Archivio | novembre 7, 2007

Parabita – Nuove accuse al sarto

Una quarantenne ha denunciato di aver subìto molestie sessuali – 30 anni fa – dall’ottantenne ferito a coltellate dalla mamma di un bambino che sarebbe stato insidiato dall’uomo nella casa-asilo della moglie. Nel “raid” rimase uccisa la moglie
 LECCE – Nella doppia inchiesta per omicidio e tentato omicidio e pedofilia, che ruota attorno alla casa-scuola di via Dei Mille a Parabita – dove Anna Simona D’Aquino, 33 anni di Casarano, ha accoltellato a morte la maestra del figlio di sette anni, Iole Provenzano, 71 anni e ferito il marito sarto in pensione, Luigi Compagnone di 80, accusato di molestie sessuali sul ragazzino – c’è un’importante novità.
A sorpresa, questa mattina nella caserma di Casarano, accompagnata dalla figlia, si è presentata una 40enne casalinga del posto, per dichiarare di aver subito – 30 anni fa quando andava a scuola di cucito – le attenzioni “particolari” del sarto, all’epoca 50enne. Le sue dichiarazioni fanno già parte del fascicolo affidato alla sostituto Angela Rotondano.
È la prima accusa, dopo quella del bambino di sette anni, che viene rivolta all’ex sarto, persona che ha anche fatto parte della commissione tecnica per la scelta degli abiti del festival di Sanremo.
L’inchiesta sul fatto di sangue di lunedì pomeriggio resta invece nelle mani del sostituto Maria Consolata Moschettini. Domani Anna Simona D’Aquino verrà interrogata dal giudice Vincenzo Scardìa. E per l’occasione, il suo legale, l’avvocato Luigi Corvaglia, dovrebbe chiedere la perizia psichiatrica. Nel pomeriggio, invece, verrà effettuata l’autopsia sul cadavere della maestra. Venerdì, infine, dovrebbe essere interrogato il bambino, il cui racconto ha scatenato l’ira omicida della madre.

7/11/2007

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Abusi sessuali, allarme nelle scuole.

 I risultati di uno studio

di Riccardo Chioni 21-10-2007Seduzione, manipolazione e sesso: è quanto rivelano le mura scolastiche, testimoni dei segreti tra insegnanti e studenti, un allarmante fenomeno che va oltre la più fertile immaginazione. Il numero dei provvedimenti disciplinari presi dalle autorità nei confronti del personale scolastico: insegnanti, amministratori e coadiuvanti è addirittura raddoppiato nel giro degli ultimi 5 anni arrivando a 485 casi denunciati, in maggioranza riguardanti pornografia e, sovente, sesso. I casi di molestie sessuali verifricatisi nelle canoniche delle chiese cattoliche dello stato di New York, uno scandalo immane che ancora oggi avverte gli strascichi, al confronto appare come un granello di sabbia nel deserto. Difatti, se le denunce nei confronti del personale scolastico ammontano a circa 500 in 5 anni, quelle riguardanti il clero si contano nell’ordine di 300, ma nel ben più vasto arco di tempo di 57 anni.E in classe il fenomeno degli abusi potrebbe essere ancora più diffuso di quanto emerge, la punta di un iceberg insomma, secondo Charol Shakeshaft, docente della Hofstra University che ha condotto uno studio tra le mura scolastiche da cui è emerso un dato preoccupante: 9 casi su 10 non vengono riferiti all’autorità.Da Albany gettano acqua sul fuoco, definiscono discutibile la tesi della professoressa della Hofstra, ma dietro le quinte sollecitano i responsabili scolastici a perseguire anche la più timida segnalazione anonima.I casi di “sexual misconduct” nello stato di New York sono gestiti da 6 investigatori e 3 legali del Education Department che assieme sovrintendono 235 mila insegnanti. Un caso tipico di “misconduct” costa al contribuente qualcosa come 130 mila dollari e richiede 520 giornate lavorative.Molti degli insegnanti pizzicati in flagrante siedono in cattedra da parecchi anni, conoscono bene studenti e genitori e hanno alle spalle “record” impeccabili.Come David Pearlman che insegnava dal 1972. Nell’aula di inglese della Rey Neck Union Free School District il professor Pearlman – secondo quanto accertato dagli investigatori – intratteneva una relazione con una studentessa al primo anno fino di scuola, fino al termine nel 1982. Prima d’essere scoperto, tra gli anni 1998-99 mentre era preside della Cooperstown High School, Pearlman aveva avuto un’altra relazione, sempre con una sua allieva.Riescono a manipolare maschi e femmine dedicando loro un’attenzione particolare, con seducenti instant message e e-mail, ma anche attraverso i siti internet MySpace e poi ci sono i regalini e i foglietti segreti. Insegnanti talvolta hanno servito alcol per abusare dei minori. Secondo l’inchiesta l’insegnante Peter Martin aveva offerto alcolici alle due ragazze sedicenni che aveva invitato per giocare ad uno strip poker terminato con lui che le fotografava come mamma le aveva fatte.Questi insegnanti tendono a trarre vantaggio dall’insicurezza degli studenti, spesso impersonando un’autorità dominante che ha controllo sulla vita della vittima.In uno dei messaggi che parla per tutti la preda dell’aguzzino scrive: “Love, Mr. J”, accompagnandolo con l’immagine di una faccetta sorridente, in risposta alla e-mail in cui lui descriveva la sua bellezza mentre lei nuotava nuda.“Mr. J” in realtà è Richard Jensen, 40 anni, sposato con prole che ha mantenuto viva la sua relazione attraverso 89 lunghissime lettere scritte di suo pugno, indirizzate ad una ragazzina di high school del Islip Union School District. All’anatica e più romantica pratica epistolare, “Mr. J” aveva affiancato anche quella più immediata che offre il cyberspazio per inviare immagini a sfondo sessuale e commenti intimi sul tema, quando la famiglia dello stimato insegnante era già a dormire, verso le una di notte, hanno scoperto.Persistenti e convincenti, anche con le maniere dure, se necessario. Come nel caso di Edwin Elmore, insegnante in seno al Plainview-Old Beth Page School District, che alla sua vittima averva scritto “non voglio farti del male, ma non forzarmi a fare un gesto che potrebbe metterti in cattiva luce (a scuola, ndr). Quando gioco duro, non perdo mai”. Missiva questa diretta ad una ragazzina dell’8.o grado.L’inchiesta ha appurato che l’età delle vittime parte da 8 anni, ma più frequentemente vengono abusate durante la high school. Parecchie relazioni insegnante-studente proseguono per mesi o addirittura anni, qualche volta generando chiacchiere tra le mura scolastiche, che restano tali fino a quando un compagno di classe, un genitore, un insegnante o la polizia interviene per mettere fine all’abuso.Ultimamente si verifica sempre più spesso la denuncia perché l’attitudine generale nei confronti di questi atti ignobili è cambiata rispetto ad almeno 15 anni fa, secondo Bart Zabin, capo degli investigatori statali. “Non tanto tempo fa generalmente vigeva la regola del don’t ask, don’t tell o di voltare faccia per non vedere, ma l’atteggiamento adesso è cambiato. Questo, tuttavia, non significa che il fenomeno si sia smorzato. Semmai la gente comprende che si tratta di assumere ognuno le proprie responsabilità venendo a scoprire atteggiamenti impropri”.

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio, sostiene Johanna Duncan-Poitier, sottosegretario al dicastero statale dell’istruzione. “Purtroppo, non possiamo muoverci con l’aggressività che vorremmo per debellare il fenomeno che, col tempo, si è sofisticato e viaggia segretamente in internet. Un oceano di informazioni utili sicuramente agli investigatori, che però sono costretti ad operare a regime ridotto”.