Archivio | novembre 10, 2007

OMICIDIO PARABITA:OTTO DONNE ACCUSANO IL SARTO

UN OMICIDIO CHE HA SCOPERCHIATO UN VASO DI PANDORA QUELLO COMMESSO DALLA GIOVANE MADRE DI CASARANO PER LE VIOLENZE SUBITE DAL FIGLIO DI SETTE ANNI AL DOPOSCUOLA DI PARABITA.
OTTO LE DENUNCE FORMALIZZATE AI CARABINIERI DA PARTE DI ALTRETTANTE PERSONE CHE HANNO CONFERMATO LE TENDENZE PEDOFILE DEL MARITO DELLA MAESTRA JOLE.LA PRIMA E’ DELLA DONNA DI 41 ANNI DI CASARANO CHE NEI GIRONI SCORSI AVEVA RACCONTATO AGLI INQUIRENTI DELLE VIOLENZE SUBITE 30-35 ANNI FA NELLA SCUOLA DI TAGLIO DEL SARTO.
ALL’EPOCA LA DONNA AVEVA SEI O SETTE ANNI E FU COSTRETTA A SUBIRE UN RAPPORTO SESSUALE COMPLETO.POI UN PADRE E UN NONNO DI PARABITA CHE AVEVANO PORTATO VIA DALLA SCUOLA DELLA MAESTRA JOLE I LORO BAMBINI, DUE MASCHIETTI, PROPRIO PER LE STRANE ATTENZIONI DEL MARITO.ALTRE DUE DONNE, OGGI DI 30 E 33 ANNI, CHE AVEVANO FREQUENTATO LA SCUOLA DI SARTORIA NEL SOTTOSCALA DELLA CASA DI VIA DEI MILLE.
ERANO STATE MANDATE Lì PER IMPARARE IL MESTIERE QUANDO AVEVANO RISPETTIVAMENTE 15 E 16 ANNI, SUBENDO ANCHE LORO LE MOLESTIE DEL SARTO.INFINE TRE MADRI DI PARABITA, CASARANO E ALEZIO CHE DOPO I PRIMI PALPEGGIAMENTI HANNO RITIRATO I LORO FIGLI.TUTTI SOSTENGONO DI NON AVER PARLATO PRIMA PER RISPETTO DELLA MAESTRA JOLE.
NON E’ ESCLUSO, PERCIO’, CHE NELLE PROSSIME ORE IL PM POSSA CHIEDERE AL GIP DI FORMALIZZARE L’ARRESTO DEL SARTO PER PEDOFILIA.

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“Insegnamo ai bimbi a combattere la pedofilia”

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La vittima di un pedofilo, dice il professor Alberto Pellai, è “un bimbo che non sa nulla del fenomeno”. E racconta la sua esperienza di sei anni in cui ha tenuto corsi nelle scuole elementari di Milano

 Milano, 9 novembre 2007

– La vittima ideale di un pedofilo? “Un bimbo che non sa nulla di questo pericolo, a cui non è stato detto niente e che, all’inizio dell’abuso, è a disagio ma resta lì, magari perchè si tratta di un amico di famiglia, una persona conosciuta”.

Lo spiega Alberto Pellai, ricercatore del Dipartimento di sanità pubblica dell’Università degli studi di Milano, a margine del convegno ‘Pedofili oggi: proviamo a curarli?’, in corso a Milano. “A descrivere la loro vittima ideale sono stati gli stessi pedofili – prosegue l’esperto – Ma questo deve spingerci a fare qualcosa, a insegnare ai piccoli a riconoscere il pericolo e a dire no, a scappare. A riconoscere il tocco buono e quello cattivo”.


Proprio con questo scopo, per circa sei anni sono stati tenuti corsi
nelle scuole elementari di Milano, che hanno coinvolto migliaia di bambini, insegnanti e genitori. Un progetto, dal tema ‘Le parole non dettè, «che ora abbiamo portato a Varese. È importante – ribadisce l’esperto – che i genitori sappiano che gli abusi all’infanzia costituiscono il crimine più frequentemente commesso contro i bambini, ma anche che una corretta formazione e una costante attività di prevenzione sono armi efficaci. I bambini che apprendono e conoscono i principi della sicurezza personale e della prevenzione dell’abuso – dice Pellai – sono più capaci di reazione e si sentono più autosufficienti quando si trovano in situazioni di rischio».