Archivio | novembre 22, 2007

Conferme da Perugia: «Dna di Rudy, ha avuto un rapporto con Meredith»

Si aggrava la posizione di Rudy Hermann Guede, l’ivoriano catturato in Germania. La scientifica dice che Dna del ragazzo è stato trovato sul corpo di Meredith Kercher

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Mentre si attende l’estradizione  dalla Germania, si aggrava intanto la posizione di Rudy  Hermann Guede, l’ivoriano catturato dalla polizia tedesca su mandato di cattura internazionale spiccato da Perugia. La scientifica dice che Dna del ragazzo è stato trovato sul corpo della vittima, con cui avrebbe avuto un rapporto sessuale.Una prova importantissima a carico dell’accusa, se fosse poi confermata. La rivelazione, infatti, inchioda Guede sulla scena del delitto la sera stessa in cui Meredith veniva uccisa con un colpo di coltello alla gola. Il rapporto sessuale avuto da Meredith, come testimonia un tampone vaginale, non sarebbe stato violento e comunque non completo. La comparazione con i campioni biologici prelevati durante l’autopsia, è stata poi effettuata utilizzando lo spazzolino da denti del giovane, prelevato nella sua casa nel corso della perquisizione che era stata effettuata nella giornata di martedì.Dalla Germania rimbalza poi la notizia che Guede continua a dirsi innocente e che avrebbe raccontato al giudice di Coblenza una sua versione dei fatti: «Sono andato a casa sua e siamo entrati insieme – avrebbe detto Guede -. Appena entrato però mi è preso un attacco di mal di pancia e mentre ero in bagno ho sentito gridare. In quella casa c’era un italiano, che io non conosco, che ha aggredito la ragazza, l’ha accoltellata e poi è scappato».

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Il gip: «Pericolo che Guede torni a colpire»

Il messaggero

PERUGIA (22 novembre) – «Sussiste il concreto pericolo che l’indagato commetta delitti della stessa specie di quello per cui si procede». È quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Perugia, Claudia Matteini, nei confronti di Rudi Hermann Guede.
Il gip scrive: «Rilevato che, per specifiche modalità e circostanze di fatto, desunte dall’efferatezza del delitto e dall’agonia in cui è stata lasciata la vittima e per la personalità dell’indagato, desunta dalla rapida fuga dopo il delitto, lontano da Perugia, sussiste il concreto pericolo che l’indagato commetta delitti della stessa specie di quello per cui si procede».
Guede sembra che provasse una forte attrazione per Amanda. Sempre nella richiesta di custodia firmata dal gip si legge: «Tra le persone che hanno frequantato la casa di via della Pergola n. 7 vi era anche un ragazzo soprannominato “Il Barone”, di origine sudafricana che provava una forte attrazione per Amanda e che una notte, trovandosi in stato di ubriachezza, aveva dormito sul water, dopo aver defecato
senza scaricare il water, particolare questo che coincide con il rinvenimento sul water dell’appartamento di Amanda, Meredith e delle altre e sulle quali il Sollecito e Amanda hanno reso dichiarazioni in totale contrasto con quanto accertato in sede di
sopralluogo».
Il ragazzo ivoriano sarebbe anche pronto a fuggire nuovamente. «Se lasciato libero il Guede, già allontanatosi dopo il delitto, potrebbe ragionevolmente inquinare il
materiale probatorio». E ancora: «rilevato che l’indagato si è, come si è detto, allontanato da Perugia immediatamente dopo il delitto sussiste concreto pericolo che si dia alla fuga anche all’estero, poichè trattasi di extracomunitario senza stabile radicamento sul territorio».

Il giudice tedesco decide se tenere dentro Rudy

PERUGIA (22 novembre) – Entro oggi il giudice tedesco di Corte d’appello a Coblenza dovrebbe decidere sulla permanenza in carcere di Rudy Herman Guede, il quarto uomo coinvolto nell’inchesta per l’omicidio di Meredith Kercher, in vista dell’estradizione in Italia.

La decisione del giudice tedesco «Se il parere del giudice arriverà entro oggi – ha detto il portavoce Thomas Gruenewaldn – il procedimento Guede andrà all’ufficio del procuratore generale di Coblenza per la decisione finale sulla consegna all’Italia». La decisione del giudice, una donna, sul passo procedurale per arrivare alla vera e propria estradizione potrebbe essere già comunicata entro il primo pomeriggio.

Intanto gli avvocati difensori hanno depositato l’istanza per chiedere un colloquio urgente con il giovane in carcere in Germania. Dovrà ora essere il tribunale tedesco a decidere se concederlo o meno. Se la risposta fosse affermativa partirebbe anche il padre del ragazzo.

Lumumba: «Non perdonerò mai Amanda» «Non penso che riuscirò mai a perdonare Amanda – ha detto Patrick Lumumba dopo la scarcerazione – Perché mi ha tirato dentro a questa storia? Non sono mai entrato nella casa di Meredith». Secondo il congolese, Amanda decise di implicarlo quando lui la incontrò un giorno prima che per lei e il suo ragazzo scattassero le manette. Patrick dice che incontrò la ragazza americana davanti all’università dopo che un professore gli aveva chiesto se conosceva una persona bilingue che potesse gestire le richieste di informazioni della stampa anglosassone giunta in forze a Perugia. «Le chiesi se fosse interessata. Lei disse no, sorridendo, e se ne andò per la sua strada», ha spiegato Lumumba.

Manifesti abusivi contro la droga Le foto di Amanda Konx e Rudy Guede sono comparsi su manifesti abusivi contro la droga firmati da Forza Nuova. I vigili urbani hanno provveduto alla rimozione.

Il cappellano: Amanda è triste «Non vede televisione e non legge giornali che parlano di lei, continua a scendere per l’ora d’aria, anche se in un orario diverso da quello delle altre ragazze, non è che stia barricata in cella sotto le coperte…». Lo ha raccontato il cappellano della sezione femminile del carcere di Perugia, don Saulo Scarabattoli, in un’intervista rilasciata a Repubblica Radio Tv. «Quando le ho parlato non mi sembrava arrabbiata – prosegue don Scarabattoli – semmai triste in alcuni momenti. Ma sulla prova decisiva del dna sul coltello mi ha detto “Va bene, però io sono innocente”, quindi sarà compito della polizia dimostrare come sono avvenuti realmente i fatti».

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Meredith, vacilla l’alibi di Raffaele.Amanda: ho paura, non ricordo. Rudy uomo chiave

PERUGIA (21 novembre) – Per Rudy Hermann Guede, l’ivoriano di 21 anni considerato dagli investigatori il quarto uomo nell’indagine sull’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Perugia, è la giornata decisiva in Germania per la convalida del suo arresto e la decisione sull’estradizione. Il giudice inquirente di Coblenza, dovrà decidere se il mandato di arresto europeo emesso nei suoi confronti giustifica o meno il suo arresto in Germania. Secondo il viceprocuratore generale della Procura federale di Coblenza, Karl-Rudolf Winkler, si tratta di un passaggio formale nell’ambito della procedura di estradizione di Hermann Guede.

«Sono innocente» Hermann Guede «ha negato di aver commesso il reato» di cui è sospettato, ha detto Winkler, precisando che il ragazzo si è presentato davanti al giudice senza un avvocato d’ufficio. Il giudice di Coblenza ha confermato l’arresto e ha dato l’ok alla procedura semplificata di consegna all’Italia e questo dovrebbe accelerare i tempi. La decisione finale sulla consegna verrà presa probabilmente domani, anche sulla base del parere della Corte d’Appello di
Coblenza. Il giovane era in Germania dal giorno dopo il delitto di Meredith. Il 13 novembre senza presentare documenti e con un falso nome avava fatto una richiesta di asilo in Germania, la data e il luogo di nascita corrispondono però alla realtà.

Vacilla l’alibi di Raffaele. Nessuno avrebbe lavorato con il computer di Raffaele Sollecito la notte tra il 1° e il 2 novembre. E’ quanto avrebbe stabilito, secondo quanto si è appreso, la perizia eseguita dalla polizia postale sul pc del giovane barese in carcere per l’omicidio di Meredith Kercher. Sollecito ha sempre detto di aver passato la serata al computer. Gli accertamenti eseguiti dagli esperti, però, avrebbero rivelato che «non c’è stata interazione umana né con il pc, né con le reti internet tra le 21.10 e le 5.32». L’esame è stato fatto anche attraverso l’analisi dei “file di log” forniti dal gestore della connessione a internet. I legali del giovane pugliese, Marco Brusco, Luca Maori e Tiziano Tedeschi hanno sostenuto anche nei giorni scorsi di avere le prove del fatto che Sollecito abbia lavorato al computer. Prove che forniranno nei prossimi giorni.

Udienza del tribunale del riesame È stata fissata per il 30 novembre l’udienza del Tribunale del riesame di Perugia per esaminare i ricorsi presentati da Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Patric Lumumba Diya contro il provvedimento con il quale è stato convalidato il fermo nei loro confronti per l’omicidio di Meredhith Kercher. Il musicista congolese è comunque tornato ieri in libertà e ha detto: «Ringrazio Dio per avermi aiutato».Tutti e tre sono accusati in concorso tra loro di omicidio aggravato e violenza sessuale. Gli stessi reati contestati anche a Rudy Hermann Guede.

«Sono sicuro che è innocente» Il padre di Rudy, un manovale che da anni vive a Perugia ha saputo dell’arresto del figlio dalla stampa. Non aveva contatti con lui da un anno ma ha detto «che ha sempre voluto a bene agli altri». «Ma sono sicuro che è innocente» ha affermato con voce scossa. Il padre di Rudy è comunque fiducioso sull’esito dell’inchiesta nella quale è coinvolto il figlio. «Aspettiamo l’evolversi della situazione – ha detto – insieme alla comunità ivoriana a Perugia e
all’ambasciata del mio Paese. Abbiamo tutti fiducia perchè Rudy è innocente. Non può essere responsabile di un delitto così atroce». Il team di difensori, composto dagli avvocati Nicodemo Gentile, Walter Biscotti e Vittorio Lombardo, nominato questa mattina tramite l’ambasciata della Costa d’Avorio a Roma e l’associazione ivoriana umbra, sabato mattina si recherà in Germania a Coblenza per incontrare il ragazzo.

Sms di Amanda a un amico. «Sono così stanca». Due giorni dopo l’omicidio Amanda Knox parla con un amico tramite sms e racconta le sue sensazioni. I due si scambiano 5 messaggi in due giorni. A fornire il testo alla polizia è uno studente straniero di 26 anni S.G., il 9 novembre scorso. Il giovane, in Italia da sette anni, dice di aver conosciuto Amanda a settembre la descrive come «una ragazza della quale si ricordano tutti quelli che lavorano lì (ad un internet point, ndr)
poiché è molto socievole e ha sempre scambiato qualche parola con tutti».
A S.G. Amanda ha anche raccontato di un nuovo ragazzo, molto probabilmente Raffaele Sollecito. «Aveva cominciato a frequentare un ragazzo. Questo ragazzo le piaceva – mette a verbale S.G. – perchè si presentava molto timido». E poi: «Non si sentiva bene in quella situazione perchè contemporaneamente aveva un’altra relazione con un ragazzo americano con il quale continuava a sentirsi, solitamente
tramite internet». L’ultima volta che S.G. ha visto Amanda è la notte prima dell’omicidio, quella di Halloween, sulle scale del Duomo di Perugia all’1.45. «Non mi ha riferito con chi avesse un appuntamento ma mi ha lasciato intendere che doveva andare con questa persona a casa a guardare un film horror». Poi più nulla fino al 3 novembre, quando inizia lo scambio di sms che va avanti fino al giorno dopo. Il primo alle 9.57, inviato da Amanda, l’ultimo alle 18.19, anche questo della studentessa
americana. Ecco il testo dei messaggi (in inglese).
A (9.57, 3/11): «La mia coinquilina è stata uccisa l’altro ieri notte. Io sono stata la prima a tornare a casa e a chiamare la polizia».
S (11.28, 3/11): «Lo so. Ho visto le ultime notizie. Volevo chiamarti…è davvero shoccante…se hai bisogno di un abbraccio fammi sapere dolcezza, ok?».
A (11.30, 3/11): «Forse dopo, grazie. Oggi devo parlare ancora un po’ con la polizia».
S (18.19, 4/11): «Cosa stai facendo dolcezza?. Spero tu stia bene, se hai bisogno di qualcosa chiamami. I sono nel bar dove a te non piace prendere il caffe».
A (18:19, 4/11): «Con la polizia a casa mia. Sono molto stanca».

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Meredith, tre nuovi testimoni per il delitto

«Urla di paura alle due della notte»

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PERUGIA (22 novembre) – Sul Messaggero oggi in edicola nuovi sviluppi nel giallo di Meredith Kercher, la studentessa inglese sgozzata a Perugia. Tre nuovi testimoni che cambiano ulteriormente il quadro delle indagini. Una è una ragazza che, passando davanti alla casa alle due di notte, fu spaventata da urla di paura. Un’altra ragazza il mattino successivo, prima che si sappia dell’omicidio, salda i conti con la padrona di casa e, sconvolta, sparisce. Una terza ragazza sarebbe stata urtata dall’assassino in fuga.

Ecco un’anticipazione dell’articolo di Vanna Ugolini: «Abito in zona, quella notte stavo tornando a casa a piedi, erano circa le due. Passando di fronte alla casa di via della Pergola sentitii un urlo forte, come di paura. Io stessa mi spaventai e sono sicura che usciva da quella casa. Pensavo ad un litigio, il giorno dopo mi sono accorta che in quella casa era stata ammazzata una studentessa». La studentessa si è confidata con una sua insegnante, la professoressa l’ha invitata ad andare a parlare con la polizia. «Ma è spaventata, non riesce a capire cosa possa essere successo quella notte dopo che la ragazza era stata uccisa».

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