogliendo attorno ad un altro sacerdote, don Amerigo Barbieri, parroco di San Giovanni. I due sacerdoti, insieme al curato dell’oratorio di San Faustino, don Stefano Bertoni, sono indagati con l’accusa di essere membri di un gruppo di pedofili che avrebbe avuto come base una scuola materna del centro di Brescia. L’accusa di pedofilia è emersa martedì scorso dalla chiusura delle indagini preliminari sulla vicenda nella quale, oltre ai tre sacerdoti, sono coinvolte sei maestre, un bidello e due bidelle.
Ed i sacerdoti – come abbiamo riferito nell’edizione di ieri – hanno scelto di parlare con i loro fedeli, leggendo anche la lettera scritta da mons. Francesco Beschi, vicario generale della Chiesa bresciana, in cui vengono respinte le dimissioni da loro immediatamente presentate. Lettera che abbiamo pubblicato integralmente nell’edizione di ieri. «Sì! Mi trovo indagato: sarei un pedofilo. Siccome, però, pedofilo non sono, cercherò di difendermi insieme ai miei due confratelli. I pedofili li cerchino altrove», ha detto, dal pulpito, don Armando, in una chiesa affollatissima seduti, al primo banco, sindaco e vicesindaco della città, Paolo Corsini e Luigi Morgano e la presidente del Consiglio provinciale, Paola Vilardi, presenti a testimoniare la loro solidarietà ai parroci indagati. I tre rappresentanti delle istituzioni, infatti, dopo la Messa in San Faustino si sono recati in San Giovanni. «Mai come in questi giorni mi sono sentito, mani e piedi, crocifisso e con il cuore trafitto. Per un educatore, specialmente. Per un prete, l’ombra della pedofilia fa morire… È la fine atroce di una vita spesa, condivisa», ha gridato don Armando, prima che la voce venisse spezzata dall’emozione. «Non voglio essere ricordato come il prete pedofilo, perché non lo sono; questa infamità non mi appartiene e non mi vergogno di essere prete, perché non ho fatto niente per cui Cristo possa vergognarsi di me. Invoco solo una giustizia con le
lettere maiuscole che, spero, a Brescia sia ancora di casa». Le parole di don Armando, pronunciate dopo la professione di fede, sono state accolte da un applauso che sembrava non dovesse mai finire. «Siamo qui per manifestare fiducia, stima e solidarietà ad un parroco della levatura di mons. Monolo – ha detto il sindacoCorsini -. Ma anche agli altri due sacerdoti nei quali la comunità nutre grande fiducia». E, al termine della Messa, in San Faustino come in San Giovanni, i fedeli in processione si sono recati all’altare ad abbracciare i loro parroci. Molti erano gli occhi lucidi di pianto. Molta la commozione.
Quella di don Amerigo, in particolare, che non è riuscito a trattenere un pianto ininterrotto. Per lui, al termine della Messa in San Giovanni, don Fabio Corazzina – che, insieme a don Luigi Salvetti aveva presentato le dimissioni al Vescovo come gesto di solidarietà verso don Amerigo – ha letto la lettera di mons. Beschi. Poi, don Amerigo, ha invocato il Signore: «Quanto manca all’alba? Spero di avere il coraggio e la forza di attendere sereno l’alba della verità, della giustizia e della pace». Un coraggio che il parroco di San Giovanni cerca anche di attingere dalle parole di conforto scritte da mons. Beschi. Nella lettera, tra l’altro, si legge: «I fatti sui quali si è aperta questa fase giudiziaria riguardano insopportabili reati di pedofilia. Si tratta di vicende molto dolorose, che attraversano la vita di alcuni bambini e delle loro famiglie. Pur nella massima comprensione per la grande sofferenza che affligge queste persone, il Vescovo diocesano desidera comunicare alle vostre comunità parrocchiali la sua personale certezza morale relativamente all’innocenza dei suoi sacerdoti e, pertanto, li riconferma nel loro incarico». Ancora: «Nel contempo, incoraggia l’accertamento della verità che, in circostanze in cui sono coinvolti i bambini, si rivela particolarmente delicato e difficile, ma assolutamente necessario. Se è atroce il comportamento delle persone che abusano dei bambini sotto ogni profilo ed è doveroso che siano individuate e perseguite, non meno atroce è la situazione di persone innocenti accusate di questi reati».L’orco in classe – pedofilia a Brescia
Due scuole materne, un processo che sta per concludersi, un altro appena iniziato. Imputati: maestre, bidelli, e sacerdoti. E in un terzo asilo le mamme denunciano… E la Francia, contro pedofili e violentatori, propone la sperimentazione della castrazione chimica: che ne dite?

Bambini abusati, madri agguerrite, maestre e preti alla gogna: Brescia la cattolica ci ha fatto il callo. Ormai da quattro anni la città di Papa Paolo VI è costretta a fare i conti con lo spettro della pedofilia: due asili, una trentina di bambini coinvolti, oltre 20 indagati, due maestre ancora agli arresti. Innocentisti e colpevolisti si scontrano in piazza, tra fiaccolate e raccolte di firme, mentre nelle aule giudiziarie si tengono i processi. Ma purtroppo non è finita qui. Un’altra tegola sta per abbattersi sulla città. Secondo quanto risulta a Panorama, una terza scuola materna, la San Filippo Neri, è da tempo oggetto di una indagine coordinata dalla procura e condotta dai carabinieri. Il tutto è partito dalle denunce di alcune madri che avrebbero riscontrato nei bambini, di età compresa tra i 3 e 5 anni, sintomi e segni di abusi. Gli accertamenti proseguono, nulla trapela dagli uffici del procuratore capo Giancarlo Tarquini, ma sembra che dopo l’incidente probatorio un paio di maestre sarebbero state raggiunte da un avviso di garanzia. Panorama ha incontrato le madri che hanno denunciato gli abusi. Racconta la prima: «Il bambino ha raccontato alla nonna che dopo la pappa la maestra li porta in bagno e gli fa fare brutti giochi». E giù con particolari su «pisellino» e «farfallina». «Mi sono sentita sprofondare, ho ripensato a quando tornava a casa e lamentava dolori al sederino e spesso aveva le mutandine sporche di sangue». I racconti entrano nei particolari. Una donna: «Mio figlio mi diceva: questo è un segreto che non va confidato a nessuno. La maestra dice che se te lo racconto tu non mi vorrai più bene». È la volta di un’altra madre: «Mi implorava di rimanere a casa, si era attaccato al padre, voleva dormire con lui e diceva: se no arrivano i cattivi e me lo uccidono». L’inchiesta su questa terza scuola materna arriva proprio mentre a Brescia si stanno svolgendo altri due processi per pedofilia. Il primo, la cui sentenza dovrebbe essere emessa a dicembre, riguarda presunti abusi commessi alla scuola materna Abba nel 2001: sul banco degli imputati ci sono un ausiliario, due bidelle e la coordinatrice scolastica. Il secondo processo, a carico di due maestre che sono tuttora agli arresti domiciliari, è iniziato il mese scorso per gli abusi che sarebbero stati commessi nel 2003 alla Sorelli, vicino alla chiesa di San Faustino, nel centro storico. Sempre in questo asilo c’è un secondo filone di indagini che riguarda 10 persone, tra le quali tre sacerdoti. Secondo l’accusa, i bambini sarebbero stati portati dalle maestre fuori dall’edificio per partecipare a feste mascherate in cui sarebbero stati violentati. E qui la città si è spaccata. Chi si dice convinto che tutta la vicenda sia una colossale montatura è don Mario Neva, assistente spirituale all’Università Cattolica, che ha condotto una sua personale controinchiesta. «Conosco bene tutti gli indagati, non solo i sacerdoti, e anche le famiglie che li accusano» dice il religioso, che la notte toglie le prostitute dalle strade. «Ho ascoltato tutti: siamo in presenza di una grande contaminazione dovuta all’incapacità di molti soggetti che hanno gestito questo problema. Le psicologhe sono delle mine vaganti che procedono per gusti personali. I tre magistrati donna hanno sempre avuto una tesi precostituita». I toni di don Neva si fanno più accesi quando si parla dell’associazione per la lotta contro la pedofilia Prometeo. Dietro questo clima da caccia alle streghe ci sarebbe proprio il presidente della Prometeo, Massimiliano Frassi, «un giovane non equilibrato che dovrebbe sopportare una perizia psicologica. Lui deve tacere e basta». Frassi, che si è interessato alla vicenda solo dopo che era venuta a galla, ribatte e alza il tiro: «Trovo assurdo che la Curia non si schieri dalla parte delle vittime. Abbiamo analizzato le perizie con l’aiuto di investigatori stranieri. La conclusione è che tutto quello che è successo va inquadrato nella più ampia fattispecie degli abusi ritualistici di stampo satanico. Gli elementi ci sono tutti: escrementi, torture, croci, religiosi deviati. D’altronde la stessa perizia del tribunale parla di abusi ritualistici». La conclusione alla quale approdano gli esperti nominati dal tribunale è che gli abusi ci sono stati: «Una bambina di 5 anni non può arrivare a una contaminazione mentale così impensabile come descrivere un prete amico intimo di famiglia che defeca e le fa mangiare i propri escrementi». Un eventuale fraintendimento collettivo viene escluso «in quanto tutti questi bambini, che si trovano in normali condizioni percettive, riportano la stessa narrazione dei fatti». Alla luce della ferrea convinzione di don Neva fa riflettere la frase detta da don Armando Nolli (uno dei 12 indagati alla scuola Sorelli) che con un altro prete e due bidelle dovrebbe essere prosciolto: «Ne sono fuori, ma resto preoccupato e prego per i bambini violati».

STORIA DI UNO SCANDALO SENZA FINE.

Breve cronistoria dei fatti Novembre 2001 La scuola materna Abba di Brescia finisce al centro di indagini per pedofilia. Sul banco degli imputati ci sono un ausiliario, due bidelle e la coordinatrice scolastica. I bambini coinvolti sono cinque. Il processo è in corso, la sentenza è attesa entro la fine dell’anno. Maggio 2003 Ancora pedofilia, per abusi sui bambini avvenuti fuori e dentro l’istituto, ma in un’altra scuola materna, la Sorelli. Vengono arrestate due maestre. Una di loro lavorava nella prima scuola al tempo dello scandalo del 2001 ma non era stata coinvolta in nessun modo nell’inchiesta. L’altra, nel 1975 era finita al centro di una vecchia inchiesta per abusi e poi prosciolta. Giugno 2004 L’inchiesta sulla Sorelli continua. Ci sono altri 10 indagati (4 maestre, 3 bidelli e 3 sacerdoti). Ma solo le 2 maestre arrestate vanno a processo, per il secondo troncone c’è un supplemento d’indagine. I bambini sono 23. Ottobre 2004 Parte il processo alle due maestre, che intanto sono agli arresti domiciliari. Nel frattempo la procura chiude la seconda tranche d’indagine. Per due sacerdoti e due bidelle si profila l’archiviazione.

Fonte: PANORAMA, 11/11/2004 – Articolo di Carmelo Abbate.

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