Archivio | novembre 21, 2007

Meredith, il pc di Sollecito spento tutta la notte

Il Giornale  Redazione – mercoledì 21 novembre 2007, 20:53

 Perugia – Nessuno avrebbe lavorato con il computer di Raffaele Sollecito la notte tra il 1 e il 2 novembre. È quanto avrebbe stabilito, secondo quanto si è appreso, la perizia eseguita dalla polizia postale sul pc del giovane barese in carcere per l’omicidio di Meredith Kercher. Sollecito ha sempre detto di aver passato la serata al computer. Gli accertamenti eseguiti dagli esperti, però, avrebbero rivelato che “non c’è stata interazione umana né con il pc né con le reti internet tra le 21.10 e le 5.32”. L’esame è stato fatto anche attraverso l’analisi dei “file di log” forniti dal gestore della connessione a internet. I legali del giovane pugliese, Marco Brusco, Luca Maori e Tiziano Tedeschi hanno sostenuto anche nei giorni scorsi di avere le prove del fatto che Sollecito abbia lavorato al computer. Prove che forniranno nei prossimi giorni.

Approfondimenti enews in english on Wildgreta Social

www.wildgreta.blogspot.com

Omicidio Perugia, Amanda: “So di non aver ucciso Meredith

21/11/2007 – 21.03

Dopo l’arresto di Rudy Hermann Guede, spunta il memoriale scritto dall’americana il giorno della carcerazione

amanda-2.jpg

Dopo l’arresto del quarto uomo, l’ivoriano Rudy Hermann Guede, spunta il memoriale di Amanda Konx scritto la sera del 6 novembre in questura, subito dopo la notifica del fermo per omicidio l’omicidio della coinquilina, Meredith Kercher. Nelle 3 pagine e mezzo sritte a mano, l’americana, cerca di ricostruire i suoi ricordi senza peró trovare un nesso logico tra i vari “flashback” che le tornano in mente. Si pone molte domande, se il suo ricordo di Patrick nella casa, sia vero o meno e perchè il suo fidanzato, Raffaele Sollecito, stia mentendo e perchè la stia accusando di mentire. Solo di una cosa sono è sicura: “So di non aver ucciso Meredith. Questo è quello che so per certo” (mbe).

Approfondimenti e news in english su Wildgreta Social:

www.wildgreta.blogspot.com

Rudy: “Non ho ucciso Meredith”.Il padre: “So che è innocente”

 approfondimenti anche in inglese su:
news in english on:
www.wildgreta.blogspot.com

 64140-rudy.jpg  Berlino, 21 novembre 2007 – Davanti ai giudici del tribunale di prima istanza di Coblenza (ovest della Germania) Rudy Hermann Guede ha negato la sua partecipazione all’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher a Perugia. Lo ha detto ad Apcom una fonte della procura di Coblenza. Nel corso dell’udienza, svoltasi in tarda mattinata a porte chiuse, Guede ha chiesto di prendere la parola e ha rilasciato una dichiarazione volontaria in cui respinge l’accusa di aver preso parte al fatto. Le sue parole sono state trascritte in un protocollo che verrà trasmesso nei prossimi giorni alle autorità italiane, insieme alla decisione della procura di Coblenza sulla richiesta di estradizione giunta dai pm di Perugia. Nel pomeriggio l’Oberlandesgericht (il tribunale regionale superiore) inizierà ad esaminare la conferma dell’arresto dell’uomo, attualmente in carcere a Coblenza. La decisione del tribunale superiore e l’analisi della richiesta di estradizione da parte della procura dovrebbero durare fino all’inizio della prossima settimana, ha chiarito la fonte tedesca. Nel corso dell’udienza Guede ha accettato il procedimento semplificato di estradizione. Questo accelera la sua consegna alle autorità italiane, che dovrebbe avvenire nel giro di 10-14 giorni.

DOMANDA DI ASILO

Intanto si apprende che Rudy Hermann Guede, aveva fatto domanda di asilo in Germania – ma sotto falso nome – subito dopo essere entrato nel Paese. Un portavoce della polizia rende noto che “ha chiesto asilo in Germania senza documenti e senza fornire una ragione presso l’ufficio stranieri di Duesseldorf”. Il nome era falso: Kevin Wade, ma data e luogo di nascita erano quelli di di Rudy Hermann Guede.

IL PADRE: E’ INNOCENTE

E’ fortemente scosso e rattristato il padre naturale di Rudy Hermann Guede, ma si dice anche sereno e assolutamente convinto dell’innocenza del figlio. L’uomo ha dato incarico agli avvocati Nicodemo Gentile e Walter Biscotti di difendere il figlio.

LA PERQUISIZIONE A CASA DI RUDY

Un lungo capello di colore nero (forse di Meredith Kercher), l’orma di una suola di scarpa che visivamente sembra la stessa trovata accanto al corpo della studentessa inglese (ma sono calzature comuni, in giro se ne contano 8 milioni di paia) e poi vestiti, oggetti, uno spazzolino da denti.

Gli esperti dell’Ert, la biologa della polizia (la polizia scientifica sta fornendo agli investigatori un contributo determinante), gli inquirenti tutti che ieri pomeriggio hanno effettuato il sopraluogo in casa di Rudy Hermann Guede, fin dal primo mattino assicurato alla giustizia in Germania (ha passato la notte nel carcere di Coblenza) hanno catalogato tutto con la massima attenzione.

Il lavoro però è ancora lungo per la squadra di 30 poliziotti che dall’inizio del mese cerca di ricostruire quanto successo nella casa degli orrori. Il materiale genetico dell’ivoriano 21enne dovrà ora essere comparato con quello rinvenuto su tutti gli altri elementi finora repertati, dalle impronte papillari sul cuscino trovato sotto al cadavere di Meredith al tampone vaginale effettuato sul corpo della studentessa.

Se tutto combinasse il cerchio si potrebbe chiudere intorno a questo ragazzo arrivato a Perugia a 5 anni e dai 17 ai 19 affidato alla famiglia perugina Caporali, molto nota e benestante (agli agenti che lo hanno fermato ha subito chiesto che l’avvertissero) che meno di una settimana prima dell’omicidio era stato sorpreso a dormire in un asilo nido a Milano; con il custode si era giustificato dicendo di volervi solo trascorrere la notte.

Aveva con sè il PC portatile (sul desktop la foto che lo vede accanto allo stilista Giorgio Armani) ed un coltello rubato alla cucina dell’asilo. Venne denunciato a piede libero e pochi giorni dopo, sempre a Milano, fermato per detenzione di una modica quantita di droga. Per ora sarà assistito dai legali d’ufficio Arnaldo e Giovanni Picuti (presenti ieri nella casa insieme agli avvocati di Raffaele Sollecito).

Stamani Rudy Hermann, che ha confermato di avere conosciuto Meredith e Amanda ma di “essere innocente” è comparso davanti al giudice di Coblenza che dovrà decidere se convalidare il mandato di arresto europeo emesso nei sui confronti nonchè i tempi necessari per il rientro in Italia che si presume siano piuttosto ristretti.

IL TRIBUNALE DEL RIESAME

Intanto il 30 novembre prossimo al Tribunale del riesame di Perugia saranno discussi i ricorsi contro il provvedimento di convalida del fermo presentati dai difensori di Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Lumumba Diya. Lo zairese è comunque tornato ieri in libertà, rimane formalmente indagato ma secondo il collegio difensivo è ipotizzabile a breve un procedimento di archiviazione. Al momento, anche se è a casa da meno di 24ore, deve districarsi tra interviste e contratti in esclusiva per la sua attività di musicista.

Quotidiano.net 21 novembre 2007

Garlasco, Alberto torna a divertirsi con gli amici

MILANO (21 novembre) – Alberto Stasi torna alla normalità. Il delitto di Garlasco ancora non ha un colpevole, anche se per l’uccisione di Chiara Poggi, il fidanzato resta l’unico indagato e Alberto riprende la vita da studente. Un servizio fotografico del settimanale Chi lo ritrae a Milano con gli amici di università e in compagnia di una ragazza. Le indagini intanto vanno avanti e da quelle 200 pagine consegnate dai Ris con le ultime analisi sui reperti della villetta dell’assassinio, viene confermato che le uniche impronte a casa di Chiara oltre a quelle dei familiari sono quelle di Alberto. Le tracce del ragazzo che frequenta la Bocconi a Milano sono state trovate sul dispenser del bagno del pianterreno dove l’assassino si sarebbe lavato le mani.

OMICIDIO PERUGIA: ATTESA PER RISULTATI ANALISI IN CASA RUDY

(AGI)- Perugia, 21 nov – Un lungo capello di colore nero (forse di Meredith Kercher), l’orma di una suola di scarpa che visivamente sembra la stessa trovata accanto al corpo della studentessa inglese (ma sono calzature comuni, in giro se ne contano 8 milioni di paia) e poi vestiti, oggetti, uno spazzolino da denti. Gli esperti dell’Ert, la biologa della polizia (la polizia scientifica sta fornendo agli investigatori un contributo determinante), gli inquirenti tutti che ieri pomeriggio hanno effettuato il sopraluogo in casa di Rudy Hermann Guede, fin dal primo mattino assicurato alla giustizia in Germania (ha passato la notte nel carcere di Coblenza) hanno catalogato tutto con la massima attenzione. Il lavoro pero’ e’ ancora lungo per la squadra di 30 poliziotti che dall’inizio del mese cerca di ricostruire quanto successo nella casa degli orrori. Il materiale genetico dell?ivoriano 21enne dovra’ ora essere comparato con quello rinvenuto su tutti gli altri elementi finora repertati, dalle impronte papillari sul cuscino trovato sotto al cadavere di Meredith al tampone vaginale effettuato sul corpo della studentessa. Se tutto combinasse il cerchio si potrebbe chiudere intorno a questo ragazzo arrivato a Perugia a 5 anni e dai 17 ai 19 affidato alla famiglia perugina Caporali, molto nota e benestante (agli agenti che lo hanno fermato ha subito chiesto che l’avvertissero) che meno di una settimana prima dell’omicidio era stato sorpreso a dormire in un asilo nido a Milano; con il custode si era giustificato dicendo di volervi solo trascorrere la notte. Aveva con se’ il PC portatile (sul desktop la foto che lo vede accanto allo stilista Giorgio Armani) ed un coltello rubato alla cucina dell’asilo. Venne denunciato a piede libero e pochi giorni dopo, sempre a Milano, fermato per detenzione di una modica quantita? di droga. Per ora sara’ assistito dai legali d’ufficio Arnaldo e Giovanni Picuti (presenti ieri nella casa insieme agli avvocati di Raffaele Sollecito). Stamani Rudy Hermann, che ha confermato di avere conosciuto Meredith e Amanda ma di “essere innocente”, comparira’ davanti al giudice di Coblenza che dovra’ decidere se convalidare il mandato di arresto europeo emesso nei sui confronti nonche’ i tempi necessari per il rientro in Italia che si presume siano piuttosto ristretti. Intanto il 30 novembre prossimo al Tribunale del riesame di Perugia saranno discussi i ricorsi contro il provvedimento di convalida del fermo presentati dai difensori di Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Lumumba Diya. Lo zairese e’ comunque tornato ieri in liberta’, rimane formalmente indagato ma secondo il collegio difensivo e’ ipotizzabile a breve un procedimento di archiviazione. Al momento, anche se e’ a casa da meno di 24ore, deve districarsi tra interviste e contratti in esclusiva per la sua attivita’ di musicista. (AGI)

Garlasco, le scarpe, la bici, le impronte

Nella relazione di 235 pagine molti indizi contro l’unico indagato Alberto Stasi
per il quale la procura di Vigevano potrebbe chiedere presto il rinvio a giudizio

La relazione dei Ris sul delitto di Chiara

Sarebbero due le prove chiave: le tracce biologiche con “elevata probabilità di natura ematica”
sui pedali della bicicletta e l’assenza di tracce di sangue sulla suola delle scarpe
dal nostro inviato PAOLO BERIZZI

Alberto Stasi in una foto esclusiva di “Chi” con una nuova fiamma che accompagna a fare shopping a Milano

GARLASCO – Le sneaker Lacoste color bronzo. La bicicletta da uomo marca “Umberto dei Milano”. I pedali della bici smontati, pezzo per pezzo, con un ingrandimento sulle chiazze di sangue di Chiara “catturato” dalle zigrinature. E poi, ancora, una lunga carrellata di immagini: dal “campo aperto” sul salone della villa di via Pascoli ai particolari più macabri della scena del delitto. Duecentotrentacinque pagine fitte di fotografie, di spiegazioni tecniche sui prelievi, sui metodi scientifici utilizzati, sui risultati finali del “pacchetto” di analisi durate quasi tre mesi. Duecentotrentacinque pagine che tradotte significano una messe di indizi contro Alberto Stasi, unico indagato per l’omicidio, il 13 agosto a Garlasco, della sua fidanzata Chiara Poggi, e per il quale la Procura di Vigevano potrebbe chiedere presto il rinvio a giudizio.

Eccola la relazione tecnica dei Ris di Parma: un plico di carta dove ricorrono i termini “luminol” e “combur test” – le tecniche di analisi più frequenti usate dagli scienziati in divisa – ma occupato in larga parte da prove fotografiche. Due, in particolare, quelle che stando all’accusa incastrano Stasi. La prima: le tracce biologiche di Chiara trovate sui pedali della bici di Alberto. Le micro tracce di sangue (“otto in tutto, di colore rosso o brunastro”) sono visibili, grazie all’ingrandimento, in particolare sul pedale destro. A pagina 152 del loro “rapportone” giudiziario i Ris scrivono: “Si ritiene che il fluido biologico prelevato e relativo alla vittima, quello trovato sui pedali, sia con “elevata probabilità di natura ematica”. La seconda: l’assenza di tracce di sangue sulle suole delle scarpe che Stasi, stando al suo racconto, portava quando è entrato in casa e ha scoperto il cadavere di Chiara.

“E’ di rilievo – si legge nella relazione della Scientifica dei carabinieri – che sulle suole non vi sia più traccia ematica della vittima, nonostante quanto dichiarato dallo Stasi e considerando anche quanto oggettivamente riscontrato sulla scena del crimine” (in casa c’era sangue dappertutto, in particolare sul pavimento). Alberto dice di essere entrato in casa e di “non aver badato” se e cosa calpestava. I detective hanno ripercorso i suoi passi nell’appartamento cercando le tracce delle sue scarpe Lacoste. Ma non le hanno trovate. Da nessuna parte, in nessuno dei punti – la sala, i gradini della taverna, il bagno – dove Alberto dice di essere passato e dove gli investigatori hanno trovato reperti interessanti. Tra questi, le impronte digitali di Stasi rinvenute sul dispenser del sapone in bagno, proprio nel posto dove l’assassino era andato a lavarsi dopo il delitto.

La Repubblica 21 novembre 2007

News in english on www.wildgreta.blogspot.com

La trappola tesa su internet Rudy catturato in Germania

Il Giornale di Massimo Malpica – mercoledì 21 novembre 2007, 07:00

 dal nostro inviato a PerugiaVentiquattr’ore di tempo per passare dal monitor alle manette. Rudy Hermann Guede, il 21enne ivoriano ricercato da venerdì scorso per l’omicidio di Meredith Kercher a Perugia, è stato arrestato alle 10 di ieri mattina dalla polizia tedesca su un treno tra Coblenza e Magonza. Rudy, che non ha precedenti per droga, ha provato a negare la sua identità, poi ha spiegato che sì, era lui quello che cercavano. «Ho lasciato Perugia, avevo problemi con una ragazza», la sua scivolosa spiegazione, prima di chiedere di avvisare la famiglia «adottiva» in Umbria.
Non è un colpo di fortuna, è l’epilogo della trappola tesa dal Servizio centrale operativo e dalla squadra mobile di Perugia, che già da domenica lavorano per incastrare il «quarto uomo». Sul cuscino su cui era adagiato il cadavere di Meredith c’è l’impronta del palmo della sua mano. Gli inquirenti non hanno dubbi: quella notte lui era lì. E aveva già frequentato la casa di via della Pergola: molti testimoni parlano di un certo Rudy che si faceva chiamare «Tyrone», in omaggio a un cestista statunitense.
Tracciando il suo cellulare, gli investigatori scoprono che il giovane è in Germania, a Düsseldorf. È lì dal 12 novembre. Contattano i suoi amici più stretti, chiedendo la collaborazione di qualcuno di cui il 21enne si fidi per scovarlo con un «cavallo di Troia». Fino a convincere un ragazzo di Perugia. Lunedì l’amico di Rudy e gli uomini di Sco e Mobile si mettono all’opera, lasciando sul «Messenger» (il programma di messaggistica istantanea di Microsoft) di Guede una richiesta di contatto. Rudy è solo, lontano da casa e braccato. Abbocca. Alle dieci risponde. E comincia una lunghissima sessione di «chat» tra i due ragazzi. «Qui ti cercano tutti, ho visto le tue foto segnaletiche: pensano che tu abbia partecipato all’assassinio di Meredith», lo incalza l’amico perugino. Guede nega di aver ucciso la studentessa. «Non c’ero quella sera. In via della Pergola ci sono stato un paio di volte, e tu lo sai, ma non c’entro». L’amico, «guidato» nella conversazione dagli investigatori, prova a strappargli un indirizzo. Ma ogni volta che sfiora l’argomento Rudy Hermann si irrigidisce. Parlare di basket («Ti ricordi che partite? Hai talento») serve a tranquillizzarlo. Guede accetta anche di parlare su Skype, si rilassa ma non vuole saperne di dire dove si trova. Allora si cambia strategia. «Senti – gli dice l’amico – io ti credo, lo so che tu sei innocente. Ma se non hai fatto niente devi tornare in Italia, devi parlare con la polizia». Rudy è scettico. L’altro gli dice che gli troverà un avvocato, «posso anche procurarti un lavoro se chiarisci tutto». È una fase delicata, ma dopo altre due ore di trattativa, in piena notte, l’ivoriano si convince. «Torno. Prendo un treno tra un’ora, domani sono lì». Rudy è di parola. Non aspetta nemmeno la mattina per ritirare in un’agenzia i 50 euro che l’amico, su consiglio degli agenti, gli spedisce su internet. Salta sul treno senza biglietto.

All’alba la polizia lo aspetta già a Chiasso. Ma Rudy viene fermato ancora prima, al primo controllo della polizia tedesca: è senza soldi e senza documenti, e gli agenti tedeschi capiscono subito chi è. Non arriverà in Italia prima di due o tre giorni, ma intanto la sua casa perugina in via del Canerino viene passata al setaccio dalla scientifica: sequestrati spazzolini da denti, indumenti, cappellini, scarpe; rilevata una traccia di sangue nella doccia. Si cerca il Dna da comparare con le feci nel water e con le altre tracce biologiche sulla scena del crimine per chiudere il cerchio. E si aspetta lui per capire, finalmente, cosa è successo quella notte.

NOTE: ALTRI ARTICOLI, APPROFONDIMENTI, NEWS IN ENGLISH ON       WWW.WILDGRETA.BLOGSPOT.COM