Archivio | novembre 2007

Perugia, il giorno del Riesame.E intanto spunta il diario di Raffaele

In attesa della decisione del Tribunale del Riesame, che dovrà stabilire se Raffaele Sollecito e Amanda Knox, accusati dell’omicidio della studentessa Meredith Kercher, debbano restare in carcere, compare anche il diario di Raffaele. Intitolato “Appunti di viaggio”, contiene le lettere mai inviate al padre, alla sorella e agli amici ed è stato consegnato ai legali del giovane.

Il diario, un quaderno viola, è stato sequestrato per alcune ora dalla polizia penitenziaria che ne ha verificato il contenuto consegnando una relazione al pm Giuliano Mignini, il quale ne ha autorizzato la consegna ai legali che lo ritengono utile ai fini della difesa.

Nel frattempo è attesa la decisione del Riesame, che dovrebbe arrivare entro venerdì sera. In aula sia Amanda sia Raffaele dovrebbero parlare per ribadire la loro innocenza, lasciando agli avvocati le contestazioni tecniche all’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Claudia Matteini. Entrambi, comunque, si dicono fiduciosi.

“Da quando è in carcere Amanda ha sempre ripetuto di essere innocente e di voler parlare con i giudici”, racconta chi l’ha incontrata in questi ultimi giorni. Anche Raffaele attende “tranquillo e sereno” l’udienza, anche per spiegare il suo rapporto con Amanda. “Leggendo i giornali – spiega chi lo ha visto – ha capito che il suo rapporto con Amanda è stato distorto e gonfiato. E’ un punto, questo, che vuole chiarire”.

Le difese dei due fidanzati punteranno a smontare la tesi dell’accusa, ribattendo punto su punto le conclusioni alle quali sono arrivati la Procura e la polizia. Nella memoria presentata dagli avvocati di Amanda, oltre a ribadire l’assenza della ragazza dalla casa dove è avvenuto il delitto, si sostiene, tra l’altro, che le “confessioni” fatte in questura non sono utilizzabili perché verbalizzate in assenza di un avvocato.

La strategia di Sollecito mira invece a confutare le due “prove” dell’accusa: il coltello da cucina con il Dna di Meredith e Amanda sequestrato a casa sua e l’impronta insanguinata vicino al cadavere della studentessa inglese. Del primo i difensori sostengono che non sia quella l’arma del delitto, perché non compatibile con le ferite sul collo di Mez; l’impronta invece, secondo la difesa, potrebbe anche essere di Rudy Hermann Guede, l’ivoriano arrestato in Germania. Quanto alle parole nel memoriale di Amanda, in cui la ragazza dice di “non essere sicura se fosse presente anche Raffaele quella sera”, gli avvocati sottolineano che si tratta di una “ripicca” dovuta al fatto che il giovane barese l’aveva “scaricata di fronte ai poliziotti”.

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“Il coltetto di Sollecito non è l’arma del delitto”La madre di Meredith: “Voglio giustizia”

Fonte: Il Giorno

IL GIALLO DI PERUGIA

Le memorie difensive in vista del Tribunale del Riesame. Amanda: ‘In quella casa io non c’ero’. Il 6 dicembre l’interrogatorio di Sollecito

Perugia, 29 novembre 2007. – Il coltello da cucina sequestrato dagli inquirenti nella casa perugina di Raffaele Sollecito non è l’arma del delitto usata per uccideere Meredith Kercher. Lo sostengono i legali del giovane barese indagato con Amanda Knox, Rudy Herman Guede e Patrick Lumumba Diya, per l’omicidio della studentessa inglese, nella memoria difensiva presentata al tribunale del riesame di Perugia, che domani dovrà decidere la scarcerazione o meno di Raffaele Sollecito e della giovane americana.
Sul coltello da cucina, sequestrato nell’abitazione dell’indagato, la polizia scientifica ha rinvenuto, infatti, “generiche tracce di dna riconducibili, rispettivamente, ad Amanda Knox ed a Meredith Kercher”, si legge nella memoria. Ma, secondo i legali, questa non è l’arma del delitto. Dalla relazione del perito di parte, il professor Saverio Potenza, spiegano i legali nella memoria, “nessuna delle due campionature è stata sottoposta all’indagine preliminare per la ricerca del sangue umano e le analisi del dna effettuate hanno fornito prodotti di amplificazione estremamente deboli di intensità e notevolmente al di sotto del limite minimo consigliato dalle raccomandazioni del Gefi (Gruppo italiano patologi forensi).

La relazione tecnica del professor Potenza sottolinea, inoltre, che i risultati ottenuti hanno prodotto per la stessa campionatura amplificazioni difformi. “Tradotto in soldoni – concludono i legali – significa che la valenza probatoria di dette tracce è prossima allo zero”. Ma il punto fondamentale che fa escludere ai legali di Sollecito che il coltello da cucina sia l’arma del delitto è che “non è stata accertata alcuna compatibilità fra il coltello in questione e le ferite inferte alla vittima”, si legge nella memoria difensiva.
Nella consulenza tecnica di parte redatta dai professori Vinci e Dell’Erba, spiegano i legali, “si evidenzia in maniera chiara ed incontrovertibile la non-compatibilità tra le ferite inferte alla vittima ed il coltello in questione. In particolare, secondo i consulenti, presentando la lama una lunghezza di circa cm 17 e un’altezza di circa cm 4 il coltello (se realmente fosse stato utilizzato per commettere il delitto) avrebbe dovuto provocare ferite ben più rilevanti, con specifico interessamento delle strutture sottocutanee. A differenza di quanto riscontrato nell’autopsia, condotta dal medico legale dottor Luca Lalli, sottolineano i legali, che concludono: “Può pertanto affermarsi con ragionevole certezza che detto coltello non corrisponda all’arma del delitto”.

AMANDA ‘IO NON C’ERO’

Lei non c’era nella casa di via della Pergola mentre Meredith Kercher veniva uccisa. È questa la versione «ufficiale» di Amanda Knox, la studentessa americana accusata di aver partecipato al delitto della coinquilina ventunenne, per il quale sono in carcere anche Raffaele Sollecito e Rudy Hermann Guede. La ricostruzione di quelle tragiche ore è affidata alla memoria che i suoi avvocati, Luciano Ghirga e Carlo Della Vedova, hanno presentato ieri mattina in vista dell’udienza del tribunale del riesame, in programma domani. Una ricostruzione che contrasta con le affermazioni fatte dalla studentessa poche ore prima di esser arrestata, quando aveva raccontato d’aver sentito Mez urlare e di essersi «tappata le orecchie». Ma non è questa la verità, secondo i difensori della giovane americana. Anzi.

Nella loro memoria gli avvocati Ghirga e Della Vedova sollevano questioni giuridiche in merito all’utilizzabilità del verbale dell’interrogatorio nel quale la studentessa aveva sostenuto di essere presente in via della Pergola proprio durante l’uccisione di Meredith (versione che contraddiceva la prima, nella quale aveva sostenuto di non essere nell’appartamento). Quella testimonianza viene contestata dai difensori perché fornita dalla Knox in condizione di forte stress. Allora veniva tirato in ballo anche Patrick Diya Lumumba (da giorni fuori dal carcere per mancanza di gravi indizi): per Amanda il congolese era in camera con Mez quando lei l’aveva sentita urlare.

I legali rimettono in ballo poi «le prove» relative al coltello sequestrato in casa di Raffaele Sollecito: hanno allegato una consulenza tecnica sulle tracce di Dna trovate vicino al manico (quelle di Amanda) e sulla punta (quelle di Meredith). Secondo loro, le tracce della Knox possono essere legate alla sua presenza in casa del fidanzato, mentre il Dna di Meredith è stato ricavato da tracce organiche minime e, comunque, non di sangue; quindi, il codice genetico della ragazza inglese potrebbe essere finito sul coltello anche senza un contatto diretto con il corpo, ma portato dalla stessa Amanda, che viveva sia con Meredith che con Raffaele.

Intanto è stato fissato per il 6 dicembre l’interrogatorio di Sollecito, dopo che lo studente stesso aveva chiesto d’essere sentito dal pubblico ministero, Giuliano Mignini. Nell’istanza degli avvocati che lo difendono (Luca Maori, Marco Brusco e Tiziano Tedeschi) si legge che il giovane chiede di essere ascoltato «al fine di chiarire alcuni aspetti della vicenda».

Sembreno allungarsi anche i tempi per l’estradizione di Rudy Hermann Guede, l’ivoriano arrestato in Germania, anche lui accusato dell’omicidio di Meredith. Il magistrato di Coblenza, Karl Rudolf Winkler, ha dichiarato ieri di non aver «mai parlato pubblicamente di date». Per il rientro di Guede in Italia manca la traduzione (che sarebbe stata fatta finora solo a metà) di un documento italiano arrivato in Germania lunedì. Poi, la decisione potrà essere presa. Né è stata ancora accettata, per ora, la richiesta di visita in carcere da parte del padre di Guede.

E mentre l’arcivescovo di Perugia, Giuseppe Chiaretti, prende spunto dall’omicidio di Meredith per scrivere la lettera pastorale in occasione dell’Avvento sottolineando le evidenti «lacune della moralità comune», il gip Claudia Matteini ha confermato ieri, in via ufficiale, che non sarà necessario alcun nuovo esame sulla salma di Meredith. Secondo i periti, per rispondere ai quesiti posti dal giudice per le indagini preliminari nell’incidente probatorio sarà sufficiente esaminare la documentazione già prodotta e i campioni già prelevati. L’avvocato Francesco Maresca ne ha subito informato la famiglia Kercher, che aveva deciso di sospendere la sepoltura. Ora, finalmente, Meredith potrà riposare nella sua terra, vicino a chi l’ha amata e ora la piange. 

LA MADRE DI MEREDITH

Non sembra diminuire l’ interesse dei media internazionali per l’ omicidio di Meredith Kercher, la studentessa britannica uccisa a Perugia il 1 novembre scorso.

‘La madre della vittima: vogliamo giustizia per Meredith’. È quanto scrive il Daily Telegraph che dedica spazio allo sfogo della madre della ragazza uccisa: ‘La madre di Meredith Kercher ha pianto dopo la sentenza del giudice, il quale ha stabilito che non ci sarà un ulteriore esame sul corpo della ragazza e ha dato il via libera per i funerali. Arline Kercher – sottolinea il quotidiano britannico – aspettava questa decisione, ma sostiene che il suo principale desiderio è quello di fare giustizia: «Non ce la dovevano portare via».

Commentando la sentenza dalla sua casa di Coulsdon, la donna parla di «una buona notizia» che «dà un po’ di tregua alla famiglia. Ma a questo punto – aggiunge la madre della vittima – siamo ben lontani dalla fine, c’ è ancora tanta strada da fare. La nostra famiglia non potrà trovare pace fino a quando la persona che ha ucciso Meredith non sarà rinchiusa in prigione. È una piccola consolazione, ma noi vogliamo giustizia per Meredith. Noi non riusciamo ancora a credere a ciò che è successo. È ancora duro ed estremamente scioccantè».

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Un solo assassino per Meredith”la nuova verità dei periti di Amanda

La Repubblica

Oggi la studentessa americana vedrà Sollecito davanti al Riesame
E intanto i suoi legali e i consulenti della difesa disegnano lo scenario del delitto

dal nostro inviato MEO PONTE

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PERUGIA – Dopo ventiquattro giorni di separazione forzata oggi Amanda Knox e Raffaele Sollecito, la coppia accusata dell’omicidio di Meredith Kercher, si rincontreranno. Saranno uno di fronte all’altra in un’aula del tribunale di Perugia, davanti ai giudici del Riesame per l’appuntamento più importante dell’inchiesta sul delitto di via della Pergola 7.
Entrambi ripeteranno di essere innocenti. Amanda dirà che la sera del 1 novembre non era a casa di Meredith. Raffaele farà altrettanto. E per la prima volta i loro avvocati potranno confutare le tesi del pubblico ministero Giuliano Mignini che accusa loro, Patrick Lumumba e Rudi Hermann Guede di essere gli assassini della studentessa inglese.
In particolare l’avvocato Luciano Ghirga, il legale della giovane americana, che sinora aveva scelto il silenzio, potrà opporre alle accuse una diversa e ragionata ricostruzione dell’assassinio di Meredith Kercker. La difesa di Ghirga si sviluppa su due livelli. Il primo propriamente giuridico che vede la contestazione della confessione di Amanda, arrivata dopo tre verbali e una lunga notte in questura. Secondo Ghirga le ammissioni della giovane americana sarebbero arrivate dopo che Raffaele Sollecito aveva ceduto alla pressione dell’interrogatorio, rivelando: “Ho detto cazzate, mi sono fatto convincere da Amanda”.
Lo studente di Giovinazzo poi davanti al gip Matteini nell’udienza per la convalida del fermo aveva spiegato: “Il 5 novembre ho mentito, ero sotto pressione. Amanda non mi ha chiesto di dire nulla. Sono certo che quella notte era con me”. E i suoi legali, gli avvocati Luca Maori e Marco Brusco, nella memoria consegnata al Riesame aggiungono che le successive accuse di Amanda verso Raffaele sono una “ripicca” nei confronti del fidanzato “reo di averla scaricata dinanzi ai poliziotti”.
Non è poi possibile stabilire se sia coeva.

In più, per loro, il coltello non è compatibile con i bordi della ferita che potrebbe essere stata inferta con una lama in parte seghettata, forse un pugnale da sub.
I due anatomopatologi mettono in discussione le cause della morte di Meredith: è stata accoltellata ma sul suo corpo ci sono evidenti i segni di un’asfissia meccanica messa in atto da una sola persona. Per Torre e Patumi ad uccidere Meredith è stato un solo assassino e piuttosto robusto.

La difesa di Sollecito, a cui ieri è stato sequestrato un memoriale destinato ai giornali inglesi dal titolo “Appunti di un viaggio in carcere” (ad Amanda è stata presa una copia del memoriale scritto in questura), ribadisce dal canto suo che la Nike del giovane non è compatibile con l’impronta rivelata sulla scena del delitto e le analisi del computer fatte dalla polizia postale secondo cui quella sera non c’è tratta di attività interumana.

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Lo scontro tra accusa e difesa però si articolerà soprattutto sui riscontri scientifici. I consulenti medico-legali di Amanda Knox, il professor Carlo Torre e il dottor Walter Patumi, nella loro memoria smontano pezzo per pezzo il castello accusatorio del pm Giuliano Mignini. Partendo dalla “prova regina”, il dna di Meredith sul coltello trovato a casa di Raffaele Sollecito. Per Torre e Patumi che escludono l’equivalenza tra dna e sangue, mentre la traccia lasciata da Amanda sull’impugnatura è inequivocabile quella attribuita a Mez è troppo piccola per essere attendibile.

MEREDITH/ RIESAME DECIDE DOMANI SU SCARCERAZIONE INDAGATI

Raffaele e Amanda saranno ascoltati dal Pm il 6 e il 12 dicembre

4 ore fa  APCOM

Perugia, 29 nov. (Apcom) – Domani Amanda Knox e Raffaele Sollecito, due degli indagati per l’omicidio di Meredith Kercher, saranno di fronte al Tribunale del Riesame che dovrà decidere se scarcerarli o meno. I giudici dovranno decidere entro le 24 di domani sera per evitare la scadenza dei termini per la custodia cautelare. I due ex fidanzati si proclameranno innocenti.

LA DIFESA DI AMANDA La memoria difensiva depositata dagli avvocati della giovane americana Luciano Ghirga e Carlo Della Vedova, punta sul fatto che Amanda non era a casa sua, il luogo del delitto, la sera del primo novembre. Le dichiarazioni spontanee, invece, rese dalla giovane in questura poco prima dell’arresto dicono il contrario. In quell’occasione Amanda aveva accusato Patrick dicendo che il barista congolese si era appartato in camera con Mez e di averla sentita urlare. I legali di Amanda sollevano eccezioni giuridiche sull’utilizzabilità di quei verbali, ma soprattutto sostengono che quella versione dei fatti era stata data in un momento di particolare stress, come la stessa giovane ha scritto nel memoriale.

In casa di Raffaele Sollecito gli inquirenti hanno ritrovato un coltello di cucina con tracce di Dna della vittima sulla lama e tracce attribuite alla Knox sul manico. I difensori, nella perizia di parte, sostengono che le tracce di Amanda possono essere legate alla sua presenza in casa dello studente barese, suo fidanzato. Ma il Dna di Meredith è stato ricavato, sostengono gli avvocati, “da tracce organiche minime e comunque non di sangue”. Ovvero il Dna della vittima potrebbe derivare da saliva o sudore, il che è del tutto normale visto che le due ragazze abitavano insieme. Intanto si apprende che Amanda Knox sarà sentita dal pubblico ministero il 12 dicembre.

LA DIFESA DI SOLLECITO Nella memoria difensiva presentata al Tribunale del Riesame dagli avvocati LucaMaori e Marco Brusco, viene ribadito l’alibi e la tesi centrale della difesa: Raffaele Sollecito la notte del delitto era a casa sua e c’è rimasto fino all’indomani. In particolare, controbattendo alla memoria depositata dal Pm, e allegando le relative perizie tecniche di parte, i difensori sostengono: il coltello da cucina sequestrato in casa di Sollecito non è l’arma del delitto, non è compatibile con le ferite sul corpo della vittima; l’impronta insanguinata di una scarpa ritrovata vicino al cadavere non è compatibile con le scarpe sequestrate al giovane, anzi, potrebbero corrispondere con quelle di Rudy Hermann Guede; le analisi sul computer dimostrano che lo studente barese, quella sera, ha usato il suo Pc “dalle 21.20 del 1 novembre fino almeno alle 3.33 del 2 novembre”, Raffaele ha sempre confermato il suo alibi, l’unica contraddizione (“non so se Amanda è rimasta con me tutta la sera”), potrebbe essere frutto dell’uso di cannabis; nei vari reperti sequestrati a casa o nella macchina di Raffaele non è stata rinvenuta alcuna traccia.

Secondo gli avvocati, in conclusione, a carico di Raffaele Sollecito esistono solo “flebili indizi”, inoltre dimostrata presenza sul luogo del delitto di Guede avrebbe dovuto far cambiare la ricostruzione dei fatti e il movente messo dal Gip alla base della convalida della carcerazione, mentre così non è stato. Il giovane sarà ascoltato dai Pm il 6 dicembre prossimo. I periti nominati dal giudice per rispondere ai quesiti posti dal Gip saranno invece consegnati al giudice in un’udienza in programma il 2 febbraio prossimo.

Per il delitto sono indagati anche Patrick Lumumba Diya, già scarcerato e per il quale gli avvocati hanno presentato richiesta di archiviazione, e Rudy Herman Guede attualmente in Germania in attesa di estradizione.

MEREDITH/ LEGALI SOLLECITO: PAROLE AMANDA RIPICCA CONTRO FIDANZATO

Accuse al giovane “reo di averla scaricata davanti ai poliziotti”

1 ora fa da APCOM

Perugia, 29 nov. (Apcom) – I difensori di Raffaele Sollecito, indagato per l’omicidio di Meredith Kercher, nella memoria difensiva depositata al Tribunale del riesame, sostengono che alcune frasi pronunciate da Amanda Knox contro il fidanzato siano frutto di una “ripicca”.

I legali Marco Brusco e Luca Maori, nella memoria difensiva si riferiscono ad alcune dichiarazioni rese in Questura da Amanda Knox, anch’essa indagata per l’omicidio della Kercher. In particolare gli avvocati fanno riferimento all’ultimo verbale, l’unico, sottolineano, in cui la ragazza americana si riferisce al fidanzato, reso ai poliziotti in questura alle ore 5.45 dello scorso 6 novembre, prima del suo arresto e traduzione in carcere a Capanne. In quel verbale, sottolineano gli avvocati, “dopo aver confermato che ad uccidere la Kercher fosse stato il Lumumba, Amanda Knox dice: ‘Non sono sicura se fosse presente anche Raffaele quella sera, ma ricordo bene di essermi svegliata a casa del mio ragazzo, nel suo letto”. Secondo i legali “non v’è dubbio che detta frase sibillina assomigli tanto ad una ripicca nei confronti del Sollecito, reo di averla scaricata dinanzi ai poliziotti”. Esaminando infatti i verbali delle dichiarazioni rese nella notte tra il 5 e il 6 novembre sia da Amanda che da Raffaele , spiegano i legali nella memoria difensiva, si evince che le addizioni siano state fatte quasi in contemporanea. E, proseguono i legali nella memoria, è più che plausibile che ad un certo punto alla ragazza americana sia stato rivelato il contenuto del verbale delle dichiarazioni del suo fidanzato, ovvero, che fosse rientrato da solo in casa la sera del delitto e non insieme ad Amanda e che la ragazza lo aveva convinto della sua versione dei fatti quando lui aveva poi dichiarato di essere con lei”.

A riprova di queste argomentazioni i legali sottolineano alcune frasi contenute nel memoriale scritto dalla Knox negli uffici della Questura prima di essere portata in carcere. “So che Raffaele ha fornito prove contro di me – si legge nel documento – affermando che sono uscita da casa sua la notte dell’omicidio di Meredith”. E ancora: “Non gli ho mai chiesto di mentire per me. Questa è veramente una bugia” prosegue la ragazza americana nel memoriale, aggiungendo: “Forse sta tentando di trovare una via d’uscita prendendo le distanze da me”. Pertanto, concludono i difensori. “Si comprende bene – concludono i legali nella memoria difensiva – il tentativo della Knox di tenere il Sollecito legato a sé (nella cattiva sorte) con quella frase sibillina e del tutto avulsa: ‘Non sono sicura se fosse presente anche Raffaele’, dichiarata come evidente ripicca nei confronti di quest’ultimo”. Infine gli avvocati del giovane studente barese, insistono sulla “scarsa credibilità di Amanda Knox”, come riconosce lo stesso Pm nel verbale di fermo, che parla di un soggetto che “ha dimostrato una particolare spregiudicatezza nel mentire ripetutamente agli inquirenti e nello coinvolgere in una vicenda così grave il giovane Sollecito”. Fra l’altro, concludono i legali, anche la richiesta di revoca della misura cautelare avanzata dal pm nei confronti di Lumumba e approvata dal gip, ha evidenziato “la scarsa, anzi nulla, attendibilità della Knox”.

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MEREDITH/ AVV.SOLLECITO: IMPRONTA SCARPA POTREBBE ESSERE DI GUEDE

 E chiedono scarcerazione o arresti domiciliari per loro assistito

1 ora fa da APCOM

Perugia, 29 nov. (Apcom) – L’impronta della scarpa trovata sotto il piumone con il quale era stato coperto il corpo di Meredith Kercher, non è compatibile con le scarpe di Raffaele Sollecito, ma potrebbe appartenere a Rudy Herman Guede, anch’egli indagato per l’omicidio della studentessa inglese. Lo sostengono gli avvocati Luca Maori e Marco Brusco, legali di Raffaele Sollecito, nella memoria difensiva presentata al tribunale del riesame di Perugia che domani dovrà decidere della scarcerazione del giovane barese e della sua fidanzata americana Amanda Knox. I legali infatti, contestano la “piena compatibilità” dell’impronta trovata sul luogo del delitto con le scarpe Nike numero 42,5 sequestrate a Raffaele Sollecito. Già nella perizia della polizia scientifica, sottolineano i legali, erano state riscontrate alcune differenze nel corso delle misurazioni, ma queste venivano giustificate dagli agenti con “la verosimile azione meccanica su sostanza fluida”.

Omicidio Meredith, Rudy incastrato da una impronta

L’ impronta insanguinata trovata accanto al cadavere di Meredith Kercher “può essere compatibile” con quella dell’ivoriano Rudy Hermann Guede.

La presenza di Rudy nella casa di Perugia in cui è stata uccisa la studentessa inglese il 1 novembre è confermata dagli accertamenti scientifici.

Lo sostengono gli avvocati di Raffaele Sollecito nella memoria consegnata al tribunale del riesame.

Nella sua memoria però, il pm Giuliano Mignini ha scritto che “si è verificato che il Guede indossa scarpe 45, mentre quella corrispondente alla scarpa di Sollecito si riferisce ad una scarpa avente n.42”.

Secondo i legali “non risulta da alcun atto di indagine che il numero di scarpe di Guede sia 45” e, invece, c’è un verbale di uno dei ragazzi che abita nella casa al piano di sotto a quella dove è stata uccisa Meredith, in cui il giovane sostiene che Rudy “aveva scarpe numero 43 non comuni”.

E’ verosimile, dunque, che l’ivoriano “indossi il 43 e va da se’ – scrivono gli avvocati – che il numero può essere compatibile con l’impronta in questione”.

Per gli investigatori quell’impronta è invece compatibile con le scarpe sequestrate al giovane barese: “dalle comparazioni eseguite le tracce prese in esame corrispondono con il disegno (marca e misura) della suola recante il marchio Nike oggetto della comparazione”, scrive nella relazione tecnica la polizia scientifica.

L’Occidentale 29 novembre 2007