Archivio | novembre 16, 2007

Sgozza amante: «Ispirata da Meredith»

Parigi: Jessica Davies, 28 anni rimorchia in un bar Olivier, 24. Mentre fanno l’amore lei gli taglia la gola

PARIGI – Ha sgozzato il suo amante durante un gioco erotico violento ispirato all’assassinio di Meredith Kirchner a Perugia. La protagonista, scrivono diversi media britannici, è una ragazza inglese di 28 anni, Jessica Davies, che viveva Parigi. La vittima è un ragazzo francese, Olivier Mugnier, disoccupato di 24 anni. La scena del delitto, avvenuto ieri sera, è l’appartamento parigino della ragazza. La Davies si trova ora agli arresti. DELITTO – Dopo essere stata lasciata dal fidanzato francese, Jessica aveva iniziato a dedicarsi ad alcol, droghe e a relazioni occasionali. Sabato scorso aveva conosciuto in un bar il giovane Mugnier e ieri notte l’ha invitato nel suo appartamento. La ragazza, probabilmente sotto l’effetto di superalcolici, ha incominciato a dedicarsi ad audaci giochi erotici fino all’epilogo finale: ha reciso la gola dell’amante e lo ha poi pugnalato «sei o sette volte in preda alla paura e alla frustrazione», ha raccontato la polizia. Davies ha poi chiamato l’ambulanza ma il giovane malcapitato è morto poco dopo l’arrivo dei medici. E’ stata proprio la ragazza, nipote del miliardario parlamentare labourista Quentin Davies, rispondendo alle domande della polizia francese, a citare l’omicidio di Perugia come fonte di ispirazione per una «esperienza sessuale estrema».
16 novembre 2007

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Garlasco, nessun estraneo entrò in casa

 connsegnata la perizia scientifica dei Ris

Nella villetta solo le impronte di Alberto Stasi e della fidanzata Chiara

VIGEVANO (PAVIA) – Nessun estraneo sarebbe entrato nella villetta di via Pascoli a Garlasco il giorno dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto lo scorso 13 agosto. È questa una delle puntualizzazioni trapelate in ambienti giudiziari sulle conclusioni dei Ris che venerdì hanno depositato la loro relazione alla Procura di Vigevano. La relazione sui risultati delle analisi di laboratorio sulle tracce biologiche e le impronte digitali rilevate nella villette di Garlasco non conterrebbe alcun elemento eclatante ma sottolineerebbe la valenza di alcuni elementi emersi durante le indagini e che vanno inquadrati in un contesto globale.

IMPRONTE – Come per esempio le impronte digitali. Nella villetta, oltre a quelle attribuite ad alcuni investigatori e ai soccorritori, sono state rinvenute solo le impronte della ragazza uccisa e del fidanzato Alberto Stasi, finora unico indagato nell’inchiesta e sottoposto tempo fa a fermo, non convalidato dal gip. Le impronte di Alberto, tra l’altro, sono state trovate anche sul dispencer del sapone nel bagno dove, secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’assassino si sarebbe lavato. A quanto è trapelato, la relazione, che non è completa in quanto manca la parte relativa agli accertamenti sul computer di Alberto, ha fornito alla Procura «elementi scientifici sui quali prendere una decisione».
Corriere.it  16 novembre 2007

Tracce «ripulite»: la colf parla al pm

Il Corriere.it

Tre testimonianze si sono rivelate decisive per smentire le bugie di Amanda e Raffaele

ROMA — Tre donne per la svolta. Tre testimonianze che si sono rivelate decisive per smentire le bugie di Amanda e Raffaele. E per trovare il coltello che avrebbe ucciso Meredith. Ora però c’è molto altro da scoprire. Perché quella stanza dove è avvenuto il delitto è piena di tracce. E perché, se sarà dimostrata l’ipotesi fatta in queste ore dagli investigatori, quello della giovane inglese potrebbe anche essere un omicidio premeditato. LA VARECHINA – La prima a fornire un elemento prezioso è la domestica che va a fare le pulizie a casa di Raffaele Sollecito. Durante la perquisizione compiuta al momento del fermo del ragazzo disposto dal pubblico ministero, nel piccolo appartamento del giovane vengono trovate due bottiglie di varechina vuote. Viene così convocata la donna che però nega di aver mai utilizzato quel prodotto. I poliziotti della Scientifica accertano che i locali sono stati accuratamente lavati. E ciò rafforza il sospetto che a farlo siano stati i due fidanzati per cancellare tracce compromettenti. Del resto la stessa Amanda, prima di ammettere di essere stata nella sua abitazione mentre Meredith veniva assassinata, aveva detto di aver portato uno spazzolone per lavare la camera di Raffaele. Una dichiarazione che adesso sembra mostrare la volontà di precostituirsi una giustificazione. LE AMICHE – Sono due i coltelli a serramanico che Sollecito porta con sé. «È una passione — dice durante l’udienza di convalida davanti al giudice — lo faccio da quando avevo 13 anni perché incido gli alberi». Spiega che li cambia «secondo gli abiti che indosso». Il primo gli viene sequestrato durante l’interrogatorio che precede la decisione di fermarlo e trasferirlo in carcere. L’altro viene trovato nella sua casa. Ma non sono quelli giusti. È il terzo quello che appare decisivo per l’inchiesta. I poliziotti della squadra mobile e dello Sco, il servizio centrale operativo, lo prelevano da un cassetto della cucina. Ha una lama liscia di 17 centimetri, un’impugnatura di 14 centimetri. Lo chiudono in una busta e lo mostrano all’indagato. Lui non nega che sia suo. Lo portano via per i test. Ma prima lo fanno vedere a Filomena Romanelli e Laura Mezzetti, le due ragazze italiane che vivono nella casa dove è stata uccisa Meredith. Loro non mostrano dubbi: «Quel coltello non è nostro — affermano —, non è mai stato in quest’appartamento ».  IL MOVENTE – Sinora si è sempre ritenuto che quello di Meredith Kercher fosse un delitto d’impeto. Lo stesso giudice, nella sua ordinanza di convalida dei fermi, arriva ad ipotizzare che la ragazza «si appartava nella sua camera con Patrick, dopodiché qualcosa andava male, nel senso che con probabilità interveniva Sollecito e i due iniziavano a pretendere una qualche prestazione alla quale la ragazza opponeva un rifiuto. La stessa veniva così minacciata con un coltello, coltello che Sollecito era solito avere sempre con sé e con il quale Meredith veniva poi colpita al collo». I test della Scientifica fanno emergere un’altra La villetta La casa vicino al centro di Perugia dove la sera del primo novembre scorso è stata uccisa Meredith Kercher, 22 anni, studentessa inglese a Perugia con il Progetto Erasmus. Con lei viveva anche Amanda Knox possibilità. Se l’arma è davvero quel coltello da cucina lungo 31 centimetri, si può supporre che chi è entrato a casa di Meredith avesse l’intenzione di ucciderla, avendo portato con sé un simile arnese. In questo caso non ci sarebbe dunque alcuna casualità: l’omicidio potrebbe essere stato premeditato e poi «mascherato » con il tentativo di stupro compiuto da estranei. Così si spiegano il vetro della finestra rotto e le stanze messe in disordine come a voler simulare l’ingresso di persone estranee. Le amiche hanno raccontato che nei giorni precedenti Meredith e Amanda avevano litigato. L’inglese contestava alla coinquilina di portare troppi uomini nella villetta. Ma può bastare questo per spiegare il delitto? Molti tasselli devono ancora essere messi a posto. Anche per rivelare se ci siano davvero altre persone coinvolte nell’omicidio. Fiorenza Sarzanini
16 novembre 2007
           

Dna sul coltello di Raffaele: quello di Amanda

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Tracce biologiche dei due fidanzati negli stracci lavati a casa Sollecito

ROMA (15 novembre) – «Elementi importanti» contro Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono emersi dall’esito degli esami della polizia scientifica. Su uno dei coltelli sequestrati a Sollecito gli esami di laboratorio hanno rilevato la presenza del Dna di Meredith Kercher, la studentessa inglese assassinata a Perugia la notte tra l’uno e il due novembre, e quello di Amanda Knox, la studentessa americana fermata per omicidio insieme a Raffaele Sollecito e a Patrick Dija Lumumba.

Un coltello da cucina. Il coltello sul quale i tecnici della scientifica hanno trovato le tracce del Dna di Amanda e Meredith non è uno dei coltelli a serramanico di cui Raffaele faceva collezione (gli esami sui due sequestrati hanno dato esito negativo), ma uno da cucina sequestrato a casa Sollecito, dove non risulta che Meredith sia mai andata: un coltello con manico nero e una lama liscia lunga 15-20 centimetri.

Il coltello dalla parte del manico. Nella parte alta della lama, vicino alla punta, sono state rilevate tracce di Dna appartenente a Meredith, mentre nella parte bassa della lama, più vicina al manico, quello di Amanda Knox. Nessuna impronta digitale sul manico. Il Dna delle due ragazze è stato estratto da tracce biologiche – forse sangue, ma non ci sono conferme su questo aspetto – molto leggere perché, con ogni probabilità, il coltello era stato accuratamente lavato. Per pulirlo potrebbe essere stata utilizzata della candeggina per cercare di eliminare qualsiasi traccia biologica: è una delle ipotesi alle quali stanno ancora lavorando gli investigatori.

Dna di Amanda e Raffaele negli stracci lavati accuratamente in casa Sollecito. Inoltre, Dna di Amanda e di Raffaele è stato rinvenuto su alcuni stracci (una spugnetta e un panno) sequestrati dalla polizia in casa Sollecito in corso Garibaldi, a Perugia, al momento dell’arresto. Spugnetta e straccio erano in un secchio e, come il coltello, erano stati lavati, ma all’esame più approfondito fatto dai tecnici della scientifica hanno rivelato la presenza di tracce del dna dell’americana e del suo fidanzato.

Nessuna traccia sulle scarpe di Raffaele. Gli esami effettuati sulla suola delle scarpe Nike sequestrate a Raffaele Sollecito non hanno rilevato tracce significative di sangue, ma i risultati sono parziali, in quanto sono stati fatti i prelievi soltanto in tre punti della suola. Nei prossimi giorni verranno completati i test e solo allora si potrà avere un quadro più chiaro, visto che un’impronta di scarpa simile a quella sequestrata a Sollecito è stata rilevata dagli esperti della scientifica nel sangue accanto al cadavere di Meredith.
C’è però una prova scientifica della presenza dello studente pugliese nella casa dove è stata uccisa la ragazza inglese, anche se non necessariamente lasciata la sera dell’omicidio, visto che Sollecito era solito frequentare l’abitazione: una sua impronta digitale è stata rilevata sulla porta della camera di Meredith. Gli investigatori hanno analizzato anche una macchia di sangue su un paio di boxer di Sollecito: il Dna è di Amanda Knox.

Il pm: non posso dire nulla. «Non posso dire nulla»: così il pubblico ministero Giuliano Mignini ha risposto ai giornalisti che lo hanno avvicinato in Procura. Il magistrato non ha voluto commentare in alcun modo le ultime notizie relative agli esami della polizia scientifica nell’ambito delle indagini dell’omicidio di Meredith Kercher. L’inchiesta condotta dalla Squadra mobile di Perugia e dallo Sco.

Gli inquirenti sono in questa fase molto prudenti, poiché sono ancora molti gli oggetti sequestrati che i tecnici della scientifica stanno cercando di «far parlare». Ad esempio, la presenza di tracce di dna di Amanda sulla parte di lama più vicina all’impugnatura del coltello farebbe pensare che la ragazza possa essersi fatta una piccola escoriazione mentre lo lavava o mentre lo impugnava. L’ipotesi che sia stata lei a sferrare il colpo mortale all’amica sarebbe comunque considerata molto improbabile: la profondità della ferita, infatti, indica una notevole forza da parte di chi ha sferrato il colpo.

Amanda ha presentato ricorso, Raffaele e Patrick stanno per farlo. Gli avvocati Luciano Ghirga e Carlo Della Vedova, difensori di Amanda Knox, hanno presentato stamani il ricorso al tribunale del riesame contro il provvedimento del gip di convalida del fermo della studentessa americana. Viene chiesta l’«annullazione tecnica» della convalida senza specificarne le motivazioni che i difensori intendono illustrare in udienza. Tra domani e sabato dovrebbero essere presentati ricorsi al tribunale del riesame, sempre contro il provvedimento di convalida del fermo, anche da parte dei difensori degli altri due arrestati, Raffaele Sollecito e Patrick Lumumba.
«Nessun commento» da parte dell’avvocato Luciano Ghirga, legale di Amanda, dopo la notizia dei primi risultati degli accertamenti della polizia scientifica sul coltello di Raffaele Sollecito. «Ci riserveremo di fare le nostre valutazioni soltanto dopo esserci consultati con i nostri periti di parte», ha detto l’avvocato Ghirga.

Il legale di Lumumba: Patrick è stato incastrato da chi ha ucciso. Patrick Lumumba Diya «è stato in qualche modo incastrato da chi ha ucciso Meredith Kercher»: è quanto sostiene uno dei difensori del musicista congolese arrestato per l’omicidio della studentessa inglese. «Chi è stato – ha detto il legale – noi non lo sappiamo. E non ci interessa saperlo. L’unica cosa che ci interessa è che Patrick venga scarcerato al più presto».

 Il Messaggero 15 novembre 2007

 

Test DNA per bimbi e indagati. Il Ris cerca tracce dei pedofili

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Il Messaggero 15 novembre 2007

ROMA Proseguono le indagini sull’asilo di Rignano Flaminio. Diciannove bambini sono stati sottoposti a esame del Dna, e con loro i sette indagati del caso. I riscontri attraverso l’esame del codice genetico sono stati decisi dal gip. Se i carabinieri del Ris di Messina, nominati dal giudice, hanno deciso di prelevare tutti questi Dna negli ultimi giorni, vuol dire che, tra gli oggetti sequestrati agli indagati, qualcuno deve aver rivelato il profilo genetico di un essere umano.